«I rating sono stati ritirati per motivi commerciali» e Fitch «non fornirà più rating o copertura analitica per Stellantis»: lo ha comunicato l'agenzia di rating, che ha rivisto l'outlook di Stellantis da stabile a negativo, confermando il rating a lungo termine e quello senior unsecured a BBB. È un giudizio pesante sullo stato di salute finanziaria del gruppo guidato da Antonio Filosa, a cui resta il rating Baa2 di Moody's con outlook stabile (emesso il 9 maggio con declassamento dal precedente Baa1 ma outlook migliorato da negativo a stabile) e il BBB di S&P con outlook stabile (downgrade dal precedente BBB+ il 6 marzo).
Alla base del cambio di prospettiva da parte di Fitch c'è la crescente preoccupazione per l'attuabilità e la sostenibilità finanziaria del piano di rilancio del gruppo. L'agenzia prevede che i margini di free cash flow resteranno negativi anche nel 2025, dopo un cash burn di circa 10 miliardi di euro nel 2024, un elemento che ha significativamente ridotto i margini di manovra sul fronte della leva finanziaria (ebitda net leverage) secondo la definizione di Fitch. Sebbene nel breve termine siano attese alcune misure correttive in grado di rilanciare la redditività operativa, Fitch sottolinea che ulteriori esborsi di cassa saranno probabilmente necessari per raggiungere gli obiettivi strategici di lungo termine, acuendo i rischi legati all'esecuzione del piano.
I dati del primo semestre 2025 hanno deluso. Fitch si attende un lieve miglioramento dei margini nel secondo semestre 2025, con un ebit previsto intorno al 2%, ancora insufficiente rispetto ai livelli attesi per il rating assegnato. Solo nel 2026 il gruppo dovrebbe tornare a margini più solidi, sopra il 4%, grazie a nuovi lanci di prodotto e a un miglioramento delle condizioni di prezzo. Con l'arrivo di Filosa Stellantis vuole risolvere i suoi problemi strutturali come la perdita di quote di mercato in Usa e Ue e i rallentamenti nella transizione elettrica. Ma Fitch avverte che per farlo serviranno investimenti iniziali rilevanti, con probabili impatti immediati sulla leva finanziaria.
Anche i dazi sono un problema: nel 2025 Stellantis prevede un impatto complessivo pari a 1,5 miliardi di euro, di cui 300 milioni già contabilizzati nel primo semestre. Il gruppo produce circa il 40% delle auto vendute negli Stati Uniti al di fuori del Paese (soprattutto in Messico e Canada).Fitch riconosce comunque a Stellantis una struttura di liquidità solida: il gruppo dovrebbe mantenere tra i 25 e i 30 miliardi di euro in cassa fino al 2028 e può inoltre contare su linee di credito non utilizzate per 12,9 miliardi.
Ieri Jefferies ha invece ridotto il target price su Stellantis da 11,5 a 11 euro, per i «progressi più lenti del previsto nei piani di rilancio», abbassando la previsione dell'ebit rettificato per il 2025 del 34% a 4,3 miliardi. «Il primo semestre ha confermato che il rilancio non sarà né facile né immediato», secondo gli esperti, con «i guadagni del secondo semestre che probabilmente non compenseranno il consumo di cassa del primo semestre». (riproduzione riservata)