Erbe alpine, tavole segrete e pane appena sfornato: l’autunno più gourmand di Courmayeur
Tra botaniche alpine, tavole nella natura e antichi forni che tornano ad accendersi, Courmayeur accoglie l’autunno attraverso i sapori e i riti della montagna
A Courmayeur settembre ha un sapore preciso. Quello del miele di montagna, dei formaggi d’alpeggio, delle erbe raccolte in quota e, qualche settimana più tardi, del pane nero appena uscito dai vecchi forni dei villaggi. Il Monte Bianco rimane sullo sfondo, naturalmente, ma tra la fine dell’estate e l’arrivo dell’autunno vale la pena abbassare lo sguardo dalle cime e concentrarsi su quello che succede a tavola.

Due appuntamenti raccontano una montagna meno prevedibile, nella quale agricoltura, gastronomia, botanica e creatività contemporanea cominciano a parlare la stessa lingua. Si parte da una grande “merenda” che mette insieme erbe alpine, design e sperimentazione gastronomica e si arriva davanti a un forno acceso. Due esperienze molto diverse, accomunate da una bella idea: capire un territorio attraverso quello che produce.
Lo Matsòn: la botanica diventa contemporanea

Il 5 e 6 settembre torna Lo Matsòn, che in patois significa semplicemente “merenda”. Arrivato alla ventiseiesima edizione, negli anni ha allargato parecchio il significato della parola: produttori e aziende agricole incontrano chef, artigiani e creativi in un programma di degustazioni, masterclass, laboratori ed esperienze.

Il tema 2026 sono le botaniche alpine. Erbe spontanee, fiori, bacche, radici, cortecce e piante officinali escono dall’erbario per diventare materia gastronomica e, soprattutto, una lente attraverso cui osservare la biodiversità della montagna. Ingredienti che appartengono da secoli alla cultura alpina vengono riletti con un vocabolario decisamente contemporaneo.

Allo Chalet de l’Ange il floral studio Haus of Ninja e il luxury catering Mimosa Milano costruiscono un paesaggio nel quale composizioni floreali e creazioni edibili si confondono volutamente. L’idea interessante sta proprio nella contaminazione: guardare un fiore, riconoscerne un aroma e ritrovarlo, magari, nel piatto.

Ancora più scenografica è La Tavola Segreta: quaranta persone, una breve passeggiata per raggiungerla e un’unica tavola lunga dodici metri apparecchiata nella natura. Menu, pairing e allestimento ruotano intorno alle botaniche alpine. Una di quelle occasioni in cui il termine table experience, spesso usato con una certa generosità, ritrova finalmente un significato.

Domenica mattina cambia nuovamente il registro con Food Ensemble. Il collettivo artistico trasforma la preparazione del cibo in una performance dal vivo, facendo dialogare cucina, musica elettronica e arti performative. Forse il modo meno prevedibile di interpretare una merenda valdostana.

Lo Matsòn rimane però soprattutto un incontro con chi la montagna la produce ogni giorno. Formaggi d’alpeggio, salumi, miele, confetture, vini di montagna e distillati arrivano accompagnati dal racconto di chi li realizza. Un dettaglio non secondario in un momento in cui conoscere la provenienza di ciò che mangiamo è diventato quasi interessante quanto assaggiarlo.

Lo Pan Ner: quando il forno era un luogo sociale
Poi arriva ottobre e la montagna cambia ritmo. Il 18 e 19 ottobre, nei villaggi di Dolonne e La Saxe, vengono riaccesi i forni storici per Lo Pan Ner. Ed è probabilmente l’appuntamento più semplice e, proprio per questo, il più affascinante.
Un tempo il pane veniva preparato collettivamente solo poche volte all’anno, in quantità sufficienti per affrontare l’inverno. Il forno non era quindi soltanto uno strumento, ma il centro di una piccola organizzazione sociale: si lavorava insieme, si dividevano tempi, calore e scorte. Il pane raccontava una forma di economia domestica e comunitaria prima ancora di diventare gastronomia.

Durante le due giornate si possono seguire le diverse fasi della panificazione, acquistare il pane appena sfornato e assaggiarlo accompagnato dalle bollicine di Cave Mont Blanc. Nessuna necessità di trasformare il rito in folklore: i forni tornano semplicemente a fare ciò per cui erano nati.

Tra settembre e ottobre Courmayeur mostra così due facce della stessa cultura. Da una parte fiori, erbe e radici diventano terreno di sperimentazione per chef, floral designer e performer; dall’altra acqua, farina e forno riportano a un gesto elementare che per secoli ha tenuto insieme una comunità. (Riproduzione riservata)
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