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Fermentata, spirituale, cool: l’epopea della kombucha. L’ultimo elisir di lunga vita

Dalla fermentazione casalinga ai cocktail gourmet, la kombucha è il sorso che promette salute, stile e consapevolezza. Anche quando chi te la offre è un perfetto sconosciuto

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Ah, la kombucha. Una volta la chiamavano «Tè dell’Immortalità», oggi regna con disinvoltura tra le scaffalature bio e i cocktail bar più aggiornati, con la stessa disinvoltura di una star televisiva riciclata come guru del benessere. Dall’antica Cina agli scaffali delle grocery più cool il percorso è stato breve.

Per chi non ha ancora ceduto: la kombucha è una bevanda fermentata nata dall’incontro tra tè zuccherato e una coltura di batteri e lieviti, quel famoso Scoby che sembra un talismano venuto da un altro pianeta ma che i suoi adepti venerano come una divinità domestica. I devoti ne parlano come di una panacea: probiotici in quantità, vitamine del gruppo B, antiossidanti.

Fermentata, spirituale, cool: l’epopea della kombucha. L’ultimo elisir di lunga vita

C’è chi giura che migliori la digestione, depuri, disintossichi, accenda il metabolismo e tenga a bada anche il calendario anagrafico. Una pozione che, se non fosse scientificamente discutibile, sembrerebbe quasi un manuale di auto-aiuto in forma liquida. E per i più temerari, attenzione: si può persino fare in casa. Basta un barattolo, un po’ di tè zuccherato e tanta audacia. Non è raro che, dopo una sessione di Vinyasa Yoga, uno yogi con sguardo empatico vi offra orgogliosamente la sua kombucha home made. Berla, ma certo, cosa potrà mai esserci di misterioso in una bevanda che contiene più batteri vivi di un laboratorio di microbiologia?

Fermentata, spirituale, cool: l’epopea della kombucha. L’ultimo elisir di lunga vita

Intanto il business ringrazia. I numeri non mentono: il mercato globale della kombucha è destinato a raggiungere i 9,7 miliardi di dollari entro il 2030. Non male per un tè fermentato che un tempo serviva solo a lenire i problemi di stomaco di un imperatore giapponese. Oggi invece è ovunque: in bottiglia, in lattina, in pratiche bustine di polvere per chi non ha nemmeno il tempo di aspettare la fermentazione. E poi c’è la «hard kombucha», versione alcolica, per chi vuole peccare senza colpa. Naturalmente, i sapori non si fermano al banale: frutti rossi, zenzero, lavanda e persino il fiore di pisello farfalla, che sembra inventato solo per far sembrare il brunch una cerimonia spirituale.

Fermentata, spirituale, cool: l’epopea della kombucha. L’ultimo elisir di lunga vita

E come potevano gli chef restare a guardare? La kombucha è entrata trionfale nelle cucine stellate: abbinata ai formaggi, utilizzata nei dessert, trasformata in riduzioni da manuale. Persino i bartender l’hanno adottata come nuova musa ispiratrice: il Kombucha Mule e il Kombucha Spritz sono i drink del momento, perché anche la mondanità, ormai, ha bisogno di una buona dose di probiotici.

Così, eccoci qui, con il bicchiere in mano, convinti di fare qualcosa di buono per se stessi ingoiando un sorso di tendenza e di autocompiacimento. E il bello è che funziona: pochissimo zucchero, appena lo 0,5% di alcol e la consolante sensazione di essere virtuosi. Un trionfo, se vogliamo, dell’ipocrisia salutista: peccare senza peccare.(Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 23/10/2025 12:56
Ultimo aggiornamento: 23/10/2025 12:56
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