Campione nazionale in grado di generare investimenti e crescita della connettività in Italia o monopolio che minerebbe la concorrenza e porterebbe a un incremento dei prezzi per operatori e, a cascata, delle tariffe per i cittadini? Un dubbio che non arriva a scomodare Amleto, ma che Commissione Europea e Antitrust Ue potrebbe doversi trovare a risolvere nei prossimi mesi.
A generare la domanda una ipotesi di lavoro su cui, secondo quanto risulta a Milano Finanza, il governo potrebbe provare a vagliare la disponibilità di Bruxelles: una fusione integrale tra Fibercop e Open Fiber, senza scorporo e cessione delle aree nere del soggetto controllato da Cassa Depositi e Prestiti e il fondo australiano Macquarie. La creazione, di fatto, di una «vera» rete unica, controllata da un solo soggetto anche nelle aree nere, ossia quelle dove oggi esiste una concorrenza vista la presenza di due diversi operatori infrastrutturali.
Come raccontato da Milano Finanza il 25 febbraio, i cantieri per un’operazione di integrazione tra Fibercop e Open Fiber sono stati avviati dal ministro Giancarlo Giorgetti all’ultimo Ecofin, aprendo le interlocuzioni preliminari con la Commissione Ue. In base a quanto risulta a questo giornale, al momento continuano a non essere stati attivati tavoli tecnici di lavoro tra le due società.
Il dialogo, insomma, sembra ancora fermo a piani più alti, tra Mef (azionista di Fibercop nel consorzio guidato da Kkr) ed Europa. Il motivo sembra risiedere proprio nella volontà del governo di vagliare tutte le ipotesi, compreso lo scenario in cui il nuovo corso dell’Ue possa dare una svolta dal punto di vista strategico e politico aprendo alla creazione di un soggetto unico in controllo di quasi tutta la fibra ottica in Italia, al netto delle reti più o meno estese degli operatori privati.
L’ipotesi di lavoro più accreditata tra gli addetti del settore, al momento, continua a rimanere lo scorporo delle aree nere di Open Fiber per garantire la concorrenza in quei territori. Diversi osservatori, infatti, ritengono che per l’Antitrust Ue dare il via libera con soli rimedi comportamentali rappresenterebbe una svolta a 180 gradi rispetto all’orientamento degli ultimi anni in materia di concentrazioni. Tuttavia il sentiment in Europa, a partire dalla scossa lanciata dal rapporto Draghi, è cambiato e la creazione di campioni nazionali ed europei sembra essere diventata una priorità politica. Insomma chissà che i tempi possano essere maturi per una svolta in questo senso anche per l’Antitrust Ue.
Quali sarebbero i vantaggi di creare un unico soggetto per gestire la fibra ottica? In primis la creazione di una realtà stabile, in grado da un lato di generare ricavi in modo costante visto il sostanziale monopolio tramite le aree nere e grigie per continuare ad alimentare gli investimenti nelle altre zone del Paese per ampliare la diffusione della rete.
Inoltre potrebbe incentivare il passaggio dal rame all’utilizzo della fibra ottica. Al momento, infatti, Fibercop non conserva integralmente la clientela nel momento in cui un utente cambia dal rame alla fibra. Una larga parte dei clienti persi da Fibercop finiscono a utilizzare l’infrastruttura di Open Fiber, con conseguente perdita di ricavi. Un travaso che si ridurrebbe in modo significativo se entrambe le reti fossero sotto lo stesso tetto. In questo modo si andrebbe anche a ridurre gli ostacoli allo switch-off della rete in rame accelerando il processo di migrazione, perché a quel punto il nuovo soggetto avrebbe tutto l’interesse a spegnere le centrali andando ad abbattere i costi energetici e di manutenzione della rete vista la natura più efficiente e resistente della fibra ottica.
Certo, non è tutto oro quello che luccica. Il contraltare di un’operazione simile potrebbe essere la generazione di un rialzo delle tariffe per gli operatori telefonici sul lungo termine per consentire l’utilizzo dell’infrastruttura, nonostante un freno possa essere imposto per vie regolamentari, con conseguente e inevitabile travaso dei costi sulle tariffe per i cittadini. Uno scenario che non sarebbe apprezzabile da parte degli operatori, che al momento possono sfruttare la competizione tra Fibercop e Open Fiber per ridurre i costi di accesso alla fibra.
Oltre all’ostacolo principale dall’Antitrust europea, sulla strada di un’operazione simile potrebbe esserci anche la volontà degli stessi azionisti privati all’interno delle compagini sociali di Fibercop e Open Fiber. Al netto delle valutazioni dell’asset ancora tutte da realizzare, esiste un tema di exit dall’investimento per due fondi come Kkr e soprattutto Macquarie, impegnata ormai da 10 anni nel progetto.
Il fondo australiano, ad esempio, potrebbe essere più interessato a rilevare le aree nere che, complici i capex ormai ridotti su quei territori, garantirebbero ritorni consistenti in tempi brevi e rappresenterebbero un asset appetibile in caso di volontà di disimpegno. Allo stesso tempo l’acquisto delle aree nere potrebbe rappresentare per Kkr e gli altri azionisti un modo per avere un ritorno sui forti investimenti fatti per rilevare la rete da Tim. Senza dimenticare le difficoltà a mantenere all’interno della stessa compagine sociale fondi di investimento con orizzonti temporali difficili da far combaciare.
Lo scenario, insomma, è tutt’altro che definito. Ma chissà se dopo tanto parlare di rete unica, questa si possa concretizzare in maniera più «unica» di quanto si possa immaginare. (riproduzione riservata)