L’investitura ufficiale era già arrivata dall’Economist, che aveva incoronato la Spagna al primo posto tra le economie dell’Ocse. L’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’ha fornita Eurostat. Nel quarto trimestre del 2024, secondo l’istituto europeo di statistica, il pil spagnolo è salito del 3,5%.
Più di quanto atteso dagli analisti, che avevano prospettato un incremento del 3,2%. Non si tratta di una parentesi. La Spagna batte l’Eurozona dal terzo trimestre del 2021: ogni tre mesi a Madrid il pil sale in media dell’1%, mentre nell’area euro i rialzi registrati sono solo dello 0,4% (fonte Nomura).
Il miracolo della Spagna è l’emblema della rivincita dei Pigs su giganti come Francia e Germania. Nel quarto trimestre il pil tedesco è sceso su base annua dello 0,2%, mentre quello francese si è limitato a una crescita dello zero virgola (+0,7%). Nella penisola Iberica ha continuato a stupire anche il Portogallo (+2,7%), mentre l’Italia si è fermata al +0,5% dopo una seconda parte del 2024 priva di slancio (fonte Eurostat).
Ma cosa c’è dietro il miracolo spagnolo? Misure come il salario minimo hanno favorito la ripresa dei consumi dopo la pandemia, e l’Economist ha sottolineato la spinta dei migranti e la «solidità» del mercato del lavoro: a novembre 2024 il tasso di disoccupazione era all’11,2%, dato che si confronta con il 26,3% dell’aprile 2013, massimo storico (fonte Nomura).
Il vero traino della Spagna restano i servizi. Soprattutto quelli che ruotano intorno al mondo del turismo, settore che da gennaio a novembre 2024 è stato in grado di attrarre 9,3 milioni di visitatori in più rispetto allo stesso periodo del 2019 (fonte Nomura).
Anche i servizi finanziari non hanno nulla da invidiare a quelli degli altri big europei grazie ad attori come Santander, Bbva e CaixaBank, banche tra le più grandi di tutta l’Unione Europea. E nemmeno i servizi legati al mondo della consulenza, alle tecnologie informatiche e della comunicazione sono da meno.
La spinta del terzo settore ha permesso alla Spagna di subire meno la crisi della manifattura, che ha colpito l’intera Europa. Tra il 2022 e il 2023 le imprese spagnole sono state avvantaggiate da un meccanismo speciale, l’eccezione iberica, che ha alleggerito i costi delle loro bollette.
La misura è stata negoziata con l’Ue dall’ex ministra alla Transizione Ecologica, Teresa Ribera, ora vicepresidente esecutiva della Commissione Europea responsabile per il Green Deal. Il sì di Bruxelles ha consentito al governo spagnolo (e a quello portoghese) di introdurre un tetto al prezzo del gas per tutelare le imprese, mentre le rivali italiane e tedesche continuavano a pagare lo stop alle importazioni dalla Russia.
Si è trattato però di una misura solo temporanea. Ma il governo di Pedro Sánchez ha almeno un altro asso nella manica per continuare a far correre la sua economia. La Spagna è il secondo beneficiario dopo l’Italia (194 miliardi) del Next Generation Eu e può contare su ben 163 miliardi.
«Molti operatori stanno sottovalutando l’importante ruolo che Madrid potrebbe svolgere nel medio termine nel sostenere la crescita dell’Eurozona», commentano gli analisti di Nomura. «Alcuni investitori ritengono che la recente forza dell’economia spagnola sia temporanea e legata al solo turismo, mentre in realtà sarebbe da attribuire più a fattori strutturali». (riproduzione riservata)