Dalla fisica dei chip al rombo dei motori: Benedetto Vigna racconta a Global Finance, rivista di Class Editori, come si guida Ferrari nell’era dell’innovazione senza tradire il mito. Persone, emozioni e tecnologia sono il filo rosso tra futuro e leggenda.
Domanda. Com’è stato il passaggio dall’essere un fisico e un innovatore nell’industria dei semiconduttori al ruolo di ceo di Ferrari?
Risposta. Un’esperienza di apprendimento straordinaria; meno diversa dal mio precedente ruolo nell’high-tech di quanto mi aspettassi inizialmente. Indipendentemente dal settore, ciò che conta di più sono le persone. L’ad di Ferrari, come qualsiasi leader nell’high-tech, deve essere un innovatore. La differenza principale qui è la forte eredità storica che deve essere rispettata e interpretata. Nel mio ruolo precedente il futuro del business era plasmato quasi interamente da ciò che stava davanti a noi, mentre in Ferrari esiste un equilibrio unico tra tradizione e innovazione.
D. In che modo la sua carriera precedente l’ha preparata per il ruolo attuale? Cosa ha portato con sé a Maranello?
R. L’ha fatto in tre modi. Primo, ho portato un approccio imprenditoriale all’innovazione, incoraggiando i team ad abbracciare nuove idee e nuovi metodi. Secondo, ho promosso una maggiore apertura all’interno dell’organizzazione e ampliato la nostra rete esterna, aiutando i team a costruire relazioni più solide con fornitori e partner provenienti da contesti culturali diversi.Terzo, la mia esperienza mi ha fatto apprezzare l’importanza del design organizzativo. Ho applicato questo principio contribuendo ad appiattire la struttura di Ferrari, rendendo più facile la circolazione di informazioni e idee in tutta l’azienda.
D. Di recente ha delineato la nuova strategia quinquennale di Ferrari. Quali sono gli elementi chiave e cosa significa per la Casa di Maranello?
R. Durante il Capital Markets Day abbiamo confermato di aver mantenuto le promesse, sia in termini di prodotti sia di performance finanziaria. Abbiamo superato gli obiettivi di redditività fissati nel piano industriale 2026 con un anno di anticipo e siamo in anticipo sul programma di riacquisto di azioni. In un periodo di incertezza, abbiamo fornito una chiara soglia minima sia per i ricavi sia per i margini fino al 2030. E abbiamo ribadito il nostro forte impegno verso la sostenibilità, perché riteniamo che sia un fattore abilitante fondamentale per le nuove generazioni.
D. E quanto è coinvolto nel lato delle vetture da competizione?
R. L’azienda ha tre anime: le corse, le auto sportive e il lifestyle. Le corse, da cui è iniziata la nostra storia, sono estremamente importanti per l’azienda e per me, poiché riflettono il nostro impegno in Formula 1, Endurance e Hypersail. Per Ferrari le corse fungono da piattaforma tecnologica che trasferisce l’innovazione dalla pista alla strada; offrono una piattaforma commerciale universale per le opportunità di sponsorizzazione; e agiscono come un costante promemoria a restare con i piedi per terra, umili e concentrati.
D. Ferrari è uno dei marchi più conosciuti e riconosciuti al mondo. Come si mantiene così alta la reputazione nel lungo periodo?
R. Il mondo ha bisogno di marchi che siano allo stesso tempo agili e coerenti con il proprio Dna e i propri valori. In un’epoca in cui rispetto e considerazione sono sempre più rari, è fondamentale prestare attenzione a tutti gli stakeholder. Per Ferrari significa anche coinvolgere la comunità locale attraverso progetti educativi. Crediamo nella co-prosperità.
D. Il ruolo della tecnologia e dell’innovazione è cruciale per il futuro di Ferrari. Qual è il suo approccio, considerando il suo background?
R. Ferrari ha sempre esplorato nuovi territori. All’inizio della nostra storia Enzo Ferrari veniva chiamato nella sua città natale «el mat» - il matto - per la sua determinazione nel creare un motore a 12 cilindri: all’epoca nessuno credeva in un’auto a 12 cilindri. La tecnologia, fondamentale per la sopravvivenza di un’azienda, è solo uno dei modi per innovare. Un approccio puramente tech-push rischia di dimenticare ciò che è davvero essenziale: la persona. E un approccio market-pull comporta il rischio di restare indietro. Il mio è guidato dalle emozioni, parte dall’emozione della persona. Abbracciamo la neutralità tecnologica perché mettiamo le persone al centro.
D. E da dove arriverà la crescita del gruppo? Da nuovi modelli? Da nuovi mercati? O anche da nuovi segmenti di mercato?
R. Abbiamo idee molto chiare su questo fronte. La maggior parte della nostra crescita nei prossimi cinque anni sarà trainata dai ricavi delle Sports Cars, ulteriormente supportati dalla forte visibilità garantita dal nostro portafoglio ordini, che si estende ben oltre il 2027. Ci aspettiamo che le attività Sports Cars generino circa 2 miliardi di euro di ricavi nel periodo del piano, grazie a un mix di prodotti più ricco e a un maggiore contributo delle personalizzazioni. Per questo stiamo costruendo due nuovi centri Tailor Made a Tokyo e Los Angeles.
D. Accetta la definizione di Ferrari come leader nei beni di lusso, o c’è qualcosa di più nel marchio?
R. Ferrari è unica, innanzitutto perché non esiste al mondo un altro marchio che sia allo stesso tempo esclusivo e inclusivo. A distinguerci è anche la combinazione di tre dimensioni: heritage, tecnologia e corse. L’heritage è lo straordinario lascito che il nostro fondatore ci ha lasciato. La tecnologia rappresenta l’innovazione incessante per superare sempre i desideri dei nostri clienti. E le corse sono l’arena in cui siamo nati e che continua ad alimentare il sogno Ferrari.
D. Quanto incidono però l’incertezza economica e i dazi su un marchio come Ferrari? Meno che sugli altri produttori in generale?
R. La risposta sta nella nostra agilità nell’aggiornare la politica commerciale. Ferrari si trova in una posizione privilegiata rispetto alla maggior parte degli altri produttori: abbiamo la capacità di controllare attentamente le allocazioni in ciascuna regione, il che ci aiuta a preservare il valore del marchio. Le nostre nuove sportive sono state accolte molto positivamente e continuiamo a registrare una crescita costante della domanda su tutte le motorizzazioni, i modelli e le aree geografiche. Questa domanda forte e resiliente, unita al nostro posizionamento unico, ci consente di affrontare l’incertezza economica e i cambiamenti normativi. Nonostante ciò, dobbiamo sempre tenere le quattro ruote per terra. (riproduzione riservata)