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Fed, ecco tutte le bordate di Trump contro Jerome Powell
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Fed, ecco tutte le bordate di Trump contro Jerome Powell

13 gennaio 2026, 02:00

Più volte nel 2025 il presidente americano ha insultato il numero uno della banca centrale in scadenza a maggio

Con Donald Trump non ci si annoia mai. Le preoccupazioni sull'indipendenza della Federal Reserve sono tornate alla ribalta dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un'indagine penale nei confronti del presidente, Jerome Powell, in merito alla ristrutturazione della sede centrale della banca centrale americana a Washington e all'eventualità che Powell abbia mentito al Congresso Usa sulla portata del progetto (il costo è lievitato a 2,46 miliardi di dollari contro gli 1,88 miliardi del 2024), più volte criticato da The Donald.

Le accuse di Trump a Jerome Powell

L'ennesimo attacco a un governatore in uscita (il mandato scade a maggio; Trump sentirà Rick Rieder, capo degli investimenti obbligazionari di BlackRock come possibile candidato), oggetto di numerosi insulti e soprannomi aspri. L'ultimo il 19 novembre del 2025, «grossly incompetent». Trump vorrebbe licenziarlo («I'd love to fire his ass») non solo perché non taglia il costo del denaro rapidamente e in modo rilevante (l'ultima sforbiciata del 10 dicembre di 25 punti base ha portato il tasso di riferimento tra il 3,5% e il 3,75%) ma anche perché, ha spiegato ad agosto dello scorso anno, sta «danneggiando gravemente» il mercato immobiliare in quanto, con i tassi che non scendono, è sempre più difficile acquistare case.

L’attacco più imbarazzante

Ma risale al 25 luglio lo scambio più imbarazzante tra il tycoon e Jay perché avvenuto davanti alle telecamere durante una visita a un cantiere nel quartier generale della Fed a Washington. In questa rara occasione (prima visita di un presidente all'istituto centrale da quando George W. Bush partecipò al giuramento di Ben Bernanke nel 2006), Trump ha scagliato un attacco clamoroso contro Powell accusandolo di spese folli per la ristrutturazione degli edifici della Fed, citando un documento che parlava di 3,1 miliardi di dollari.

Powell, scuotendo incredulo la testa, ha ribattuto che non ne sapeva nulla. Dopo aver sbirciato il documento, ha smontato l'accusa: parte di quei soldi riguardava un edificio completato cinque anni fa. E se a giugno Trump ha definito Powell «numbskull» (testa vuota) per non avere tagliato i tassi come richiesto, «non una persona intelligente», ha rincarato la dose. Addirittura, il numero uno della Casa Bianca non crede nemmeno che sia «così politico».

Il copione si è ripetuto a maggio dopo che la Fed ha lasciato i tassi invariati, lo ha chiamato «too late» e «foool» (stupido), accusandolo di non capire l'economia americana. Poi però ha corretto il tiro: «A parte questo, mi piace molto!». Spesso il presidente statunitense ha cambiato posizione sul fatto di voler o meno licenziare Powell, ben consapevole che potrà sostituirlo «tra poco».

Peccato che il «signor nessuno, sempre in ritardo e in errore sul taglio dei tassi», come tuonato ad aprile, sia stato scelto proprio da Trump il 2 novembre del 2017 per guidare la banca centrale, il primo governatore in 30 anni senza un dottorato in economia. Eppure lo sapeva che l'avvocato Powell è sempre stato critico nei confronti di chi vorrebbe un maggior controllo politico sulla Fed (la cui indipendenza è garantita per legge). Considerando tutto questo, nonostante una crescita resiliente, una disoccupazione bassa (4,4% a dicembre 2025) e un'inflazione persistente, per Scope Ratings aumenta il rischio che la Fed continui a non raggiungere il target del 2% nei prossimi anni. (riproduzione riservata)



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