Una strategia di successo per lo sviluppo degli eurobond avrebbe bisogno di due elementi chiave: «un flusso costante di emissioni» e «qualche forma di redistribuzione dei guadagni aggregati». È quanto hanno osservato gli economisti della Banca d’Italia Kevin Pallara, Marcello Pericoli e Pietro Tommasino in un’analisi appena pubblicata da Via Nazionale.
Gli autori osservano che i tassi degli eurobond attualmente in circolazione (quelli cioè dei programmi Sure e Next Generation Eu) sono più alti rispetto ai livelli teoricamente appropriati.
Secondo un modello elaborato dagli economisti, il rendimento di eurobond ottimali con garanzie congiunte sarebbe di circa 40 punti base (0,4%) inferiore a quello dei bond oggi sul mercato.
«Esiste un margine non sfruttato per ottenere risparmi complessivi in termini di minori spese per interessi», rileva l’analisi.
Per quali motivi i titoli europei di Sure e NextGenEu hanno tassi più alti (e quindi costi più elevati per i Paesi Ue) rispetto a quelli di veri eurobond? La differenza, osserva la ricerca, è dovuta all’insufficiente liquidità e all’incertezza sulle future emissioni garantite in modo congiunto.
Lo spread denaro-lettera è oltre tre volte superiore a quello dei titoli di Stato nazionali dei principali Paesi dell’area euro.
La minore liquidità è dovuta al fatto che i detentori dei bond Ue spesso li conservano fino a scadenza (Bce ed Eurosistema hanno un terzo dei 546 miliardi di titoli in circolazione).
Inoltre i titoli europei sono percepiti come sovranazionali, non come bond sovrani: il mercato, secondo gli economisti Bankitalia, potrebbe diventare più liquido sviluppando future e includendo gli eurobond negli indici dei bond statali.
La mancanza di una fornitura regolare di titoli scoraggia poi i potenziali investitori. In tal senso, l’Unione Europea potrebbe assicurare un flusso costante di emissioni attraverso investimenti comuni, per esempio finanziando transizione verde e digitale.
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha ricordato nelle Considerazioni Finali che le risorse comuni dovrebbero essere destinate anche alla tecnologia e alla difesa.
In quest’ultimo ambito la proposta della Commissione Ue rischia invece di accrescere le disuguaglianze tra Paesi poiché si basa su fondi nazionali e prestiti, in assenza di debito europeo.
C’è però anche una questione politica che blocca l’avvio di veri eurobond. I titoli comuni aiuterebbero molto i Paesi con finanze pubbliche più deboli (l’Italia avrebbe uno sconto dell’1% sui tassi), mentre altri Stati non avrebbero nessuna convenienza (la Germania ci perderebbe 6 punti base). Perciò oggi gli eurobond sono considerati un beneficio solo per i Paesi più indebitati.
Tuttavia gli economisti della Banca d’Italia osservano che i guadagni degli eurobond potrebbero essere redistribuiti tra Paesi attraverso il budget Ue, il Mes o una nuova agenzia europea del debito. Così tutti gli Stati avrebbero lo stesso beneficio sui tassi, stimato in 37 punti base.
La redistribuzione inoltre consentirebbe di mantenere un legame tra debiti nazionali e tassi pagati dai Paesi. Secondo l’analisi, «superare i problemi è tecnicamente fattibile e necessario, mentre le conseguenze dell’inazione stanno diventando sempre più evidenti». (riproduzione riservata)