Vedere il Nasdaq perdere il 6% in una sessione, l’S&P 500 bruciare 2,5 trilioni di dollari in poche ore, i titoli delle banche italiane scendere compatte fra il 7% e l’8%, riporta la mente all’epoca del Covid e dei lockdown. Un’epoca che i mercati hanno cercato di cancellare a colpi di rialzi negli ultimi anni. Ma il ritorno di Trump alla presidenza Usa ha riportato indietro l’orologio delle borse, soprattutto dopo l’annuncio dei dazi di ritorsione a percentuali che gli analisti non avevano previsto. Milano Finanza ha chiesto a Fabiana Fedeli, cio Equities, Multi Asset and Sustainability di M&G Investments di fare il punto. E capire, prima di tutto, se è una classica crisi dei mercati, in secondo luogo come difendersi.
«E' una situazione unica nella storia», spiega Fedeli, «che secondo noi può essere sintetizzata in tre macro driver: il numero di ordini esecutivi emessi dall’amministrazione Trump in poco più di due mesi, l’enorme velocità con cui si muovono i mercati e il pericolo di una recessione indotta dai dazi Usa».
Prima di tutto, riprende l’esperta, «con Trump 2.0 abbiamo registrato il numero massimo di ordini esecutivi mai firmati da un presidente Usa nei primi 64 giorni di amministrazione: 103 ordini, contro i 37 di Biden e gli 18 di Obama. Nel caso della prima amministrazione Trump erano stati appena 17. Tutto questo suggerisce una certa fretta di Trump nel voler agire prima delle elezioni di Mid Term quando i Repubblicani inizieranno a fare il punto della situazione con l'elettorato Usa».
In secondo luogo, quello che «abbiamo notato sui listini non è solo una forte volatilità, ma anche la velocità con cui i mercati azionari si stanno muovendo. La correzione registrata dall'S&P500 tra metà febbraio e metà marzo è il settimo caso più veloce dal crack di Wall Street del 1929 (dal ‘29 a oggi si sono registrati 60 casi di drowndown, ndr). Quindi bisogna avere nervi saldi e individuare alcuni driver sottostanti per impostare il portafoglio, perché il mercato sta offrendo al contempo anche occasioni di investimento per chi è in grado di intercettarle».
Terzo elemento da tenere in considerazione, il rischio di una recessione negli Usa determinata dal calo della fiducia dei consumatori e delle aziende. Il Michigan Consumer Confidence Index e gli ordini di nuova produzione (Ism), sottolinea Fedeli, stanno «mettendo in evidenza un'economia in salute ma che si sta indebolendo. Le società statunitensi non sono in grado o non vogliono siglare contratti a lungo termine a causa di questa situazione di grande incertezza».
Eppure, è il ragionamento dell’esperta, molti mercati azionari continuano ad andare meglio di altre asset class. «Se Wall Street si era già messa in pausa, Europa e Cina hanno resistito grazie ai piani di investimenti nella difesa e nelle infrastrutture di Ue e Germania». Negli Stati Uniti, poi, «vanno notate le forti differenze all'interno degli stessi indici: nel primo trimestre, i grandi titoli tecnologici cosiddetti Magnifici 7 hanno perso circa il 16%, l'S&P 500 senza i 7 ha chiuso il trimestre in positivo. Emerge quindi una significativa dispersione all'interno del mercato».
Fedeli nota in tal senso che «i 10 migliori titoli al mondo, sempre nel periodo considerato, hanno reso circa tra il 120% e il 70%, e che anche il 100° titolo dei top 100 ha registrato da inizio anno una performance positiva. Non è quindi possibile ignorare i listini azionari. Con una gestione attiva si può cogliere valore anche nel mercato americano».
Quanto ai bond, nonostante l'incertezza sull'inflazione a causa dei dazi e la politica delle banche centrali, i titoli di debito «governativi a lungo termine, quelli con scadenze intorno ai 10 anni, possono rappresentare un buono strumento per abbassare la volatilità in portafoglio. Penso alle emissioni Usa, a quelle Uk e al Bund tedesco, per esempio, che possono costituire una forma di assicurazione a lungo termine sui rischi macro economici. Questo sul fronte delle obbligazioni, ma non sottovaluterei il lato azionario per l'effetto moltiplicatore del rialzo della spesa fiscale di Berlino non solo sull'economia tedesca, ma su quella europea in generale».
Nel primo trimestre, l'economia Usa è rimasta solida, ma Fedeli e il suo gruppo di gestori nota come «Trump può cambiare la confidenza di consumatori e imprese e il pericolo è che questa cali sensibilmente. Per contro, la pace in Ucraina sarebbe un elemento positivo per l'Europa, così come il calo del prezzo gas», conclude Fedeli. (riproduzione riservata)