Alibaba, big tech cinese dell’e-commerce B2B, fornirebbe supporto e dati sensibili degli utenti all’esercito cinese per operazioni militari contro obiettivi americani, secondo una nota «top secret» della Casa Bianca rivelata dal Financial Times. Secondo l’intelligence americana, oltre ad alcuni servizi legati all’AI, Alibaba trasmetterebbe all’esercito di Pechino l’accesso ai dati dei clienti (relativi a indirizzi IP, reti Wifi e pagamenti) e informazioni sugli zero-day exploits, ossia delle falle nei software sconosciute agli stessi programmatori, quindi punti estremamente vulnerabili per l’hackeraggio.
Alibaba grazie ai servizi cloud e di intelligenza artificiale detiene un’enorme quantità di dati di cittadini americani e questo, in ottica militare e di cyber-security, può rappresentare una grande minaccia. Il Financial Times ammette di non poter verificare indipendentemente la notizia ma conferma il contenuto di quanto riferito dalla propria fonte.
«Affermazioni completamente assurde», secondo Alibaba, che anzi attacca: «È chiaramente un tentativo di manipolare l’opinione pubblica e demonizzarci». La società non ha, invece, immediatamente risposto su un suo più generale legame con l’esercito cinese. La Casa Bianca e la Cia non hanno voluto commentare pubblicamente la notizia, ma in Usa sono scoppiate le polemiche.
Il deputato repubblicano Moonelaar, a capo della Commissione della Camera sulla Cina, parla di vecchie preoccupazioni confermate, trattandosi di aziende soggette a leggi con bassi livelli di tutela per la privacy degli utenti, e richiama il governo ad «adottare misure per proteggere il popolo americano ed eliminare l’accesso delle aziende cinesi ai nostri mercati e alla nostra innovazione». Già a maggio, assieme ad altri parlamentari, aveva presentato una mozione alla Security and Exchange Commission della borsa per escludere dai mercati finanziari americani 25 gruppi cinesi, tra cui Alibaba.
In attesa di sviluppi, bisogna notare come anche negli Usa molte aziende private collaborino con l’esercito. Dal 2022 il Pentagono ha siglato accordi con Google, Amazon, Microsoft e Oracle. «I governi di tutto il mondo, ormai, si appoggiano ai grandi gruppi tech per servizi strategici che un tempo avrebbero svolto internamente ma che oggi vengono esternalizzati date le maggiori capacità dei privati in quanto a tecnologia, R&S e denaro», commenta l’ex generale britannico Sir Richard Barron.
Più che sui tradizionali armamenti, la geopolitica odierna si gioca proprio sull’high-tech e sulla cyber-sicurezza. Riguardo all’esercito cinese, Dennis Wilder, ex capo dell’analisi sulla Cina presso la Cia, esprime tutta la sua preoccupazione per «intrusioni diffuse e quotidiane contro le infrastrutture critiche statunitensi, comprese quelle aeroportuali, portuali e altri nodi cruciali del sistema di trasporto delle forze statunitensi».
La nota dell’intelligence rivelata dal FT, datata 1° novembre, arriva proprio a seguito del vertice tra il presidente Usa Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping in Corea del Sud lo scorso 30 ottobre. In quell’occasione erano emersi forti segnali di disgelo sui dazi.
A seguito della notizia, venerdì 14 novembre, il titolo di Alibaba è sceso sul Nasdaq del 3,7%. In ogni caso i rapporti tra il gigante tech cinese e gli Stati Uniti sono molto stretti. Recentemente ha lanciato sul mercato Qwen, il suo chatbot di AI, per competere con l’americana OpenAI, ed è anche entrato nel mercato degli smart glasses con i suoi Quark AI Glasses S dove è già presente Meta e Snap. Inoltre collaborerà con JP Morgan per il trasferimento di valuta digitale sulla propria piattaforma B2B. (riproduzione riservata)