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Esenzione Imu solo in caso di uso esclusivo dell'immobile

Milano Finanza - Numero 098 pag. 54 del 20/05/2023

L'esenzione dall'Imu non spetta se gli immobili non vengono utilizzati direttamente dagli enti non commerciali. Non è consentito un uso promiscuo con soggetti diversi. Gli enti religiosi, infatti, non hanno diritto all'esenzione dal pagamento dell'imposta municipale per gli immobili adibiti al culto, se li concedono in comodato a terzi per feste, rappresentazioni teatrali e attività ricreative. È quanto ha affermato la Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell'Emilia Romagna, nona sezione, con la sentenza 349/2023. Per i giudici d'appello, la parrocchia ha concesso in comodato ad altri soggetti un immobile, adibito a usi religiosi e di culto, per organizzare feste, rappresentazioni teatrali, concerti e attività ricreative. Quindi, non può essere riconosciuta l'agevolazione Imu poiché manca l'utilizzazione “diretta da parte del proprietario e possessore”, “stante l'uso promiscuo con i terzi”. Viene meno il requisito richiesto dalla legge, vale a dire l'uso esclusivo dell'immobile da parte dell'ente non profit. In effetti, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 504/1992, sono esonerati dal pagamento dell'imposta municipale gli immobili in cui vengono svolte le attività sanitarie, didattiche, ricreative, ricettive, sportive, assistenziali, culturali e così via, con modalità non commerciali. L'esenzione totale o parziale, in presenza dei requisiti soggettivi e oggettivi, deve essere riconosciuta anche con la nuova Imu. L'articolo 1, comma 759, lettera g) della legge di bilancio 2020 (160/2019) prevede per gli enti il diritto all'esenzione alle stesse condizioni fissate dalla vecchia normativa. Per fruire dell'agevolazione è imposto anche il possesso qualificato da parte dell'ente non commerciale e l'utilizzo diretto da parte dello stesso. La Cassazione, con l'ordinanza 18831/2020, ha già chiarito che gli enti religiosi pagano il tributo anche se svolgono le attività ricettive e scolastiche con finalità solidaristiche. Ai giudici tributari è demandato il compito di accertare se le attività sono rivolte a un pubblico indifferenziato o a categorie predefinite di soggetti, se vengono svolte per tutto l'anno e quali tariffe e compensi vengono applicate. L'agevolazione non può essere riconosciuta nel caso in cui un ente non profit svolga un'attività imprenditoriale, anche se la stessa non risulti prevalente. Sono irrilevanti ai fini tributari le finalità solidaristiche. Al riguardo, è stato precisato che un ente non commerciale non ha diritto all'esenzione anche se le rette richieste non coprono i costi di gestione. Può essere concessa solo se coprono una frazione dei costi.

La commissione regionale di Roma, terza sezione, con la sentenza 1475/2020, ha sostenuto che in alcuni casi l'agevolazione si configura come un aiuto di Stato. Non si può riconoscere un beneficio agli enti che fruiscono di una sovvenzione statale e fanno pagare normali compensi agli utenti. Le scuole paritarie, per esempio, non possono fruire del trattamento agevolato perché costituisce un aiuto di Stato e falsa la libera concorrenza, a meno che non svolgano l'attività a titolo gratuito o le rette richieste siano meramente simboliche.

I giudici di legittimità hanno sostenuto che sono soggetti al pagamento gli immobili utilizzati per lo svolgimento dell'attività didattica anche se gli istituti interessati rispettano gli standard per l'insegnamento, accolgono gli alunni portatori di handicap, applicano la contrattazione collettiva e reinvestono gli avanzi di gestione. L'osservanza di queste condizioni non fa venir meno la natura economica dell'attività svolta.

Sempre la Cassazione ha ritenuto che gli enti non profit non hanno diritto al trattamento agevolato anche se le attività operano in perdita, poiché si può esercitare un'impresa con modalità commerciali a prescindere dal risultato della gestione.

Va ricordato, poi, che l'esenzione Imu per gli enti ecclesiastici è condizionata dalla presentazione della dichiarazione e dalle prove sulla destinazione dell'immobile. Anche le parrocchie sono tenute a presentare la dichiarazione telematica, adempimento imposto a tutti gli enti non commerciali, per poter fruire dell'esenzione. Il beneficio fiscale, inoltre, non può essere riconosciuto se l'ente ecclesiastico non fornisce anche un'idonea prova sull'uso effettivo degli immobili. Si è così espressa la commissione tributaria regionale della Toscana, sesta sezione, con la sentenza 484/2022. Secondo i giudici tributari, l'invocata esenzione non sussiste sotto il profilo oggettivo se l'immobile non viene utilizzato per gli scopi tassativamente previsti dalla legge. Nel caso esaminato non era stata fornita prova contraria dall'ente non commerciale sull'attività effettivamente svolta nell'immobile, pur essendone onerato. Peraltro, non era mai stata presentata la dichiarazione telematica, che è un adempimento essenziale richiesto dalla legge per ottenere l'agevolazione. (riproduzione riservata)

*avvocato



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