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Fed, si riapre la corsa alla successione di Powell. Ecco chi sono i tre che si contendono la scelta di Trump

di Andrea Fiano
19 dicembre 2025, 20:28 Ultimo aggiornamento: 20:30

Candidati forti restano Kevin Hassett, Kevin Warsh e Christopher Waller. Trump pretende il taglio dei tassi. Ma i mercati vedono con favore più un esperto di banca centrale che un politico

Sembrava tutto fatto. Ovvero sembrava che il nuovo chairman della Federal Reserve americana sarebbe stato Kevin Hassett. E invece, dopo le anticipazioni fornite dalla stessa Casa Bianca sulla scelta di quest’ultimo, la corsa per la guida della banca centrale americana è tornata ad essere aperta.

I candidati forti restano tre, ed erano gli stessi di cui si parla da mesi: Hassett, consigliere economico di Trump, l’ex membro del Fomc (il consiglio monetario della Fed) Kevin Warsh e l’attuale componente Christopher Waller. A loro si aggiunge da mesi, ma viene considerato un candidato con poche chance di successo, anche il nome di Rick Rieder di BlackRock, economista del mercato obbligazionario e personaggio carismatico oltre che molto stimato dai mercati, ma privo di esperienza diretta alla Fed.

Le probabilità dei candidati secondo Polymarket

Rieder verrà incontrato da Trump alla Casa Bianca negli ultimi giorni dell’anno. Nel frattempo, a pochi giorni da Natale, le previsioni segnalate da Polymarket restano invariate: Kevin Hassett al 52% di probabilità di ottenere l’incarico (meno che nelle scorse settimane), Warsh al 26%, Waller al 14% e Rick Rieder ak 2%, meno del 3% del segretario al Tesoro Scott Bessent.

Non a caso lo stesso Trump ha sostenuto che i due Kevin «sono entrambi ottimi candidati», riferendosi a Hassett e Warsh. E, nei giorni precedenti, la candidatura di Warsh era salita al 40% delle previsioni rispetto al 50% di Hassett.

Le ragioni del cambiamento e le direttive di Trump

Cosa è cambiato? Innanzitutto la reazione dei mercati, o meglio degli operatori sui titoli di stato americani, alle voci sulla scelta di Hassett non è stata particolarmente positiva perché considerato troppo vicino al Presidente Trump e poco addentro alle dinamiche della Fed.

E poi, secondo le ricostruzioni legate al mondo della Casa Bianca e al Tesoro – dove il segretario Scott Bassett è il vero kingmaker della situazione – molti hanno sottolineato che la scelta deve rispondere ad almeno tre direttive chiave: deve soddisfare Donald Trump e il segretario al Tesoro, senza ovviamente scordare che Trump chiede tassi all’1% rispetto al 3,5-3,75% attuale;

Deve fornire qualche garanzia almeno formale sull’indipendenza futura della Fed; deve generare consensi all’interno del comitato monetario della Fed stessa. Ovvero deve ottenere le maggioranza di voti necessaria, e quindi il consenso, per un’azione più decisa di taglio dei tassi.

Quest’ultimo punto, si dice a Wall Street, ha forse indebolito la candidatura di Hassett, considerato vicinissimo a Trump e rispettato come economista conservatore, ma non sufficientemente conosciuto dai consiglieri in carica al comitato monetario della Fed. Non a caso il settimanale Barron’s, spesso barometro di Wall Street, ha scritto nei giorni scorsi dei «due Kevin Hassett» ricordando che lo stesso candidato «si è fatto conoscere come economista conservatore, ma ora alcuni temono che prima di tutto sia un politico».

Il profilo di Kevin Warsh

Gli altri due candidati forti, non a caso, siedono o hanno seduto nel consiglio monetario della Fed, il Fomc. Kevin Warsh, che in passato è stato membro di quel consiglio e che di recente avrebbe ottenuto il sostegno indiretto del numero uno di JPMorgan Jamie Dimon, è stato spesso apertamente critico delle scelte della Fed e si dice sia stato in corsa sia per il ruolo poi affidato a Jerome Powell nel 2018 sia, più di recente, per la guida del Tesoro affidata poi Scott Bessent.

Gli economisti di Deutsche Bank, guidati negli Usa da Matthew Luzzetti, ricordano che di formazione Warsh è avvocato (come Powell) ed ha una lunga esperienza sia nel settore pubblico che in quello privato sia sul piano operativo (settore dei family offices) che in quello accademico.

Lo stesso Warsh ha definito «importante» la causa dell’indipendenza della Fed, ma ha anche sostenuto che «il ruolo eccessivamente esteso della Fed stessa e i suoi scarsi risultati hanno indebolito l’importanza della giusta causa dell’indipendenza della politica monetaria». È, in altre parole, un ottimo conoscitore della banca centrale e dei suoi principali dirigenti.

L'approccio di Christopher Waller

Christopher Waller ha sostenuto nei giorni scorsi che l’inflazione scenderà il prossimo anno negli Usa e che i tassi d’interesse potrebbero calare di 1% nel corso anno e ha ribadito l’importanza dell’indipendenza della banca centrale:

«Ho dedicato venti anni della mia vita a studiare l’indipendenza delle banche centrali e la sua importanza», ha dichiarato prima di incontrare nei giorni scorsi il presidente americano.

Waller, nominato da Trump nel 2020 e con un mandato da consigliere in scadenza nel 2030, «si è guadagnato il rispetto dei colleghi del Fomc e dei mercati con il suo approccio alla politica monetaria legato all’andamento dei dati economici e ai diversi scenari», sostiene l’economista di Natixis CIB Christopher Hodge, «e sarebbe il più capace fra i candidati nel dar forma a ogni possibile cambio nella politica» della banca centrale. Ovvero, avrebbe maggior facilità a creare un consenso all’interno del Fomc e al tempo stesso soddisfare le richieste della Casa Bianca.

Il futuro di Jerome Powell e le previsioni sui tassi

In tutto questo Powell, criticato duramente da Trump nell’ultimo anno, è in scadenza a fine maggio come chairman della Fed ma tecnicamente potrebbe restare nel comitato monetario. Lo farà? «Mi creda», suggerisce un noto economista di Wall Street, «a questo punto non lo sa nemmeno lui. È molto più facile prevedere che nel 2026 i tassi Usa caleranno e non di poco». (riproduzione riservata)



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