Il futuro di Acciaierie d’Italia sembra portare in Azerbaijan. Nel fine settimana (15-16 febbraio) sono arrivati i rilanci delle tre offerte per rilevare il polo siderurgico tarantino. Solo in due hanno puntato al rialzo: si tratta della cordata azera composta da Baku Steel Company e Azerbaijan Investment Company e dagli indiani di Jindal Steel International. Il fondo americano, Bedrock, si è invece sfilato.
L’offerta più importante dovrebbe essere quella presentata dagli azeri: 1 miliardo di euro per rilevare gli asset e il magazzino di Ilva. Sebbene la cifra è lontana dagli 1,8 miliardi offerti da ArcelorMittal nel lontano 2018, il miliardo potrebbe bastare a via Veneto per chiudere definitivamente il dossier.
Non sarà facile prendere una decisione tra i due gruppi. Jindal ha presentato un piano industriale forte e molto allineato all’obiettivo di decarbonizzazione dell’Ilva. Ma, dopo il fallimento di ArcelorMittal, la città di Taranto è restia ad affidare nuovamente il futuro della siderurgia a un proprietario indiano.
Situazione diversa per Baku: gruppo più piccolo ma proveniente, appunto, dall’Azerbaijan. Un Paese con cui l’Italia fa grossi affari, soprattutto in ambito energetico (si pensi al gasdotto Tap). Ed è proprio l’energia l’asso nella manica del gruppo: secondo alcune indiscrezioni, se la cordata azera dovesse aggiudicarsi la gara, potrebbe investire anche in un rigassificatore da posizionare al largo del golfo tarantino.
La palla è in mano ai commissari straordinari, Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, che dovranno valutare attentamente le proposte e formulare il parere da trasmettere al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le tempistiche sono abbastanza stringenti: dieci giorni per fornire un nome al ministro Adolfo Urso e l’assegnazione del bando di gara entro metà marzo.
Non si è fatta attendere la voce dei sindacati che domani, 18 febbraio, saranno al ministero del Lavoro per discutere della richiesta di proroga della cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Ilva. «La partita è finita, è arrivato il tempo delle scelte», ha detto Rocco Palombella, segretario generale di Uilm, poco dopo l’annuncio dei rilanci delle società.
Antonio Spera, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, e Daniele Francescangeli, vicesegretario nazionale con delega alla siderurgia, rimarcano la necessità di «garanzie occupazionali, investimenti per il rilancio e la decarbonizzazione», chiedendo «un accordo tra sindacati e proprietà subentrante che verta sul gruppo nella sua interezza».
Oggetto dell’acquisizione sono «i beni e le attività aziendali di Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria», nonché delle altre società appartenenti ai rispettivi gruppi: Ilva Servizi Marittimi, Ilvaform, Taranto Energia, Socova, Adi Energia, Adi Servizi Marittimi, Adi Tubiforma e Adi Socova. (riproduzione riservata)