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A settembre Venezia si trasforma in un’isola di luce

Alla Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore torna Homo Faber 2026, la rassegna internazionale che celebra l’artigianato e il talento umano

di Davide Passoni
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«La vita è una grande avventura verso la luce». Così scriveva nel secolo scorso il poeta e drammaturgo francese Paul Claudel. E un’avventura verso la luce e nella luce è l’edizione 2026 di Homo Faber, l’evento internazionale biennale che celebra il talento umano nella trasformazione creativa dei materiali e l’artigianato artistico contemporaneo, che si tiene a Venezia dal primo al 30 settembre. Giunto alla quarta edizione, l’evento si svolge in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini, che lo ospita sull’isola di San Giorgio Maggiore, e la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Il progetto A Full Moon Rising della curatrice Es Devlin.
Il progetto A Full Moon Rising della curatrice Es Devlin.

Quest’anno, Homo Faber mette al centro della riflessione proprio la luce, grazie al lavoro della direttrice artistica Es Devlin, artista e designer britannica nota per le sue installazioni immersive. Devlin ha sviluppato il concept di Homo Faber 2026 nel tema An Island of Light, una serie di installazioni allestite negli spazi del complesso monumentale della Fondazione Giorgio Cini.

Es Devlin è la curatrice di Homo Faber 2026.
Es Devlin è la curatrice di Homo Faber 2026.

In queste opere c’è una continua interazione tra luce, acqua, superfici riflettenti ed effetti scenici, che accompagna i visitatori in un microcosmo costituito dagli artigiani, dai loro atelier, dagli attrezzi e dai materiali con i quali realizzano le loro opere. Perché al centro di Homo Faber c’è da sempre il talento umano, che prende vita e forma nelle opere degli artigiani capaci di esprimerlo.

L’artigiano vicentino Simone Crestani crea opere in vetro mediante lavorazione a lume.
L’artigiano vicentino Simone Crestani crea opere in vetro mediante lavorazione a lume.

Il racconto di An Island of Light riunisce il lavoro di centinaia di creativi da decine di Paesi, ciascuno dei quali è un’isola di eccellenza nell’arcipelago della bellezza fatta a mano. Nella loro scoperta e selezione ha un ruolo chiave la Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, organizzazione non-profit che ha lanciato e implementato il movimento culturale di Homo Faber per promuovere i mestieri d’arte e la creatività a livello globale.

Hyungho Jeon usa scarti di corteccia per le proprie sculture.
Hyungho Jeon usa scarti di corteccia per le proprie sculture.

«La cosa più importante che i visitatori porteranno con sé dopo la visita», ha raccontato Es Devlin parlando di Homo Faber 2026, «è un cambio di prospettiva, per capire l’etimologia, le origini degli oggetti che avranno visto, le mani che li hanno creati, le condizioni in cui sono stati creati».

L'artista sudcoreana Sean Gu lavora ceramica e vetro.
L'artista sudcoreana Sean Gu lavora ceramica e vetro.

Gli spazi che fanno da cornice al percorso sviluppato da Devlin sono animati dagli Young Ambassadors di Homo Faber, 90 giovani provenienti dalle migliori scuole di design e arti applicate nel mondo. A loro, oltre che quello di guida, il compito di preservare e tramandare la creatività e l’artigianalità che rendono l’uomo faber, artefice del ben fatto come risposta alla banalità e all’omologazione. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 26/08/2026 11:47
Ultimo aggiornamento: 26/08/2026 11:47
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