Il testo sull’euro digitale dell’eurodeputato tedesco Stefan Berger presentava molti punti critici ed era più divisivo rispetto a quello della Commissione Ue, come MF-Milano Finanza ha spiegato il 20 febbraio. Perciò non sorprende che quel report non sia stato votato nella commissione economica del Parlamento Ue e non sia approdato in plenaria. Il tema è così rinviato alla prossima legislatura.
L’euro digitale non è una questione solo tecnica, di competenza della Bce. La materia dovrà ricevere anche un forte sostegno a livello politico tra i legislatori Ue. Ma in tal senso è importante che negli ultimi mesi sia cresciuta la consapevolezza tra i governi della necessità di avviare la Cbdc (Central Bank Digital Currency), come ha detto ieri all’Abi il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone.
Le ragioni sono molteplici: in gioco non c’è soltanto la comodità per i cittadini di pagare in tutta l’Eurozona, ma anche il bisogno di intervenire in un ambito strategico, dove oggi è rilevante il ruolo di operatori non europei. In prospettiva i rischi sono ancora maggiori se si considera il peso delle bigtech, che certo non sono interessate ai problemi di concorrenza o stabilità finanziaria nell’Eurozona.
I governi hanno capito che l’euro digitale sarà anche un’occasione per difendere la sovranità monetaria dell’area. Ora occorre definire i (non pochi) dettagli del progetto. Alcuni Paesi possono premere per soluzioni specifiche. Ma è impossibile immaginare che non si trovi un punto di incontro nel prossimo Parlamento Ue, considerando la posta in gioco per l’Europa. (riproduzione riservata)