«Un’emissione di questa portata è un record per una debuttante sul mercato high yield europeo negli ultimi 10 anni». Parte così il racconto di André Rogowski (chief financial officer di Fibercop dal primo giorno dopo la separazione da Tim) della maxi-emissione di bond da 2,8 miliardi di euro conclusa dalla società della rete il 18 giugno. «Ed è anche la più grande in assoluto degli ultimi quattro anni nel mercato europeo ad alto rendimento. Due dati che evidenziano come il mercato abbia apprezzato il nostro progetto per digitalizzare l’Italia, tanto da generare una domanda di oltre 6 miliardi per i nostri bond da parte di oltre 200 investitori di tutto il mondo», spiega Rogowski.
Fibercop ha scelto quindi di raddoppiare l’offerta dagli 1,4 miliardi iniziali «acquisendo le risorse necessarie fino alla fine del 2026 per portare avanti l’ambizioso piano di investimenti concentrato in pochi anni e che abbiamo prospettato per consolidare la nostra leadership sul mercato e accelerare la digitalizzazione dell’Italia con la fibra ottica». Probabilmente Fibercop opterà anche per il rimborso in anticipo delle ex obbligazioni Tim in scadenza a gennaio e a maggio 2026.
Prima del processo di collocamento la società del consorzio di investitori guidato da Kkr e Mef ha dialogato con le agenzie di rating, ottenendo la conferma del grado appena sotto l’investment grade. «Per noi è importante che le agenzie di rating abbiano mantenuto sostanzialmente stabili le loro valutazioni, in considerazione dell’accelerazione del piano di investimento nel periodo dal 2025 al 2027», racconta il cfo di Fibercop.
Maggiori capex che, implicitamente, si tradurranno in un aumento dell’indebitamento nei prossimi tre anni e, di conseguenza, anche della leva già dal 2025. L’obiettivo della società, in ogni caso, è mantenere questo profilo di rating e per questo il rapporto tra indebitamento netto ed ebitda «resterà a giudizio delle agenzie stabilmente a un livello coerente con il rating».
La leva è poi destinata a scendere rapidamente a partire dal 2028, quando «Fibercop punterà a diventare investment grade grazie alla forte riduzione dei capex e alla crescita del flusso di cassa», assicura Rogowski. Secondo gli ultimi report delle agenzie, la soglia massima prevista è intorno a 7 volte per il triennio 2025-27.
Fino ad allora, però, il piano di rollout della fibra ottica per arrivare a 20 milioni di unità immobiliari connesse richiederà forti investimenti. A partire già dal 2025, in cui, come aveva raccontato da MF-Milano Finanza, i capex si avvicineranno a 3 miliardi per collegare circa 2 milioni di unità immobiliari, di cui circa 500 mila nei programmi Pnrr e 1,5 milioni nelle altre aree dove il mercato è competitivo.
Ad oggi Fibercop «è in linea con le previsioni dal punto di vista finanziario. Sul fronte del business non solo rispetteremo le milestone del Pnrr, ma saremo anche oltre le aspettative nelle altre aree di circa il 10%, con una spesa anche inferiore alle previsioni», assicura il manager. Insomma, sembra realistica una stima di circa 800 mila unità immobiliari collegate da Fibercop al di fuori dei piani Pnrr nei primi sei mesi 2025.
Poche parole invece sull’eventualità (diventata meno probabile) che Fibercop subentri a Open Fiber negli altri lotti delle aree grigie del Pnrr: «Ci siamo resi disponibili in uno spirito di collaborazione per il Paese, pronti anche a reperire i finanziamenti necessari a rispettare i target». (riproduzione riservata)