Intesa Sanpaolo chiude il 2025 con un utile netto di 9,3 miliardi di euro, in aumento del 7,6% rispetto ai 8,7 miliardi del 2024, superiore agli obiettivi del piano industriale 2022-2025. Per gli azionisti, i dividendi complessivi ammontano a 6,5 miliardi, di cui 3,2 miliardi già pagati come acconto e 3,3 miliardi in saldo a maggio 2026, affiancati da un buyback da 2,3 miliardi previsto per luglio 2026. Il risultato della gestione operativa aumenta dell’1,5% e i proventi operativi netti crescono dello 0,6%, sostenuti dall’incremento delle commissioni nette del 6,3% e dal risultato dell’attività assicurativa in rialzo del 4,6%, mentre il risultato netto delle attività e passività finanziarie al fair value segna un forte incremento a fronte della riduzione degli interessi netti, che rimangono comunque su livelli superiori al 2023 nonostante il calo dell’Euribor. I costi operativi diminuiscono dello 0,6%, confermando l’efficienza della gestione, con un rapporto cost/income al 42,2%, tra i più bassi tra le principali banche europee.
L’utile netto consolidato del quarto trimestre si attesta a 1,733 miliardi, in calo rispetto ai 2.372 milioni del trimestre precedente ma in crescita rispetto ai 1,49 milioni del quarto trimestre 2024. Il risultato è migliore del 5% rispetto al consenso, sostenuto da minori tasse e commissioni più elevate, ma con accantonamenti significativi (962 milioni) che hanno ridotto il risultato ante imposte. I proventi operativi netti raggiungono 6,84 miliardi, sostenuti dall’aumento delle commissioni nette e dal risultato dell’attività assicurativa, mentre gli interessi netti restano stabili rispetto al trimestre precedente e in lieve calo su base annua.
La patrimonializzazione resta solida, con il Cet1 al 13,9%, in aumento di circa 110 centesimi di punto nell’anno, includendo l’impatto negativo di circa 40 centesimi di punto di Basilea 4 e 20 centesimi di punto del contributo straordinario sulla riserva extraprofitti, e deducendo 3,2 miliardi di euro di acconto dividendi e 3,3 miliardi in saldo. Considerando anche il buyback da avviare a luglio 2026, il Cet1 ratio si attesta al 13,2%, senza considerare circa un punto di beneficio derivante dalle imposte differite attive. La banca ha previsto per il 2026 un utile netto vicino a 10 miliardi di euro, supportato dalla solida patrimonializzazione e dalla gestione efficiente dei costi, confermando la capacità di operare in diversi scenari economici e finanziari. (riproduzione riservata)