Enrico Letta è sicuro: se l’operazione Unicredit-Commerzbank fosse di competenza europea sarebbe «sicuramente autorizzata», mentre se fosse analizzata solo dalle autorità nazionali questo via libera non ci sarebbe. L’ex premier e professore presso l’Università di Madrid spiega così, ad un evento presso la sede romana del Parlamento europeo, seguito in diretta da milanofinanza.it, le virtù del mercato unico. Virtù che debbono però aumentare, perché il mercato stesso necessita di maggiore integrazione e di creare soprattutto due condizioni per 450 milioni di cittadini: maggiore sicurezza per i propri risparmi e maggior rendimento.
«È interesse italiano che si compia l’unione dei risparmi e degli investimenti ed è anche l’interesse europeo, i due interessi coincidono»: la frammentazione «impatta sulle imprese finanziarie europee», visto che i primi 35 gruppi finanziari Usa-Ue sono tutti americani, e «sulla competitività», ha detto Enrico Letta, al convegno «Autonomia strategica Ue e unione dei risparmi e degli investimenti» che ha visto la presenza, tra gli altri, di Carlo Corazza, direttore del PE in Italia e Claudio Casini, direttore della rappresentanza CE in Italia
Il primo obiettivo dell’unione dei risparmi e degli investimenti «è far sì che i risparmi degli europei diano maggiore soddisfazione di quanto ne diano oggi» in modo che il cittadino «sia meno incoraggiato a mettere soldi in altri mercati o a tenere i risparmi dormienti», ha aggiunto. Il secondo obiettivo «è creare un canale di comunicazione fluido tra i risparmi e gli investimenti: solo tre paesi in Europa (Svezia, Danimarca e Paesi Bassi) hanno grandi fondi pensione in grado di impattare in questo settore. Culturalmente siamo troppo legati all’idea che i grandi investimenti di interesse pubblico debbano essere di denaro pubblico».
«Siamo in una situazione emergenziale perché questa, sommata alla guerra russo-ucraina, è la più grande guerra dal secondo conflitto mondiale che abbiamo introno a casa» e «ne paghiamo le conseguenze umanitarie ma anche economiche», ha detto il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, aggiungendo che è necessario, davanti a questo contesto, «una reazione in spirito di emergenza»: «abbiamo una emergenza economica-sociale da sventare e dobbiamo sventarla in anticipo».
«I tempi non possono essere quelli ordinari, viviamo in una situazione di emergenza internazionale, economica, sociale», ha aggiunto il presidente dell'Abi «è chiaro che l’inflazione ha effetti non immediati, in termini di giorni, ma mette in difficoltà le imprese nel giro di qualche mese e dopo che sono entrate in difficoltà le imprese vanno in difficoltà le famiglie e le banche». L’inflazione è «una cattiva bestia - ha aggiunto ricordando gli ultimi dati Eurostat - che quando si mette in moto indebolisce i più deboli e mette in atto conseguenze sui mercati».
Patuelli ha infine invocato l’urgenza di arrivare a una unione dei risparmi e degli investimenti e ha sottolineato la necessità di interventi attraverso «un innesto di capitali: non bastano capitali privati, ci vorrebbe un nuovo Pnrr con debito pubblico europeo», ha concluso. (riproduzione riservata)