C'è un’ innovazione in arrivo nel sistema europeo dei pagamenti che fa capire non solo perché, nonostante le svalutazioni milionarie a bilancio, un titolo che stenta a scrollarsi di dosso i minimi storici di marzo e un settore dominato da concorrenza e incertezza, Cdp ha classificato come «strategico» il proprio 19,1% in Nexi (ora al 27,6% con i derivati). L’innovazione spiega anche il motivo per cui Cdp Equity, il braccio di Via Goito che gestisce le partecipazioni di Cassa guidato da Fabio Barchiesi, ha deciso di blindare la paytech specializzata nell’infrastruttura e nei servizi per i pagamenti digitali annunciando la futura salita al 29,9% del capitale.
L’innovazione in questione è l’introduzione dell’euro digitale. È un progetto sviluppato dalla Bce che punta a creare una versione digitale della moneta unica che cittadini e imprese potranno utilizzare per effettuare pagamenti elettronici con la stessa sicurezza e garanzia oggi associate al contante. Si tratta, in sostanza, di denaro della banca centrale - che andrà ad aggiungersi alle banconote in circolazione e ai soldi sui conti correnti - utilizzabile attraverso wallet, app bancarie o altri strumenti di pagamento elettronici. L'obiettivo di Francoforte, che punta ad avviare una fase di prova nel 2027 per essere pronti poi con l’introduzione effettiva nella prima metà del 2029, è duplice: preservare da una parte il ruolo della moneta pubblica nell'era digitale, delle criptovalute e delle stablecoin. Rafforzare, dall’altra, la sovranità europea nei pagamenti, un settore oggi fortemente dominato da circuiti internazionali come Visa e Mastercard e da grandi operatori tecnologici statunitensi. In sostanza la Bce vuole consentire l’acquisto di beni, o servizi, in tutta Europa da pagare con un sistema unico e senza intermediari esterni, come invece accade oggi.
È sostanzialmente su questa mission che si saldano anche gli interessi di Nexi e Cdp, per cui la paytech è una società «value» e non «growth», capace cioè di generare valore stabile e significativo nel medio-lungo periodo. Grazie alle doppie fusioni del 2021 prima con Sia e poi con la danese Nets, Nexi è un gigante non solo nazionale, ma anche europeo con testa in Italia dove controlla il 60% del mercato. Nel Vecchio Continente processa ogni anno invece 1.800 miliardi di euro di transazioni digitali in oltre 25 Paesi. Nel 2025 Nexi, sulla cui tolda di comando l’ex cfo Bernando Mingrone ha da poco sostituito lo storico ceo Paolo Bertoluzzo per provare a ritrovare il feeling con la borsa, ha realizzato 3,58 miliardi di ricavi, 1,9 miliardi di mol e 783 milioni di profitti, producendo circa 800 milioni di cassa. Numeri in leggera crescita, non come il mercato vorrebbe e su cui incombe però l’ombra di un debito di quasi 5 miliardi. (riproduzione riservata)