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Fisco & mattone

Enti ecclesiastici, esenzione Imu solo con dichiarazione e prove

di Sergio Trovato
Milano Finanza - Numero 084 pag. 60 del 30/04/2022

Gli enti ecclesiastici non hanno diritto all'esenzione dall'Imposta municipale sugli immobili se non presentano la dichiarazione al comune competente. Tutti gli enti non commerciali sono onerati di presentare la dichiarazione telematica per poter fruire dell'agevolazione. Inoltre, sono tenuti a dimostrare la destinazione effettiva degli immobili. Lo ha affermato la commissione tributaria regionale della Toscana, sesta sezione, con la sentenza 484/2022. Secondo la commissione regionale non può essere riconosciuto il beneficio fiscale, poiché «non è stata fornita prova contraria dall'appellante sull'attività effettivamente svolta nell'immobile, pur essendone onerata, né risulta che la parrocchia abbia mai presentato la dichiarazione telematica». L'ente non profit non ha mai fornito la prova della «utilizzazione diretta» dell'immobile per lo svolgimento delle attività indicate dalla norma di legge.

L'agevolazione fiscale è disciplinata dall'articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 504/1992, in base al quale gli enti non profit sono esonerati dal pagamento dell'imposta municipale solo se sugli immobili vengono svolte le attività sanitarie, didattiche, ricreative, sportive, assistenziali, culturali con modalità non commerciali. Per avere diritto all'esenzione, poi, è un requisito essenziale il possesso qualificato dell'immobile. Non è sufficiente il possesso di fatto. L'uso indiretto da parte dell'ente che non ne sia possessore non consente al proprietario di beneficiare dell'esenzione. E' necessaria l'identità soggettiva tra il possessore di diritto e l'utilizzatore dell'immobile.

Condizione essenziale è che l'attività dell'ente non profit venga svolta a titolo gratuito e le rette richieste agli utenti del servizio siano meramente simboliche. In mancanza di questo requisito oggettivo, non si ha diritto all'esenzione dal pagamento dell'Imposta municipale sugli immobili anche se le rette richieste per lo svolgimento delle attività non coprono i costi di gestione. La natura commerciale può essere confermata dall'entità dei corrispettivi pagati da coloro che usufruiscono delle prestazioni. Per la commissione tributaria regionale di Cagliari (sentenza 480/2019) un immobile è esente se l'ente prova che l'attività assistenziale venga svolta con modalità non commerciali. La richiesta agli ospiti della struttura di una retta o di un corrispettivo fa perdere il diritto a fruire dell'agevolazione. L'erogazione di un servizio per il quale è richiesto un corrispettivo infatti è sempre un'attività commerciale, a prescindere dalla natura del soggetto che svolge il servizio e dal risultato economico conseguito.

Non si applica l'agevolazione neppure ai fabbricati posseduti da enti non profit nei quali si svolga attività di assistenza o sanitaria, solo perché accreditati o convenzionati con una struttura pubblica.

La Corte di Cassazione (ordinanza 10754/2017) ha fornito dei chiarimenti anche per le scuole paritarie e ha precisato che sono soggette al pagamento se non svolgono l'attività a titolo gratuito o con la richiesta di un importo simbolico. Allo stesso modo, come già sostenuto in passato dalla commissione tributaria regionale di Cagliari (sentenza 58/2017), non ha diritto all'esenzione un ente religioso che oltre all'attività di culto svolge su un immobile le attività di scuola paritaria, asilo, centro accoglienza per ragazzi e ragazze in difficoltà, casa famiglia per anziani, che vengono remunerate con rette il cui importo non si discosta molto da quelle di mercato. L'agevolazione non spetta anche se le attività svolte operano in perdita, poiché si può esercitare un'impresa con modalità commerciali a prescindere dal risultato della gestione.

Sempre la Corte di Cassazione, con l'ordinanza 22223/2019, ha sostenuto che l'agevolazione non può essere riconosciuta agli enti ecclesiastici che svolgono sugli immobili attività ricettive religiose, ma che in realtà operano come strutture alberghiere. Per i giudici di Piazza Cavour, devono essere considerate irrilevanti le finalità solidaristiche che connotano le attività ricettive religiose, essendo necessario verificare se l'attività ricettiva è rivolta a un pubblico indifferenziato o, invece, a categorie predefinite. L'ente deve applicare tariffe di importo ridotto rispetto ai prezzi di mercato e la struttura non deve funzionare come un albergo. Per gli immobili in cui si svolgono attività diverse dalla religione e dal culto è necessario verificare la loro natura.

Va ricordato, infine, che dal 2013 la disciplina Imu riconosce il diritto a fruire dei benefici fiscali anche qualora l'unità immobiliare abbia un'utilizzazione mista. L'agevolazione si applica solo sulla parte nella quale si svolge l'attività non commerciale, sempre che sia identificabile. La parte dell'immobile dotata di autonomia funzionale e reddituale permanente deve essere iscritta in catasto. Nel caso in cui non sia possibile accatastarla autonomamente, l'esenzione spetta in proporzione all'utilizzazione non commerciale dell'immobile, che deve risultare da apposita dichiarazione. (riproduzione riservata)

*(avvocato)



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