Asia a due velocità, mentre il colosso Evergrande precipita (-11,03% a 2,34 dollari di Hong Kong) verso il fallimento. alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dello 0,5%, Hong Kong dello 0,56%, mentre Shanghai perde lo 0,81% e l'Asx/200 australiano lo 0,83%. A preoccupare gli investitori, le repressioni normative di Pechino, una profonda crisi di liquidità nel gruppo China Evergrande e un aumento inaspettato delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti. Le azioni in Australia scendono, con il Queensland che ha visto il suo secondo aumento giornaliero più alto di nuovi casi di virus quest'anno. Il Nikkei 225 è però positivo grazie al fatto che gli investitori stranieri si sono affrettati ad acquistare azioni giapponesi nella speranza di una nuova forte leadership politica.
L'oro sale oggi dello 0,24% a 1.760 dollari per oncia dopo lo scivolone di ieri, mentre il petrolio Wti americano cede lo 0,18% a 72,48 dollari il barile. euro poco mosso a 1,1772, yen in calo dello 0,13% 109,89, sterlina in guadagno dello 0,09% a 1,3802. In leggero calo il rendimento dei T bond Usa decennali all'1,336%, mentre i futures su Wall Street sono sopra la parità.
Le azioni e obbligazioni del gigante immobiliare cinese Evergrande sono crollate ancora una volta oggi. Con 305 miliardi di dollari di debiti, un collasso del secondo maggiore gruppo immobiliare del Paese "potrebbe essere sufficiente per far muovere la mano della Fed, tali sono le ampie onde d'urto che causerebbe", scrive oggi Jeffrey Halley, Senior Market Analyst per l'area Asia Pacifico di Oanda. Secondo l'analista, "la Cina organizzerà una sorta di bailout. Pechino ha iniettato oggi 90 miliardi di yuan netti attraverso il mercato dei pronti contro termine, apparentemente in vista delle vacanze nel Paese della prossima settimana, ma senza dubbio anche per calmare i nervi", aggiunge Halley.
Nel frattempo, il mondo della finanza mondiale cerca di capire la portata della caduta di Evergrande. Secondo i dati EMAXX ripresi da Reuters in Asia, Amundi, il più grande gestore patrimoniale d'Europa, risulta essere "il maggiore detentore complessivo delle obbligazioni internazionali di Evergrande, anche se è probabile che ne abbia vendute almeno alcune prima che la situazione si mettesse davvero male".
Il gruppo con sede a Parigi aveva poco meno di 93 milioni di dollari (ora ridotti a 25 milioni, secondo quanto comunicato dalla stessa società) di un'obbligazione da 625 milioni in scadenza nel giugno 2025, mentre Ubs Asset Management è stato il secondo detentore con un bond da 85 milioni complessivi, "nonché uno dei maggiori bondholder complessivi".
L'amministratore delegato dell'Fmi, Kristalina Georgieva, è stata richiamata dalla Banca mondiale, il suo precedente posto di lavoro, per aver esercitato pressioni per rafforzare la posizione della Cina in una classifica delle economie. La banca ha riscontrato problemi etici così gravi nella sua indagine sul rapporto "Doing Business" che ha deciso di abbandonare completamente la serie, scrive Bloomberg.
Pechino, intanto, ha formalmente chiesto di aderire al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership con la Nuova Zelanda, il patto commerciale abbandonato da Donald Trump che inizialmente era stato visto come un modo per isolare la Cina. E la Francia e stessa la Cina sono intanto "furenti", scrive Bloomberg, con l'Australia, gli Stati Uniti e il Regno Unito per il loro nuovo accordo trilaterale, che vedrà Canberra acquisire sottomarini a propulsione nucleare dai due partner. (riproduzione riservata)