Con l'aggiornamento del piano 2026-30 Eni promette agli azionisti una remunerazione più generosa. Grazie alla solidità patrimoniale, ai nuovi business satellitari, ai flussi di cassa operativi deconsolidati e ai minori investimenti, il gruppo aumenterà il payout al 35-45% del cash flow operativo rispetto al precedente 35-40%. Altro pilastro della nuova politica di remunerazione sarà il buyback. Insieme alla proposta di dividendo per il 2026 pari a 1,1 euro (in crescita di circa il 5%), il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha annunciato l'intenzione di procedere al riacquisto di azioni proprie per 1,5 miliardi di euro nell'ambito del programma 2026. Partendo da un livello di 11,5 miliardi nel 2026, con uno scenario di 70 dollari per barile, Eni prevede un Cffo complessivo nell'arco del piano di circa 71 miliardi di euro e conferma che, come negli anni precedenti, condividerà con gli azionisti ogni eventuale upside. Positiva la risposta del mercato: il titolo ha chiuso a 23,94 euro (+ 3,75%).
Gli scenari del buyback cambieranno in base alle quotazioni del Brent. Con un prezzo fino a 90 dollari al barile la società destinerà il 60% dei flussi di cassa incrementali rispetto al piano a un ulteriore riacquisto di azioni proprie, fino a un massimo di 4 miliardi di euro. Il programma è stato già approvato dal cda e sarà portato all'assemblea degli azionisti del 6 maggio. Ma la vera sorpresa della dividend policy è un'altra: se il prezzo medio del Brent per l'anno supererà i 90 dollari al barile, o se i prezzi del gas o i margini di raffinazione supereranno del 50% lo scenario di budget, Eni destinerà l'intero flusso di cassa incrementale a un dividendo straordinario, da corrispondere nell'ultimo trimestre dell'anno.
Nella call con gli analisti il management ha chiarito gli impatti del blocco dello stretto di Hormuz, che per Eni sono marginali, il 2-3% della produzione, e ancora meno a livello di cash flow ed ebit. «L'impatto non è così grande al momento e non abbiamo alcun cargo nell'area». Tornando ai numeri, Eni prevede un cash flow from operation a circa 17 miliardi di euro nel 2030, con un cagr del 14%. In totale si prevede di generare un free cash flow di oltre 40 miliardi nell'arco del piano, circa il 70 % dell'attuale capitalizzazione di mercato (71,5 miliardi), e un livello di indebitamento finanziario basso, con un gearing tra il 10-15%. (riproduzione riservata)