In un contesto di conflitti geopolitici e crescente frammentazione la soluzione è «rafforzare l’economia europea». Lo ha sottolineato ieri Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, nella lectio magistralis per il conferimento della laurea honoris causa all’Università degli Studi di Roma Tre, a cui erano presenti anche Mario Draghi e Ignazio Visco. Panetta ha sottolineato che serviranno 800 miliardi di euro all’anno per finanziare la transizione climatica e digitale e per portare la spesa militare al 2% del pil.
«È evidente che un programma di tale portata richiede di impegnare il bilancio Ue», ha detto il governatore di Bankitalia. «Anche se la quota a carico del bilancio pubblico fosse contenuta – ad esempio, tra un terzo e un quarto del totale – l’onere sarebbe comunque pesante» e «alcuni Paesi potrebbero ritrovarsi con un ammontare di investimenti insufficiente o con un assottigliamento dello spazio fiscale». Così «potremmo assistere a un aumento della frammentazione finanziaria e della divergenza tra Paesi, a danno del mercato unico».
Per di più, ha osservato Panetta, gli investimenti servirebbero per «beni pubblici europei» (come digitale, difesa, tecnologia): se l’ammontare impiegato non sarà sufficiente, le ripercussioni saranno negative per tutti i Paesi. Inoltre, ha rilevato il governatore di Bankitalia, l’accentramento a livello europeo permetterebbe di evitare duplicazioni di spesa e di coordinare meglio le politiche fiscali con quelle monetarie della Bce (che in passato ha dovuto compensare l’austerità dei governi).
L’Europa ha investito poco negli ultimi anni. Gli investimenti pubblici, che erano al 4% del pil prima della crisi finanziaria, sono diminuiti di oltre l’1%. I dati sarebbero ancora peggiori considerando il deprezzamento dello stock di capitale. Anche gli investimenti privati, ha osservato Panetta, sono cresciuti di solo il 7% in termini reali tra il 2008 e il 2023, meno della metà rispetto al quindicennio precedente, e di gran lunga inferiori rispetto al +50% negli Stati Uniti.
In questo contesto i titoli di debito comune sono «uno strumento indispensabile» per finanziare gli investimenti e eliminerebbero anche «il principale ostacolo» per un’Unione dei mercati di capitale, ha detto Panetta. Per il governatore di Bankitalia è «un’illusione» pensare che l’Unione monetaria possa funzionare bene senza una capacità fiscale centrale permanente. Su questa materia è nota l’opposizione della Germania e dei Paesi nordici. Per Panetta l’esigenza di aumentare gli investimenti si deve comunque coniugare con «conti pubblici in ordine».
Il banchiere centrale ha osservato che il rafforzamento dell’Europa è «un obbligo»: in particolare, ha aggiunto, «dobbiamo poter contare su una maggiore integrazione interna per contrastare le divisioni esterne all’Unione».
Il rischio di misure non europee è anche quello di indebolire il mercato unico. Un provvedimento che non va nella giusta direzione è il piano industriale del Green Deal della Commissione Ue: «Prevede interventi che non sono finanziati con nuove risorse europee, ma che allentano le norme sugli aiuti di Stato», ha sottolineato Panetta. «Questo meccanismo avvantaggia i Paesi più forti dal punto di vista fiscale e rischia di segmentare il mercato unico, avviando una competizione deteriore al ribasso in cui ciascuno Stato mira a offrire incentivi superiori a quelli degli altri».
Per rafforzare l’Europa, secondo Panetta, occorre «ridurre la dipendenza dalla domanda estera» (soprattutto ora che la Cina riduce l’apertura commerciale), «rafforzare la sicurezza energetica» (migliorando anche i rapporti con gli Stati più ricchi di materie prime e terre rare), «avanzare nella produzione di tecnologia», «riconfigurare le catene globali del valore (sfruttando le potenzialità delle aree europee meno sviluppate come il Sud Italia), «gestire i flussi migratori» (a livello Ue, per affrontare la sfida dell’invecchiamento) e «rafforzare la sicurezza esterna» (aumentando gli investimenti nella difesa). Dopo aver approfondito questi temi, Panetta ha concluso l’intervento citando Luigi Einaudi: «Il problema non è tra l’indipendenza e l’unione; è tra l’esistere uniti e lo scomparire». (riproduzione riservata)