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Ferrari oltre l’asfalto: il Cavallino ora vola sull’acqua

Ferrari porta il Cavallino in mare: Hypersail unisce design e tecnologia per volare sull’acqua, ridefinendo la performance

di Giuliano Luzzatto
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In occasione della Milano Design Week, Ferrari non ha semplicemente presentato una barca presso il suo Flagship store all’ombra del Duomo. Ha raccontato un’idea di bellezza applicata alla performance. Hypersail è un monoscafo di 100 piedi (circa 30 metri), progettato per navigare in oceano sollevandosi dalla superficie dell’acqua grazie ai foil, un concetto analogo alle barche di America’s Cup.

Ma la sua natura più profonda è altrove: nella relazione tra forma e funzione, tra ingegneria e cultura visiva. Durante l’unveiling, un aneddoto apparentemente distante dal mondo della nautica ha fornito la chiave di lettura: “If you look good, you play good”. Nel mondo Ferrari, questo principio è quasi una legge fisica.

Ferrari oltre l’asfalto: il Cavallino ora vola sull’acqua

Il design come linguaggio

Il progetto nasce dall’incontro tra discipline diverse: ingegneria, architettura navale e design. Al centro, il lavoro del Ferrari Design Studio guidato da Flavio Manzoni, che ha affrontato Hypersail come un’estensione naturale del proprio metodo.

Ferrari oltre l’asfalto: il Cavallino ora vola sull’acqua

Il punto di partenza è lo stesso delle automobili: l’aerodinamica. Non è un caso che Hypersail venga descritta come un oggetto che “vola”. Da qui deriva una sorprendente continuità con il mondo Ferrari. Le proporzioni affusolate richiamano la Ferrari Monza SP1 e SP2, mentre l’architettura del coachroof (la tuga in termini nautici italiani) dialoga con l’hypercar Ferrari 499P, vincitrice a Le Mans. I dettagli, invece, rimandano a modelli come LaFerrari e alle linee più recenti della F80.

Attorno al modello di Hypersail, il team che ha dato forma alla visione Ferrari: da sinistra Flavio Manzoni, Chief Design Officer Ferrari; Benedetto Vigna, Chief Executive Officer Ferrari; John Elkann, Chairman Ferrari; Matteo Lanzavecchia, Senior Designer Ferrari Design Team; Lorenzo Ribigini, Ferrari Hypersail Engineering Team; Andrea Voltolini, Ferrari Hypersail Engineering Team.
Attorno al modello di Hypersail, il team che ha dato forma alla visione Ferrari: da sinistra Flavio Manzoni, Chief Design Officer Ferrari; Benedetto Vigna, Chief Executive Officer Ferrari; John Elkann, Chairman Ferrari; Matteo Lanzavecchia, Senior Designer Ferrari Design Team; Lorenzo Ribigini, Ferrari Hypersail Engineering Team; Andrea Voltolini, Ferrari Hypersail Engineering Team.

È un sistema di citazioni non fine a se stesso, ma espressione di continuità formale. La scelta del Nuovo Giallo Fly segna una deviazione significativa dal rosso Ferrari. Un colore che affonda le radici nella storia – dalla 275 GTB fino al legame con Modena di cui è il colore cittadino – ma che qui assume un ruolo nuovo. Non solo simbolo, ma funzione: riflette la luce, migliora il comfort, dialoga con le superfici tecniche della barca.

Ferrari oltre l’asfalto: il Cavallino ora vola sull’acqua

Accanto, il Grigio Hypersail: una tonalità sviluppata a partire dal carbonio, che non nasconde la materia ma la racconta. Il contrasto tra i due colori richiama esplicitamente la Ferrari 512 BB, primo esempio di livrea “integrata” nella storia del marchio. In questo equilibrio tra estetica e funzione si inserisce anche il contributo di Boero Yacht Coatings, partner tecnico del progetto. Le soluzioni vernicianti sviluppate per Hypersail non sono solo finitura, ma parte integrante della performance: protezione, leggerezza, resistenza e qualità superficiale contribuiscono alla definizione finale dell’oggetto, confermando come anche il colore, nel mondo Ferrari, sia tecnologia.

Tecnologia come estetica

Hypersail è anche un manifesto tecnologico. L’imbarcazione è completamente autosufficiente dal punto di vista energetico: circa 100 metri quadrati di pannelli solari producono fino a 20 kW, integrandosi in modo invisibile nella superficie. Il sistema di controllo, derivato dall’esperienza automotive Ferrari, gestisce il volo attraverso appendici attive. La vela stessa diventa un “motore”, un sistema dinamico capace di adattarsi alle condizioni. In questo contesto, la tecnica non è nascosta: diventa parte del linguaggio. Hypersail non è un episodio isolato, ma un’estensione coerente del DNA Ferrari.

Un progetto che porta nel mondo della vela gli stessi valori che hanno reso iconiche le vetture di Maranello: ricerca della prestazione, attenzione alla forma, capacità di trasformare la complessità in identità. Il risultato è un oggetto che non appartiene più solo alla nautica, ma a una più ampia cultura del progetto.

Flavio Manzoni
Flavio Manzoni

A margine della presentazione abbiamo avuto il piacere di conversare con l’architetto Flavio Manzoni, capo del design di Ferrari.

In Hypersail cambia il ruolo del design rispetto all’automotive?
In realtà abbiamo scoperto molte più analogie di quanto potessimo immaginare all’inizio. Anche in questo caso il punto di partenza resta l’aerodinamica, cioè la ricerca della forma più efficiente possibile rispetto agli obiettivi di performance. Quello che cambia è il contesto, ma non il metodo: il design interviene per interpretare questi vincoli e trasformarli in un linguaggio coerente. Il nostro compito è sempre quello di dare forma alla funzione, senza tradirla, ma riuscendo comunque a esprimere un’identità riconoscibile.

Ferrari oltre l’asfalto: il Cavallino ora vola sull’acqua

Qual è stata la sfida più complessa?
Più che un singolo passaggio, direi la complessità complessiva del progetto. Hypersail è un sistema estremamente articolato, dove ogni elemento influenza gli altri. Il lavoro si è basato su un continuo dialogo con gli ingegneri, attraverso iterazioni successive. Un esempio concreto è l’integrazione dei pannelli solari su superfici organiche: un tema tecnico che ha avuto ricadute anche sul linguaggio estetico e che abbiamo risolto proprio grazie a questo lavoro congiunto.

C’è ancora spazio per la creatività in un progetto così vincolato?
Assolutamente sì. È una convinzione che deriva anche dalla nostra esperienza nel mondo delle competizioni. Anche nei progetti più estremi, dove i vincoli tecnici sono molto stringenti, esiste sempre un margine di intervento. È proprio lì che si inserisce il design: nella capacità di trasformare una necessità tecnica in un’opportunità espressiva, senza compromettere la performance.

Avete cambiato metodo di lavoro?
I principi sono rimasti gli stessi. È stato piuttosto un percorso di scoperta, perché abbiamo dovuto confrontarci con un oggetto diverso da quelli a cui siamo abituati. Ma il metodo Ferrari, basato sulla collaborazione tra discipline e sulla continua iterazione tra funzione e forma, si è dimostrato ancora una volta efficace anche in un contesto completamente nuovo. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 22/04/2026 11:08
Ultimo aggiornamento: 22/04/2026 11:41
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