«Le domande senza risposta erano troppe e il tempo a disposizione breve. Così la Commissione Affari Economici ha preferito affidare la ricerca di una soluzione al prossimo Parlamento Ue». L’eurodeputato Stefan Berger chiarisce perché la sua proposta sull’euro digitale non è approdata all’ultima plenaria dell’Eurocamera, quella prima del voto di giugno. Tempi stretti, quindi, visto che «la Commissione ha formulato la sua proposta solo alla fine della scorsa estate». E una materia complessa, «con forti implicazioni per la società, l’economia e le banche, che non siamo riusciti ad affrontare in così poco tempo».
Ma in fin dei conti si tratta solo di uno stop temporaneo. E soprattutto non di un colpo di spugna. «Il nuovo Parlamento non ripartirà da zero: analizzerà la mia proposta e gli emendamenti presentati», afferma l’eurodeputato tedesco. «Poi prenderà la strada che riterrà più opportuna, anche se un punto deve restare chiaro: la nuova valuta digitale dell’Europa dovrà essere comparabile ai contanti, solo così conquisterà i consumatori».
Domanda. Che cosa intende?
Risposta. Dobbiamo creare un clima di fiducia. E ci riusciremo solo se i cittadini non penseranno che la Bce controlla i loro pagamenti, altrimenti non utilizzeranno l’euro digitale. Ecco perché permetteremo di fare acquisti anche offline, cioè senza bisogno di internet: in questo modo l’euro digitale sarà molto simile al contante, strumento di cui tutti ci fidiamo.
D. Che cosa preoccupa invece le banche?
R. Gli istituti di credito temono una fuga dei depositi. Hanno paura che i clienti trasformino i risparmi in euro digitali. In tal caso il denaro dei correntisti non sarà più nella disponibilità delle banche ma della Bce, e quindi gli istituti non potranno più prenderlo in prestito per concedere finanziamenti o per altre esigenze di business. Le banche saranno costrette a chiedere i fondi a Francoforte, che li fornirà a un costo maggiore di quello pagato per la raccolta diretta.
D. Che cosa avete pensato per impedire una fuga dei depositi?
R. La Bce ha proposto di fissare un limite applicabile a tutti gli individui. Il problema è che ancora non siamo riusciti a quantificare questo massimo. Per la banca centrale dovrebbe aggirarsi sui 2-3 mila euro, mentre molti istituti privati chiedono di fermarsi a 500 euro. Io invece ho proposto di istituire un tetto dinamico, diverso per ogni cittadino. Il meccanismo è semplice: più soldi hai sul conto e più euro digitali puoi avere a disposizione.
D. Sul massimale quindi non c’è accordo. In generale qual è la posizione dei partiti sull’euro digitale?
R. Quelli di destra prediligono il contante, quelli di sinistra al contrario vorrebbero una maggiore supervisione pubblica della Bce per limitare i poteri delle banche private sui pagamenti. Trovare una sintesi non è stato e non sarà semplice, anche perché non sappiamo quali caratteristiche avrà l’euro digitale. La Bce lo sta ancora sviluppando e l’assenza di certezze non facilita il compito del legislatore.
D. Quindi dovremo aspettare anni per una legge sull’euro digitale?
R. Credo che il Parlamento Ue legifererà nel 2025, quando Francoforte avrà concluso la fase di sperimentazione. Ma non c’è da preoccuparsi, perché così avremo il tempo necessario per fornire una risposta seria a tutte le incognite esistenti. Di certo non torneremo indietro: gli eurodeputati sanno che l’Europa ha bisogno dell’euro digitale per difendere la sua sovranità nel settore dei pagamenti. Non lasceremo terreno alle big tech o alle altre potenze come la Cina. (riproduzione riservata)