Il colosso immobiliare cinese, China Evergrande Group, verrà cancellato dalla Borsa di Hong Kong, secondo quanto riportato in un documento depositato martedì 12 agosto. La società ha ricevuto una lettera in cui si afferma che «il comitato per la quotazione della Borsa ha deciso di annullare la quotazione della società... poiché la società non ha soddisfatto nessuno dei requisiti stabiliti nelle linee guida (...) imposte dalla Borsa, e la negoziazione delle azioni è rimasta sospesa», si legge nel documento.
China Evergrande sarà delistata dalla borsa di Hong Kong il 25 agosto, a più di un anno e mezzo dalla sentenza del tribunale che ha ordinato, nel gennaio del 2024, la liquidazione della società immobiliare più indebitata al mondo, con 300 miliardi di dollari di debiti verso banche e obbligazionisti.
In particolare, il tribunale ha stabilito che la società non era riuscita a presentare un piano di ristrutturazione dei debiti realizzabile, alimentando i timori per l’aumento del debito cinese, e la negoziazione delle sue azioni è stata sospesa dopo la sentenza. L’ultimo giorno di quotazione sarà il 22 agosto ed Evergrande non chiederà la revisione della decisione, ha già dichiarato la società in un comunicato. «Tutti gli azionisti, gli investitori e i potenziali investitori della società devono tenere presente che dopo l’ultima data di quotazione, sebbene i certificati azionari rimarranno validi, le azioni non saranno quotate e non saranno negoziabili in borsa», si legge nella dichiarazione.
Tra i beni della società immobiliare China Evergrande è spuntato anche un dipinto di Claude Monet. La preziosa tela dell’impressionista francese fa parte del patrimonio dell’azienda, di cui i liquidatori hanno recuperato solo 255 milioni di dollari dall’inizio della procedura formale avviata 18 mesi fa. In pratica meno dell’1% del patrimonio totale del gruppo, pari a 1,8 trilioni di yuan (250 miliardi di dollari) nel 2022. La società Alvarez & Marsal è stata incaricata della liquidazione.
La stragrande maggioranza dei beni del gruppo si trova nella Cina continentale, che opera sotto un regime giuridico separato: di qui la difficoltà a reperirli. Non solo ma Pechino ha inoltre dato priorità al completamento dei progetti edilizi incompiuti. Le entità controllate dai liquidatori sono state valutate a soli 3,5 miliardi di dollari a gennaio dello scorso anno. Sono stati recuperati 11 milioni di dollari dalla holding con sede a Hong Kong e 244 milioni di dollari dalle controllate, di cui 167 milioni sono stati interamente realizzati. Alvarez & Marsal ha avvertito che «gli stakeholder non devono dare per scontato che l’intero importo di 244 milioni di dollari sarà a disposizione della società».
I fondi recuperati provengono dalla vendita di attività «non strategiche», tra cui automobili, tessere di club, obbligazioni scolastiche e opere d’arte, tra cui appunto il dipinto di Monet, venduto nell’ambito della liquidazione.
I liquidatori hanno anche avviato un’azione legale contro la società di revisione PwC China, che lo scorso anno è stata multata dalle autorità cinesi per 441 milioni di dollari e sospesa per sei mesi.
La liquidazione di Evergrande è seguita con attenzione dagli investitori di decine di altri gruppi immobiliari cinesi, che sono in trattative di ristrutturazione e rischiano anch’essi di essere sottoposti a procedura di liquidazione a Hong Kong. (riproduzione riservata)