I pagamenti sono la «spina dorsale del sistema finanziario» ma quelli transfrontalieri restano «lenti, costosi e opachi» perché la tecnologia «da sola non basta: sono essenziali regole e procedure armonizzate, e fare progressi in questo ambito è più complesso». Lo ha sottolineato il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, all’assemblea annuale della Asian Development Bank a Milano.
La posta in gioco è alta se si considera che nel 2024 il mercato globale dei pagamenti transfrontalieri è stato stimato a oltre 190 mila miliardi di dollari, «quasi il doppio del pil mondiale, e si prevede che superi i 300 mila miliardi entro i prossimi 5-10 anni». Eppure, ha aggiunto Panetta, gli obiettivi della Roadmap del G20 «difficilmente saranno raggiunti pienamente entro il 2027», ma questo «non deve essere una scusa per ridurre gli sforzi».
Negli ultimi anni, secondo Panetta, si è rafforzata la consapevolezza che i pagamenti costituiscono «un pilastro essenziale per l’inclusione finanziaria, la stabilità finanziaria, la sovranità monetaria e persino per la geopolitica».
Le inefficienze nei sistemi di pagamento transfrontalieri «hanno alimentato la nascita di nuove tecnologie come i registri distribuiti e nuovi prodotti come i cripto-asset con l’intento di offrire soluzioni migliori ai bisogni di pagamento della popolazione». Ma «si tratta di una promessa da prendere con molta cautela. I cripto-asset non garantiti comportano rischi significativi, tra cui la possibilità di perdite consistenti per gli utenti finali», ha sottolineato Panetta spiegando che è ancora «più importante» considerare che «non svolgono realmente funzioni di pagamento, essendo altamente volatili, privi di valore intrinseco e spesso poco o per nulla regolamentati».
Invece le stablecoin, «se adeguatamente progettate e regolamentate», potrebbero svolgere alcune funzioni di pagamento. Tuttavia, ha osservato Panetta, la «proliferazione di stablecoin basate su blockchain non interoperabili rischia di frammentare ulteriormente il panorama dei pagamenti e comprometterne l’efficienza complessiva». Inoltre, i quadri normativi variano «notevolmente da una giurisdizione all’altra, e la mancanza di coordinamento - in particolare tra Europa e Stati Uniti - rende difficili da prevedere gli sviluppi futuri».
Inoltre, «mentre gli stablecoin sono esposti al rischio di corsa agli sportelli, analogamente alle banche, spesso mancano di alcune tutele fondamentali, come l’accesso alle strutture delle banche centrali, l’assicurazione sui depositi e meccanismi di risoluzione delle crisi», ha proseguito il governatore precisando che «la proibizione non è però la risposta. L’unica reazione efficace all’emergere di alternative più rischiose è offrire soluzioni di pagamento al dettaglio altrettanto efficienti, ma più sicure e affidabili».
Il miglioramento dei pagamenti transfrontalieri è stato una priorità della presidenza italiana del G7 nel 2024. Secondo il governatore «uno scenario realistico e valido per il prossimo futuro potrebbe essere la coesistenza di accordi di interconnessione bilaterali e multilaterali. Un numero limitato di giurisdizioni con forte allineamento strategico e profonda integrazione economica potrebbe dar vita ad accordi multilaterali, creando veri e propri hub regionali. Questi hub potrebbero poi collegarsi tra loro, o con singole giurisdizioni, attraverso accordi bilaterali più semplici». (riproduzione riservata)