Centosessantacinque anni di storia, sacrificio e servizio al Paese: l’Esercito Italiano celebra il suo anniversario rilanciando il proprio ruolo tra tradizione e innovazione. La cerimonia si è svolta il 5 maggio a L'Aquila, simbolo di rinascita e Capitale italiana della cultura 2026, alla presenza delle massime autorità civili e militari.
A prendere parte all’evento, tra gli altri, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano e il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello. Un momento solenne che ha ricordato le origini del 4 maggio 1861 e il lungo percorso della Forza Armata, segnato da guerre, missioni internazionali e interventi a supporto della popolazione.
Prima della cerimonia è stata deposta una corona d’alloro al Monumento ai Caduti, in memoria dei militari che hanno perso la vita. In piazza Duomo si è poi svolto lo schieramento di una brigata di formazione rappresentativa delle diverse specialità, tra uniformi storiche e reparti ad alta specializzazione, accompagnato dalle note della Banda dell’Esercito e dal sorvolo di assetti militari.
Nel suo intervento, Crosetto ha sottolineato il valore umano dei militari: «Non sono qui solo per celebrare un anniversario, ma per rendere onore a chi serve il Paese ogni giorno, in Italia e all’estero». Il ministro ha anche richiamato il legame con la città, ricordando il terremoto del 2009 e il ruolo delle Forze Armate nella gestione dell’emergenza e nella ricostruzione. Non solo. «Noi abbiamo un mondo che è impazzito, all’interno del quale il nostro dovere è garantire che questa nazione, qualunque cosa possa succedere e che non succederà mai, sia in grado di difendersi perché ci sono persone che si preparano ad ogni scenario possibile», ha sottolineato il ministro.
Il generale Portolano ha evidenziato come l’Esercito abbia attraversato tutte le fasi cruciali della storia italiana, dalla guerre d’indipendenza ai conflitti mondiali, fino alle missioni per la pace e il supporto nelle emergenze. Un impegno che oggi si confronta con scenari complessi, dove tecnologia e capacità umana devono integrarsi: «Droni, satelliti e intelligenza artificiale stanno cambiando il modo di operare, ma la differenza la fa sempre l’uomo».
Sulla stessa linea il generale Masiello, che ha ribadito l’importanza dell’addestramento e dell’innovazione per garantire sicurezza e deterrenza: «Da una parte la tradizione, che preserva e tramanda il passato; dall’altra l’innovazione, che interpreta il presente e dà forma al futuro. La pace ha un costo e richiede anche un Esercito e Forze Armate in grado di garantire una deterrenza concreta. Servono una formazione al passo con i tempi, innovazione tangibile e standard operativi elevati».
Da due anni capo di Stato maggiore dell'Esercito, Masiello aveva già sottolineato, intervistato ieri 4 maggio da La Repubblica, la centralità delle nuove tecnologie: «Puntiamo su droni e sistemi avanzati perché oggi il drone è come il fucile, fa parte dello zaino del soldato». Il generale ha spiegato che l’Esercito ha già distribuito stampanti 3D ai reparti per consentire la produzione autonoma di quadricotteri, strumenti che evolvono rapidamente e richiedono aggiornamenti continui.
Guardando agli scenari internazionali, Masiello ha indicato nella crisi in Ucraina un punto di riferimento per le lezioni apprese: dalla necessità di mantenere una massa critica di forze, alla capacità di sostenere conflitti prolungati, fino al ruolo sempre più decisivo della guerra tecnologica e della disinformazione. «Stiamo sviluppando contromisure per rendere i nostri soldati sempre più preparati anche sul fronte della guerra dell’informazione», ha concluso. (riproduzione riservata)