La quotazione per ThyssenKrupp Marine Systems (Tkms), la controllata attiva nella navalmeccanica e nella costruzione di sommergibili del colosso tedesco dell’acciaio, è ancora solo un’opzione. Fincantieri resta nella partita ed è pronta a muovere nel capitale del gruppo nel caso in cui dal governo tedesco arrivi una luce verde.
Nell’alzare il velo sui risultati di bilancio che si è chiuso al 30 settembre, l’amministratore delegato di ThyssenKrupp, Miguel Lopez, ha spiegato che per Tkms il gruppo «sta esplorando opzioni di alto valore», rimane «aperto a partnership industriali e sta ancora negoziando con il governo tedesco in merito alla partecipazione statale». Uno scenario confermato dal ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, e che non mette fuorigioco il colosso della cantieristica guidato da Pierroberto Folgiero. Non è un mistero l’interesse di Fincantieri per i cantieri navali di ThyssenKrupp, con cui collabora da 25 anni nella tecnologia dei sommergibili.
In un’intervista a Die Welt il ceo di Tkms, Oliver Burkhard, ha dichiarato che la rotta tracciata per Tkms verso la borsa di Francoforte «entro la fine dell’anno e nei primi mesi del 2026» è una fuga in avanti. «Preferiamo una separazione tramite un’Ipo», aveva sentenziato il top manager che siede anche nel board della controllante Thyssen. Stando invece alle indicazioni di Lopez, l’orizzonte temporale entro cui chiudere i dossier Marine Systems e Steel Europe che la casa madre vuole valorizzare resta «la fine del prossimo esercizio fiscale» (settembre 2025), ma c’è ancora spazio per mettere a segno un’operazione che coinvolga l’italiana Fincantieri, anche nell’ottica della creazione di campioni europei della difesa. Proprio come fatto un mese fa sui carri armati fra Italia e Germania con la jv fra Leonardo e Rheinmetall.
Secondo quanto riferiscono a MF-Milano Finanza alcune fonti vicine al dossier, un piano preparato da Fincantieri prevederebbe un’operazione carta contro carta con l’ingresso nel capitale di Tkms, per il quale circolano valutazioni in termini di equity value di circa 1,5 miliardi di euro. La quota sarebbe di minoranza, accanto a quella di maggioranza della banca pubblica Kfw. Allo studio anche l’ipotesi di un coinvolgimento di Cdp, primo azionista di Fincantieri con il 71,4%, per una quota minoritaria.
Se il controllo della cassa tedesca consentirebbe a Berlino di mantenere l'asset in mani domestiche, la presenza di quella italiana con un ruolo ancillare avrebbe una funzione di garanzia a testimonianza dello spirito comunitario che informerebbe la partnership industriale. L’obiettivo è costruire un campione europeo nella navalmeccanica leader nella subacquea, un mercato da 400 miliardi di euro di potenziali ricavi che Folgiero sta cercando di aggredire con la creazione della nuova gamba di business (in aggiunta a navi da crociera, militari e speciali) attorno a Remazel e all’ex Wass. Un deal fra Tkms e Fincantieri avrebbe rilevanti sinergie operative e di capex. Se la presenza in maggioranza di Kfw rassicura gli stakeholder tedeschi, l’operazione carta contro carta accontenterebbe meno invece il venditore.
In crisi da tempo, Thyssen è alla ricerca di una soluzione per la controllata per fare cassa immediata e ridurre il debito netto cresciuto di oltre un miliardo a quota 4,4 miliardi nell’ultimo trimestre. Prima ancora di un partner industriale, il colosso dell’acciaio cerca un partner finanziario. Da marzo era in trattative con il fondo Usa Carlyle che si è ritirato a fine ottobre. Pronto a rilevare la maggioranza di Tkms a fianco di Kfw, Carlyle era un’opzione desiderabile dal punto di vista dell’incasso, meno invece da quelli della governance e strutturale. (riproduzione riservata)