L’area euro è diretta verso la stagnazione, secondo quando emerge dagli ultimi indici Pmi (Purchasing Managers’ Index). Il valore dell’indice composito di giugno è rimasto stabile a quota 50,2 (sotto le attese degli analisti), molto vicino alla soglia di 50 che separa l’espansione dalla contrazione economica. Il dato nei servizi è lievemente salito (a 50, da 49,7 di maggio) ma resta su livelli inferiori ad alcuni mesi fa. Il valore nella manifattura è sceso (a 51, da 51,5).
Nel primo trimestre l’area euro ha dato segni positivi ed è cresciuta dello 0,6%. Ma il dato è stato condizionato dai valori dell’Irlanda (sempre molto volatili a causa della presenza di molte multinazionali americane) e dall’anticipo dell’attività in vista dei dazi Usa. Nel secondo semestre ci dovrebbe essere una nuova frenata.
«L’economia dell’eurozona fatica a riprendere slancio», ha osservato Hamburg Commercial Bank (Hcob) che produce gli indici Pmi con S&P Global. «Da sei mesi ormai la crescita è minima, con un’attività stagnante nel settore dei servizi e una produzione manifatturiera in moderato aumento. In Germania si registrano segnali di un cauto miglioramento della situazione, ma la Francia continua a rimanere indietro».
Per Hcob «è improbabile che lo slancio evidente nel primo trimestre si sia protratto nel secondo trimestre» anche se «le aziende stanno mantenendo l’occupazione costante».
Secondo Citi «quello che è più preoccupante è la debolezza dell’attività nei servizi che nonostante l’aumento di giugno rimane molto più debole rispetto a quanto visto nell’ultimo anno».
La presidente Bce Christine Lagarde, intervenuta al Parlamento Ue, ha riconosciuto che «le indagini indicano nel complesso prospettive più deboli per l’attività economica nel breve termine. L’aumento dei dazi e l’euro più forte dovrebbero frenare le esportazioni, mentre l’elevata incertezza ritarderà le decisioni di investimento».
Tuttavia, ha aggiunto Lagarde, «diversi fattori continuano a sostenere l’economia e dovrebbero favorire la crescita nel medio termine. La solidità del mercato del lavoro, l’aumento dei redditi reali, i bilanci robusti del settore privato e le condizioni di finanziamento più favorevoli, in parte grazie ai recenti tagli dei tassi, dovrebbero aiutare i consumatori e le imprese a resistere alle ripercussioni di un contesto globale volatile. Anche gli investimenti nella difesa e nelle infrastrutture dovrebbero sostenere la crescita».
In ogni caso per la Bce i rischi per la crescita rimangono «orientati al ribasso». In particolare, ha detto Lagarde, la crescita potrebbe rallentare «in caso di un ulteriore inasprimento delle tensioni commerciali globali, di un deterioramento del sentiment dei mercati e del persistere delle tensioni geopolitiche».
Quanto all’inflazione dell’Eurozona, tornata al target Bce del 2% (era all’1,9% a maggio), i rischi al rialzo sono legati a una «possibile frammentazione delle catene di fornitura globali», mentre quelli al ribasso sono connessi alle minori esportazioni e l’invasione di prodotti a basso costo di altri Paesi (in particolare cinesi).
Lagarde ha aggiunto che è «una preoccupazione» l’aumento dei prezzi dell’energia per il conflitto in Medio Oriente: le conseguenze, secondo la presidente Bce, dovrebbero essere «inflazionistiche nel breve termine», mentre è «difficile» prevedere gli effetti di medio termine, condizionati anche dalla minore domanda.
Secondo le attese dei mercati, la Bce non muoverà i tassi (ora al 2%) a luglio, ma un altro taglio è possibile nei mesi successivi.
Lagarde ha evidenziato anche i rischi di criptoattività e stablecoin invitando gli eurodeputati ad accelerare i tempi per l’avvio dell’euro digitale.
Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha invece sottolineato che lo strumento degli acquisti di titoli (Qe) «alla luce delle ultime esperienze, dovrebbe essere utilizzato in futuro in casi assolutamente eccezionali». (riproduzione riservata)