Bilancio sui bond molto positivo per chi ha puntato sull’apprezzamento dell’euro, mentre il livello medio dei rendimenti tedeschi a 10 anni è aumentato di 60 punti base a causa delle attese di uno sforamento del disavanzo pubblico, principalmente per le spese della difesa, e per un atteggiamento permissivo della Bce a fronte della stabilità delle attese inflazionistiche. Il benchmark staziona sotto al 3% e la quota potrebbe anche non essere superata se la Bce dimostrasse la sua determinazione nella lotta al carovita. Dopo la forte inclinazione della curva dei rendimenti, l’interesse potrebbe quindi tornare sulle scadenze lunghe.
La crisi del governo francese, con un deficit fiscale che ha superato il 6%, ha inciso sull’aumento del premio di rischio sui titoli transalpini. In Italia invece la stabilità politica dell’attuale legislatura, con un controllo dei costi, ha favorito l’afflusso di capitali, con lo spread Btp-Bund che si staziona sotto 70 pb. La situazione è stata confermata dalle agenzie di rating, che hanno migliorato il merito di credito dell’Italia e ridotto quello dei cugini francesi.
A livello globale, sul podio dei migliori investimenti obbligazionari salgono Russia e Brasile. La rivalutazione del rublo contro euro del 25% e la riduzione dei tassi a breve dal 21% all’attuale 16,5% hanno permesso una performance entusiasmante. In Brasile i tassi sono rimasti stabili intorno al 15%, centrando l’obiettivo di contenimento dell’inflazione, con un ritorno in valuta locale del 13%, a fronte della solidità dimostrata dal cambio del real.
Difficile prevedere se la cavalcata dell’euro al 13% contro dollaro e yen all’11%, e sotto il 10% contro le divise minori, potrà continuare ai ritmi attuali, pur a fronte di un eventuale riduzione del differenziale dei tassi. Sta di fatto che gli investitori hanno finora premiato la divisa unica per l’inizio di una maggiore spinta di integrazione e competitività e per l’efficace gestione dei tassi attuata dalla banca centrale. L’anno che segue presenta una sfida sostanziale per le obbligazioni: se le economie, dopo una lunga fase di stagnazione, sapranno raggiungere e mantenere un tasso di crescita necessario a finanziare gli enormi investimenti nella transizione energetica, nell’ammodernamento delle Pa e nella ricostruzione post-bellica. Se questa sfida fosse vinta, gli attuali livelli dei rendimenti a lunga scadenza potrebbero rappresentare un’interessante opportunità di investimento. Nel frattempo, i mercati stanno consolidando su fasce di rendimento piuttosto ristrette, come ad esempio 2,7%-2,9% sul Bund a 10 anni, condizionati dalle scadenze tecniche di fine anno e dal consistente flusso di nuove emissioni. L’aumento significativo della spesa pubblica porta, nel medio termine, a un incremento delle emissioni di titoli di Stato, soprattutto tedeschi, per finanziare il debito. La volatilità è sotto controllo e il moderato incremento dei tassi di mercato ha scontato il fenomeno, indicando ottimismo degli operatori sui dati macro per i prossimi mesi.
Ultime in classifica per gli investitori denominati in euro sono Turchia, India e Giappone, penalizzato dal consistente deprezzamento dello yen. In Turchia i tassi a breve sono scesi dal 47,5% al 38%, determinando una performance in valuta locale superiore al 20%, ma che non ha compensato l’ennesimo pesante scivolone del cambio della lira turca, giunta a 50 contro euro con un deprezzamento del 35%. Anche la rupia indiana ha perso terreno, deprezzandosi del 16% rispetto all’euro, a fronte della riduzione dei tassi a breve dal 6,5% al 5,25%, che ha favorito un ritorno in valuta locale intorno al 6% sui bond. (riproduzione riservata)