«Per evidenti motivi geopolitici il tema della difesa è la grande spada di Damocle sulla testa degli europei. Il settore va sottratto ai bilanci nazionali e inserito in quello Ue se vogliamo avere un sistema di difesa comune ed efficiente. Il modello è il Next Generation Eu». In vista delle elezioni europee dell’8-9 giugno l’eurodeputato Massimiliano Salini fa il punto sul programma economico di Forza Italia, membro del Partito Popolare Europeo.
Domanda. Cosa pensa del nuovo Patto di Stabilità e Crescita?
Risposta. Sono stati fatti importanti passi avanti. Ora Paesi non virtuosi sulle politiche di bilancio come l’Italia possono ridurre debito e deficit con meno pressioni. Ma in un momento complicato come quello attuale non è sufficiente. Gli alti tassi decisi dalla Bce e il computo degli investimenti pubblici nel calcolo del deficit frenano la crescita. La politica dovrebbe far ripartire lo sviluppo europeo e questo significa ridiscutere il Patto.
D. Che opinione ha delle politiche green adottate?
R. Non contestiamo l’ambizione ambientalista, ma le sue modalità. Vincolare la mobilità del futuro a un’unica tecnologia significa fermare la competizione e quindi arrestare l’innovazione. In questo modo non si protegge l’ambiente, semmai il contrario. Fi cercherà di modificare questa impostazione e ai cittadini dico che dal 2035 non ci sarà solo l’auto elettrica. Anche la normativa sulle case green ci ha deluso perché addossa sulle famiglie una spesa molto superiore al potenziale risparmio in bolletta. Per fortuna siamo riusciti a inserire alcune eccezioni e margini di flessibilità. Sul resto cercheremo di recuperare. Nella prossima legislatura proveremo anche a cambiare la Politica Agricola Comune. Uno dei difetti più evidenti riguarda le condizioni per accedere alle risorse europee, rigide al punto da dissuadere le richieste.
D. Un altro tema caldo è l’unione dei mercati dei capitali. Cosa proponete?
R. L’armonizzazione del mercato dei capitali serve a sostenere una politica economica condivisa. L’obiettivo è favorire gli investimenti e indirizzarsi verso un mercato bancario, finanziario e fiscale integrato. Così sarà più facile intercettare risorse e favorire forme di indebitamento comuni e a costi minori per i singoli Paesi Ue.
D. Qual è invece la ricetta per la competitività europea?
R. L’Unione deve superare la concezione anacronistica dell’Antitrust Ue sulla concorrenza interna. Le concentrazioni industriali vanno incentivate per creare campioni europei in grado di competere nel mondo. Inoltre, dovremmo sostenere anche l’export e non limitarci a salvaguardare il nostro mercato con politiche protezioniste sulle importazioni. Ma per riuscirci dobbiamo espandere il bilancio comunitario. E prima ancora serve una revisione dei trattati che con importanti cessioni di sovranità ridefinisca le competenze europee, garantendo maggiore integrazione. Il segreto è aumentare, non ridurre le materie affidate all’Europa, alleggerendo però il carico di regole che ne imbrigliano l’agire. (riproduzione riservata)