Nei primi due mesi del 2026 i ministeri italiani hanno speso 81 miliardi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo dice la fotografia scattata dalla Ragioneria generale dello Stato nel suo aggiornamento del Conto riassuntivo del Tesoro. Dai 114,5 miliardi del primo bimestre 2025 si è arrivati quest’anno a 195,4 miliardi, con un incremento di oltre il 70%. L'aumento è principalmente legato alle spese correnti (+42 miliardi) per i maggiori trasferimenti operati dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per il rimborso del debito pubblico. Le spese in conto capitale, cioè i soldi che sono destinati dallo Stato a investimenti nelle opere pubbliche o per i contributi erogati a imprese e enti, sono salite di 17 miliardi.
Come è naturale, il dicastero che ha registrato un’impennata nei conti, è il Mef, avendo la responsabilità di molte spese dello Stato. Qui, nei primi due mesi dell’anno, le uscite sono arrivate a 158 miliardi, quasi il doppio degli 83 miliardi dello stesso periodo 2025. Segue nella classifica della Ragioneria il ministero del Lavoro, le cui uscite si sono attestate a 14,7 miliardi (circa 300 milioni in più in un anno). Mentre le spese del ministero dell’Istruzione e del Merito sono salite a 11,7 miliardi, quasi 3 miliardi in più dello scorso anno, la maggior parte andata negli stipendi del personale scolastico.
L’incremento della spesa pubblica non è di certo una sorpresa, visto che dalla pandemia si sono susseguite diverse crisi che hanno reso necessari interventi statali. Tra cui quello legato all’energia, con il ben noto problema della dipendenza dell’Italia dall’estero per gas e petrolio. Ecco che le spese per la missione (la voce in cui vengono raggruppate i conti a livello statale) chiamata «Energia e diversificazione delle fonti energetiche» sono moltiplicate di quasi sei volte nel giro di un anno, salendo da 8,4 milioni del febbraio 2025 a 46,3 milioni del 2026. Allo stesso tempo il tema della difesa è tornato al centro delle agende politiche internazionali, compresa quella italiana. I fondi dedicati all’obiettivo «Difesa e sicurezza del territorio» sono stati così incrementati a 3,3 miliardi a febbraio rispetto ai 2,9 miliardi del 2025.
Anche per comprendere l’impatto dei dazi Usa sul Made in Italy parlano i numeri del documento dello Stato: per il «Commercio internazionale e l’internazionalizzazione del sistema produttivo» sono stati spesi 33,8 milioni nei primi due mesi 2026. Oltre 12,2 milioni in più dello stanziamento dello stesso periodo 2025.
Allargando lo sguardo alle misure a sostegno di tutto il sistema produttivo italiano, emerge che le risorse pubbliche dedicate a «Competitività e sviluppo delle imprese» sono quasi quadruplicate dai 6,5 miliardi del 2025 ai 22,6 miliardi di quest’anno. Questi incrementi, per di più, risalgono a prima dello scoppio della guerra in Iran e quindi c'è da attendersi che il trend resti rialzista nei prossimi mesi.
Al di là delle risposte alle necessità dettate dalle crisi, il conto della Ragioneria racconta anche le priorità d’azione dal governo Meloni, anticipate da MF-Milano Finanza nel numero del 7 aprile. In particolare le risorse destinate al capitolo «Casa e assetto urbanistico» sono lievitate da 33,4 milioni a quasi 300 milioni nel 2026. E i fondi pubblici per la missione «Politiche per il lavoro» sono più che quadruplicati a 444 milioni nei primi mesi dell’anno, rispetto ai 104,5 milioni registrati a febbraio 2025. (riproduzione riservata)