Nexi è fra le società aggiudicatarie di alcuni degli appalti della Bce legati allo sviluppo dell’euro digitale. Nello specifico, la società di pagamenti guidata da Paolo Bertoluzzo, insieme a Capgemini e Giesecke+Devrient, si occuperà dello sviluppo della funzionalità offline dell’euro digitale.
Il contratto dovrebbe avere un valore stimato di 271 milioni di euro, fino a un massimo di 662 milioni (di cui una quota parte di Nexi), con il pagamento da parte della Bce solo quando entrerà in vigore la legislazione definitiva e si deciderà sull’emissione effettiva dell’euro digitale. Si ricorda che a settembre del 2024 Nexi ha ricevuto dalla Bei (Banca europea per gli investimenti) 220 milioni di euro per sostenere l’innovazione dei pagamenti digitali in Europa.
«Retiniamo che l’eventuale incasso per l’esecuzione di questo progetto specifico possa avere un impatto quantitativo limitato per Nexi, mentre valutiamo positivamente il coinvolgimento della società in un progetto innovativo come quello dell’euro digitale, confermandone il know-how tecnologico e la sostenibilità nel medio/lungo-termine», commenta Equita.
A detta di Banca Akros far parte della soluzione offline conferisce a Nexi un ruolo chiave in una parte dell’architettura dell’euro digitale. Comunque, si prevedono lunghi tempi di sviluppo, con la regolamentazione attesa per metà 2026, l’inizio dello sviluppo tecnico nel 2026, i test sul campo nel 2028 e il possibile lancio nel 2029.
«L’euro digitale è concepito per affiancare il contante e offrire nuove opportunità alle società di pagamenti come Nexi e Worldline», aggiunge l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo. «Qualsiasi esercizio che oggi accetta pagamenti con carte di debito o di credito, sia tramite Pos che online, accetterà anche l’euro digitale, che potrà inoltre essere utilizzato per transazioni dirette tra privati».
«Nel complesso», conclude Banca Akros, «notizie leggermente positive per la società. Confermiamo il rating buy e il prezzo obiettivo a 8 euro» sul titolo che in borsa è sceso in chiusura il 3 ottobre dello 0,66% a quota 4,957 euro (-15,7% in un anno).
Anche Equita ha ribadito buy con un target price a 8,50 euro. Più cauta JP Morgan che, dopo aver rivisto al ribasso le stime sul gruppo per il periodo 2025-2027, ha abbassato il prezzo obiettivo da 5,9 a 5,65 euro e confermato il giudizio neutral. (riproduzione riservata)