La globalizzazione ha creato «opportunità di progresso economico e sociale in molte regioni del mondo», ma ha mostrato «limiti evidenti». Lo ha detto Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, in un incontro della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice a Bologna. «Le attuali tensioni commerciali e geopolitiche sono segnali di un sistema che non è riuscito a rispondere appieno alle aspettative e ai bisogni della popolazione mondiale», ha detto Panetta.
Il governatore di Bankitalia ha osservato che il sistema di scambi aperto e multilaterale «ha favorito lo sviluppo», «ha aumentato le opportunità di lavoro, soprattutto per le donne» e «ha ridotto le disuguaglianze tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo». Senza i progressi degli ultimi trentacinque anni, ha aggiunto, «oggi vi sarebbero 2,4 miliardi di persone in più in condizioni di indigenza».
A fronte dei benefici, la globalizzazione ha prodotto anche «effetti indesiderati che non sempre sono stati ben compresi o affrontati in modo adeguato dai governi e dalle istituzioni internazionali», ha detto Panetta.
L’apertura al commercio estero ha accorciato il divario di reddito tra Paesi ma «ha spesso contribuito ad ampliare le disuguaglianze all’interno degli Stati».
In particolare, ha osservato il governatore di Bankitalia, la globalizzazione e la delocalizzazione produttiva «hanno concorso a frenare la dinamica dei redditi dei lavoratori impiegati nelle mansioni meno qualificate e peggio retribuite, ma anche di molti appartenenti alla classe media».
Inoltre, ha aggiunto, l’aumento del peso delle economie emergenti «non è stato accompagnato da un corrispondente progresso delle libertà politiche», un fattore che ha anche ridotto la disponibilità dei Paesi maggiori a rivedere la governance delle istituzioni internazionali.
Nel complesso, ha rilevato il banchiere centrale, la globalizzazione «è percepita da molti, a torto o a ragione, come un progetto elitario».
Panetta ha osservato che lo scenario mondiale sta evolvendo verso un sistema «multipolare e frammentato» con tensioni che hanno portato alle dispute tra Usa e Cina, alla Brexit e al «crescente rifiuto da parte dei governi di consentire acquisizioni di imprese nazionali da parte di investitori stranieri».
Il commercio globale oggi viene sempre più utilizzato «a fini strategici», ha rilevato Panetta, e nei prossimi anni «è previsto un aumento del protezionismo, alimentato dalle politiche degli Stati Uniti».
Secondo il banchiere centrale la «priorità» è quella di «preservare un’economia mondiale aperta agli scambi internazionali», ma occorre anche «correggere gli squilibri emersi del tempo», in particolare attraverso «il contrasto alle disuguaglianze», «il rafforzamento dei sistemi di istruzione e formazione» e «l’accesso a servizi sanitari efficienti».
A livello internazionale, Panetta ha suggerito di alleviare l’onere del debito dei Paesi più poveri. Sulle guerre il governatore di Bankitalia ha evidenziato che «crescita economica, prosperità e pace sono strettamente connesse». (riproduzione riservata)