Exor, la hoding degli Agnelli-Elkann, sarebbe in trattative per una possibile cessione di Iveco, il produttore torinese di camion e autobus. Lo riferisce Reuters in esclusiva citando tre fonti riservate, secondo cui tra i potenziali acquirenti ci sarebbe il colosso indiano Tata Motors. In scia all’indiscrezione il titolo Iveco balza del 9% a Piazza Affari venerdì 18 (intorno alle ore 15).
Due delle fonti sentite avrebbero confermato l’interesse manifestato da Tata Motors verso la quota di controllo di Iveco detenuta da Exor. Tuttavia, eventuali trattative non includerebbero Iveco Defence Vehicles (Idv), la divisione attiva nella produzione di veicoli per la difesa. Anzi, lo spinoff della società della difesa (per la quale è in corsa Leonardo) sarebbe propedeutico proprio a una successiva e più agevole (con meno paletti da golden power e norme simili) alla cessione della stessa Iveco in mani straniere.
Contattati dall’agenzia di stampa, Exor e Iveco hanno preferito non commentare, mentre da Tata Motors non è giunta alcuna risposta. Exor detiene il 27,1% del capitale di Iveco, ma controlla il 43,1% dei diritti di voto. Il gruppo, che produce anche motori e autobus, ha una capitalizzazione di mercato di circa 4,2 miliardi di euro.
L'interesse di potenziali acquirenti non è nuovo: Iveco è considerato dagli analisti un possibile obiettivo di M&A, essendo il più piccolo tra i principali produttori europei di camion, un mercato dominato da Volvo, Daimler e Traton. Tuttavia proprio la presenza della divisione difesa ha finora rappresentato un ostacolo a operazioni di questo tipo, limitando il numero dei potenziali compratori.
Nel 2021, il governo italiano ha esercitato i poteri speciali del cosiddetto golden power per bloccare un'offerta avanzata dal gruppo cinese Faw. All’epoca, Iveco faceva ancora parte di Cnh Industrial, controllata da Exor, da cui è stata scorporata e quotata in borsa all’inizio del 2022.
Intanto il leader di Azione, Carlo Calenda, sempre attento alla galassia che riguarda Exor e Stellantis, ha fatto un post su X attaccando la holding degli Agnelli-Elkann. «Stanno smantellando tutto», scrive il senatore che poi si rivolege direttamente al premier Giorgia Meloni, chiedendole di «intervenire subito per capire se Johh Elkann sta effettivamente vendendo agli indiani» perché se così fosse «vanno poste condizioni relative ad occupazione e brevetti attraverso golden power».
La Fiom invece chiama in causa il ministro delle Imprese Adolfo Urso. «Riteniamo inaccettabile apprendere da indiscrezioni, non smentite dall’azienda, della vendita di Iveco», scrivono in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Maurizio Oreggia, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil. «Lo scorporo di Iveco Defence si confermerebbe quindi un piano preordinato di cessione di una parte importante del patrimonio industriale della nostra Repubblica. Il Governo fermi qualunque ipotesi di vendita che metta in discussione gli impianti e i lavoratori di Iveco».
La Fiom dichiara che non permetterà «lo smantellamento del sistema industriale nel nostro Paese e lo contrasteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione. Per tali ragioni, abbiamo anche rinnovato la necessità di attivare quanto prima un confronto urgente al Mimit».
«Con la presente, anche alla luce delle notizie circolate in queste ore su una possibile vendita di Iveco e non smentite dall'azienda, unitamente a quelle relative allo spin off della divisione Defence, si aggravano le nostre preoccupazioni riguardo il futuro dei lavoratori di tutto il gruppo», scrivono in una richiesta congiunta Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Fismic-Confsal, UglM e AqcfR rivolta al ministro Urso.
«Per questo a nostro avviso siamo a ribadire che, come già fatto con nostre lettere del 10 febbraio 2025 e dell’11 giugno, si rende necessaria una convocazione urgente presso il vostro ministero per comprendere la reale situazione». (riproduzione riservata)