La riduzione dei tassi Bce deve andare avanti, considerando la debolezza dell’economia europea e un’inflazione che potrebbe scendere sotto il 2%. Lo ha indicato Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, al convegno Assiom Forex. «Il processo di normalizzazione della politica monetaria va continuato, accompagnando le decisioni con una comunicazione orientata alle prospettive dell’economia reale e dell’inflazione nel medio termine. In questa fase, un’eccessiva attenzione ai dati di volta in volta disponibili rischia di generare incertezza e volatilità nei mercati, riducendo l’efficacia della politica monetaria».
Al momento, secondo Panetta, gli indicatori sembrano suggerire che «il rischio prevalente sia ancora quello di un’inflazione inferiore al 2% nel medio termine», anche perché l’economia dell’area euro «fatica a ritrovare slancio» e la domanda interna «manca di forza».
Inoltre l’incremento dei tassi a lungo termine in dollari ha determinato «una sorta di importazione dagli Stati Uniti di una restrizione monetaria non giustificata dalla situazione economica dell’area euro». L’aumento dei dazi Usa, in ogni caso, «non avrebbe presumibilmente effetti significativi sull’inflazione».
Panetta ha ricordato anche alcuni rischi al rialzo sull’inflazione, in particolare «i più insidiosi provengono dai mercati energetici». Inoltre i prezzi dei servizi «continuano a crescere a un ritmo relativamente sostenuto», anche se questo andamento «è destinato ad attenuarsi per effetto del calo dell’inflazione totale».
Panetta non ha indicato un livello finale dei tassi Bce. Il governatore di Bankitalia ha ricordato che «secondo le proiezioni pubblicate dall’Eurosistema a dicembre, l’obiettivo di inflazione verrebbe raggiunto con una riduzione dei tassi ufficiali in linea con le aspettative di mercato allora prevalenti, portandoli intorno al 2% dalla metà del 2025». In base a tale scenario, «un allentamento monetario meno deciso potrebbe comportare un’inflazione troppo bassa nel medio periodo».
Per Panetta la ripresa nell’Eurozona «potrebbe tardare ulteriormente» a causa del calo della fiducia dei consumatori e dei problemi del settore manufatturiero che «continua a perdere quote di mercato a favore dei produttori cinesi». Inoltre «in prospettiva le difficoltà dell’industria automobilistica potrebbero avere conseguenze gravi anche su altri settori».
In Europa, ha aggiunto il governatore di Bankitalia, c’è «un’eccessiva dipendenza dalla domanda estera» e «vanno rilanciati gli investimenti, da anni inferiori a quelli degli Usa», mentre a livello globale «gli elementi di maggiore preoccupazione provengono ancora dalle tensioni geopolitiche».
Secondo le stime della Banca d’Italia, «se i dazi annunciati in fase pre-elettorale fossero attuati e accompagnati da misure di ritorsione, la crescita del pil globale si ridurrebbe di 1,5 punti percentuali». Per l’economia statunitense l’impatto «supererebbe i 2 punti», mentre per l’area dell’euro «le conseguenze sarebbero più contenute, intorno a mezzo punto percentuale» ma con «effetti maggiori per Germania e Italia, data la rilevanza dei loro scambi con gli Stati Uniti».
In questo scenario, ha sottolineato Panetta, «l’Europa sta tardando a maturare una convinta risposta comune. L’affanno della sua economia contrasta con la vivacità di quella statunitense». Ma «questa situazione non è un destino ineluttabile». Per superarla «occorre la consapevolezza che una risposta europea comune può permetterci di affrontare con successo le difficoltà attuali». Saranno necessarie per Panetta «risorse ingenti, superiori a quelle del bilancio comunitario. Occorreranno investimenti comuni, nell’ambito di un patto europeo per la produttività, finanziati anche con l’emissione regolare di titoli da parte della Ue».
Secondo Panetta l’Italia «ha dimostrato di saper reagire alle crisi, e non può accontentarsi di una crescita modesta. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è una leva straordinaria per gli investimenti e le riforme. Va attuato con determinazione ed efficacia. Il risanamento dei conti pubblici, la produttività e l’innovazione sono le priorità per garantire stabilità e sviluppo». (riproduzione riservata)