«Noi critichiamo la motivazione generica del provvedimento che ha legittimato l’acquisizione di materiale non attinente all’indagine». Sono queste le prime parole di uno degli avvocati di John Elkann, Paolo Siniscalchi, dopo l’udienza - durata quasi tre ore - del Tribunale del Riesame di Torino.
«Non è emerso nulla di nuovo rispetto a quello che riecheggia da 20 anni nelle aule dei tribunali», aggiunge Siniscalchi. «I comportamenti tenuti da Elkann sono perfettamente leciti e siamo tranquilli perché ci aspettiamo un esito della vicenda favorevole. Insomma, tanto rumore per nulla».
I giudici del Tribunale del Riesame di Torino si sono riservati e hanno rinviato ai prossimi giorni la pronuncia sulla legittimità dei sequestri e delle acquisizioni effettuate il 9 febbraio dalla Guardia di Finanza. Gli agenti hanno compiuto una serie di perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta dichiarazione infedele di Marella Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli.
Si tratta solo di uno dei procedimenti, insieme a quelli civili, che ruotano intorno all’eredità dello storico numero uno della Fiat, morto il 24 gennaio 2003, e della moglie. In particolare, i pm del capoluogo piemontese ipotizzano il reato di dichiarazione infedele da parte della moglie dell’avvocato, che negli ultimi anni di vita era accudita da Jonh Elkann.
L’inchiesta della Procura di Torino nasce dall’esposto presentato dalla madre di John, Lapo e Ginevra Elkann, cioè Margherita Agnelli. La figlia di Gianni e di Marella (i nonni dei tre fratelli Elkann) ha scritto ai pm torinesi di aver versato, a titolo di rendita vitalizia, circa 700 mila euro al mese alla madre. I bonifici sono stati disposti fino alla morte del genitore, avvenuta il 23 febbraio 2019, ma il denaro non comparirebbe nelle dichiarazioni dei redditi del 2018 e del 2019 di Marella.
Così la Procura di Torino ha iscritto tra gli indagati John Elkann, il suo commercialista Gianluca Ferrero, presidente della Juventus (estranea alla vicenda), e il notaio svizzero Urs von Gruningen, curatore dell’eredità di Marella. L’ipotesi di reato è concorso nella dichiarazione infedele della moglie dell’avvocato. In particolare, i tre non avrebbero inserito nelle dichiarazioni dei redditi di Marella circa 8 milioni di euro (per il 2018) e 244 mila euro (per il 2019), somme sulle quali non sarebbe stata versata l’Irpef, pari a 3,5 milioni.
Secondo Margherita la madre avrebbe dovuto pagare in Italia le tasse sulla rendita ricevuta perché soggiornava nel Paese più di 183 giorni l’anno. Il figlio John sostiene invece che la nonna vivesse in Svizzera e che quindi dovesse dichiarare in Italia solo i redditi maturati nel Paese, non anche quelli generati in altri Stati.
I pm allora stanno cercando di stabilire il vero luogo di residenza della moglie dell’avvocato, un punto centrale perché da esso dipenderebbe l’intero impianto della successione di Gianni e poi di Marella secondo Margherita. Se la madre viveva davvero in Italia, allora la sua esclusione dall’eredità potrebbe essere dichiarata illegittima, perché la legge italiana - a differenza di quella svizzera - impedisce di tagliare fuori i familiari più stretti e li protegge con la legittima.
L’obiettivo di Margherita, che agisce anche a tutela dei cinque figli nati dal suo secondo matrimonio, è quindi quello di rimettere in discussione l’intera successione del padre. Così ha agito in sede civile per riottenere le quote che le spetterebbero nella Dicembre, il veicolo societario che controlla Exor e che ha sotto - tra le altre cose - Stellantis, Ferrari e la Juventus.
La madre di John aveva rinunciato all’eredità dell’avvocato e a quella futura di Marella nel 2004 con un patto successorio con cui ha ceduto la sua partecipazione nella Dicembre alla madre in cambio di 1,3 miliardi. Marella poi ha trasferito le quote ricevute dalla figlia ai tre nipoti, ma ora la loro madre punta a ottenere almeno il 54% della società.
Margherita ha presentato alla Procura torinese anche una perizia di parte, che i pm stanno analizzando, in cui sostiene che alcune aggiunte testamentarie siano apocrife. Ma la figlia dell’avvocato ritiene anche che le sia stata occultata l’esistenza di alcuni fondi esteri, il tesoro del padre nascosto in alcune fiduciarie basate in Liechtenstein. Così, per contestare l’intera successione dell’avvocato, Margherita ha scatenato una battaglia legale in sede civile che va avanti da 20 anni e che ora si è arricchita di un risvolto penale. (riproduzione riservata)