Il peso di Evergrande tiene sott'acqua le borse asiatiche dopo aver cancellato ieri a Wall Street i guadagni di metà sessione. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede lo 0,4%, Shanghai lo 0,3% (mezz'ora più tardi passa in positivo) in una seduta volatile, l'indice Asia Dow cede lo 0,44%, mentre Hong Kong è chiusa per festività. L'oro viaggia debole a 1.776 dollari per oncia, il petrolio Wti americano sale dello 0,3% a 70,5 dollari il barile, mentre i mercati vendono T bond in attesa della Fed e dell'avvio del tapering, questa sera. Il rendimento del decennale, infatti, sale all'1,331% dall'1,32% di inizio sessione, con i futures su Wall Street che stanno riprendendo forza (+0,3%). Sul fronte delle valute, l'euro passa di mano in debolezza a 1,1725, la sterlina pure a 1,3658, scivolone invece dello yen (-0,28%) a 109,53.
Il colosso immobiliare cinese, con 305 miliardi di dollari di debiti sulle spalle, non ha pagato gli interessi in scadenza lunedì ad almeno due dei suoi maggiori creditori bancari, secondo quanto riporta Bloomberg. La possibilità di un tale evento era stata anticipata la scorsa settimana dal governo al sistema finanziario.
Nel frattempo la maggiore controllata, China Evergrande Group, effettuerà domani il pagamento di una cedola sulle sue obbligazioni onshore, cercando di dare un po' di sollievo ai mercati nervosi per i timori che un default del gruppo possano allargarsi a tutto il mondo immobiliare cinese che vale, secondo Barclays, oltre 50.000 miliardi di dollari ed è molto più grande di quello statunitense. Hengda Real Estate Group ha infatti dichiarato che pagherà la cedola sul suo bond 5,8% con scadenza settembre 2025, negoziato a Shenzhen.
Il dividendo ammonta a 232 milioni di yuan (35,88 milioni di dollari), secondo i dati Refinitiv. Evergrande effettuerà il pagamento delle obbligazioni onshore in tempo, ma lo sviluppatore non ha indicato se sarà in grado di rimborsare gli 83,5 milioni di dollari di interessi dovuti per la sua emissione di marzo 2022, in scadenza sempre domani. Il gruppo ha un altro pagamento previsto per 47,5 milioni il 29 settembre per le obbligazioni di marzo 2024. Entrambi i bond sarebbero inadempienti se il gruppo non dovesse saldare gli interessi entro 30 giorni dalle rispettive scadenze.
Citigroup, Fidelity e AllianceBernstein scrivono che Evergrande potrebbe effettivamente andare in default, ma le autorità cinesi prenderanno provvedimenti per impedire che la crisi del gigante immobiliare destabilizzi il sistema finanziario e l'economia. Nel frattempo Ray Dalio, fondatore di fondatore di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo, ritiene che la crisi del debito sia "del tutto gestibile" anche se i creditori subiranno un contraccolpo. Ma il banchiere più ricco al mondo, Uday Kotak, non è d'accordo, definendo Evergrande la Lehman cinese. L'economia del Paese ora crescerà a un ritmo più lento del previsto fino al 2023 a causa anche delle nuove restrizioni sul mercato, scrive Bank of America.
Mentre gli investitori e i responsabili delle politiche di tutto il mondo stanno cercando di valutare le potenziali ricadute, il presidente della Securities and Exchange Commission (Sec), Gary Gensler, ha detto nelle scorse ore che il mercato Usa è in una posizione ora migliore per assorbire un potenziale shock globale da un'insolvenza di una grande società rispetto alla crisi finanziaria del 2007-2009. E questa sera al presidente della Fed, Jerome Powell, verranno probabilmente poste delle domande sulle ricadute di Evergrande durante la conferenza stampa dopo i due giorni di Fomc, scrive Reuters.
Nonostante l'incombente default alcuni fondi hanno aumentato le loro posizioni negli ultimi mesi. Il gigante dei fondi BlackRock e le banche di investimento Hsbc e Ubs sono stati tra i maggiori acquirenti del debito di Evergrande secondo i dati Morningstar. Tra i detentori del debito vi è anche Amundi, così come società italiane di gestione del risparmio. S&P Global Ratings ha detto lunedì di ritenere che il governo cinese agirà solo in caso di un contagio di vasta portata che ponga rischi sistemici per l'economia.
La Banca del Giappone ha lasciato oggi invariato il suo tasso di interesse a breve termine a -0,1% e ha mantenuto l'obiettivo per il rendimento dei titoli di stato a 10 anni intorno allo 0%, come ampiamente previsto. Il board, tuttavia, ha fatto emergere una visione meno rosea sulle esportazioni e sulla produzione industriale, a causa anche delle interruzioni della catena di approvvigionamento. Nel frattempo, la situazione occupazionale resta debole mentre i consumi privati sono stagnanti a causa del Covid.
La People's Bank of China ha lasciato i tassi di interesse di riferimento per i prestiti alle imprese e alle famiglie stabili per il 17° mese consecutivo al fixing di settembre. Il prestito a un anno prime rate (LPR) è rimasto invariato al 3,85%, mentre il quinquennale è stato confermato al 4,65%. (riproduzione riservata)