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Enria (Bce) apre al merger Unicredit-Mps e difende la bad bank Ue
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Enria (Bce) apre al merger Unicredit-Mps e difende la bad bank Ue

di Marco Vignali
28 gennaio 2021, 11:00

La priorità del 2021 sarà contrastare il deterioramento degli attivi, mentre il consolidamento può rafforzare la sostenibilità bancaria. Risposte positive sulla questione dividendi, mentre le motivazioni di chi contrasta la bad bank Ue "non sono convincenti". Necessario ridurre i costi del personale e monitorare gli Npl

Andrea Enria, presidente del Consiglio di Sorveglianza della Bce, intervenendo in conferenza stampa per presentare i dati Srep 2020, ha fatto luce sulla situazione delle banche europee post-pandemia, mettendo sul tavolo diversi interrogativi e sottolineando che, sebbene a differenza del 2008 non siano gli istituti il problema principale, il rischio che lo diventino è decisamente elevato, specie qualora non dovessero essere messe in campo misure di sostegno ben precise.

In particolare, per quanto riguarda le operazioni di M&A e rispondendo a una domanda circa l'efficacia di un consolidamento tra Unicredit e Mps per la stabilità del sistema bancario italiano, Enria ha sottolineato che "non è compito della Vigilanza organizzare matrimoni e non posso commentare le singole opzioni. Tuttavia, posso dire a livello generale che il consolidamento a livello Ue può aiutare la sostenibilità di alcuni business model: per diverse banche può essere una soluzione".

Dal punto di vista strutturale, infatti, Enria si aspetta che le banche continuino sul percorso di trasformazione che la pandemia Covid-19 ha indotto, sia in termini di efficienza dei costi relativi al personale e alla gestione delle filiali, sia in termini di adozione della tecnologia. Queste due strade aiuteranno a ripristinare livelli accettabili di redditività, e ulteriori progetti di consolidamento, laddove questi possano essere strutturati e pianificati con prudenza, “potrebbero contribuire a rafforzare la sostenibilità a lungo termine dei modelli di business delle banche”.
 
Inoltre, il presidente del Consiglio di Sorveglianza della Bce ha difeso a spada tratta la bad bank europea, evidenziando come “non sono convincenti, a mio avviso, le argomentazioni di chi contrasta l'idea di una bad bank Ue, adducendo per esempio la motivazione politica della mutualizzazione delle perdite. Tuttavia, anche le asset management company nazionali possono essere utili, ed è importante avere criteri comuni in Ue, questo sì”, ha argomentato Ernia, invitando ad attuare un trattamento equivalente.

"Molti hanno sottolineato che in questa crisi le banche non sono parte del problema, ma c'era un rischio palpabile che potessero aggravare il problema, poiché l'impatto combinato del picco dell'incertezza, del calo della fiducia e dell'aumento dell'avversione al rischio minacciava di innescare una reazione profondamente prociclica in il settore bancario", ha sottolineato Enria, evidenziando come, al fine di rendere le banche parte della soluzione, sia stata comunque adottata un'ampia gamma di misure di politica pubblica per motivare l'adeguamento dei comportamenti.

Anche se "non si potrà affermare nulla di definitivo fino a quando le perdite indotte dalla pandemia non inizieranno a materializzarsi, una volta che ciò accadrà, e ove necessario, incoraggerei le banche a utilizzare tutto lo spazio di assorbimento delle perdite messo a loro disposizione e a non astenersi dall'attuare una strategia di gestione del rischio tempestiva e accurata a causa di problemi di capitale", ha proseguito il presidente del Consiglio di Sorveglianza, secondo cui, grazie alla rendicontazione ad hoc Covid-19 introdotta dall'Eba, "abbiamo potuto monitorare mensilmente l'andamento operativo delle banche che vigiliamo".

Il monitoraggio e il pragmatico Srep hanno identificato il rischio di credito, la redditività e la governance interna come le principali aree di interesse della vigilanza, mentre molti risultati relativi alla governance dell'anno scorso sono ancora in sospeso. Quasi tutte le banche significative (80%) sono state indirizzate con raccomandazioni sul rischio di credito; il numero di rilievi sul rischio di credito è aumentato del 79%, mentre il numero di risultati relativi ai modelli di business è aumentato ancora più fortemente, del 105%.

"In una certa misura", ha proseguito, "è prevedibile il ritardo nella reazione dei prestiti in sofferenza e l'aumento del costo del rischio, una misura dell'accantonamento, è un segno che le banche si stanno preparando a un deterioramento della qualità degli attivi. Ma nel corso del 2020 abbiamo sviluppato preoccupazioni specifiche sull'identificazione, la misurazione e la gestione del rischio di credito", ha evidenziato. Inoltre, "abbiamo prontamente comunicato queste preoccupazioni nelle lettere alle banche a luglio, sulla preparazione operativa, e dicembre 2020, sul rischio di credito. Nell'ambito dello Srep, abbiamo adottato misure qualitative nelle aree specifiche che ho appena descritto. Chiaramente, il deterioramento della qualità degli asset rimane la nostra principale preoccupazione per il 2021 ed è una priorità di vigilanza a cui daremo seguito".

Infine, secondo l'esperto, l'evoluzione degli accantonamenti nel 2020 conferma il consenso del mercato: con gli accantonamenti nel secondo trimestre, le banche hanno assorbito la maggior parte del costo del rischio che prevedevano di assumere a causa della pandemia, ma "la nostra aspettativa è che le politiche di restrizione sociale che si sono rese necessarie durante l'ultimo trimestre del 2020, e che sono ancora in vigore, richiederanno ulteriori sforzi da parte delle banche. Monitoreremo da vicino questi sforzi e ci aspettiamo che si riflettano nei dati per il quarto trimestre del 2020 e nel 2021", ha detto Enria, secondo cui, in realtà, i dati per il terzo trimestre del 2020 confermano una preoccupazione che era già stata segnalata proprio lo scorso dicembre.

Il modo in cui le banche si stanno preparando al deterioramento della qualità degli attivi "varia notevolmente e potrebbe, in alcuni casi, essere insufficiente. Le classificazioni di fase 2 sono aumentate, in misura limitata, per molte banche del campione, mostrando una tendenza ad astenersi dall'individuare aumenti significativi del rischio di credito all'interno del portafoglio crediti. Per diverse banche, ciò è stato accompagnato da un modesto aumento degli accantonamenti, che rimane un punto di attenzione della vigilanza", ha osservato ancora il presidente del Consiglio di Sorveglianza della Bce.

In materia di dividendi, "con la qualità degli attivi che diventa più visibile e le proiezioni di capitale più affidabili, la Vigilanza bancaria della Bce, come annunciato lo scorso dicembre, tornerà alla supervisione ordinaria delle distribuzioni di dividendi e dei riacquisti di azioni proprie nel 2021. Abbiamo ricevuto feedback dalle banche vigilate in proposito", ha indicato, "il dialogo è in corso, e ci sono discussioni tecniche su questioni di calcolo dei buffer di capitale disponibili per le cedole. I feedback acconsentono alla nostra raccomandazione". Dalle banche europee sono giunte "indicazioni positive" sulle loro intenzioni di attenersi alle raccomandazioni sui dividendi, ha riferito Enria, rendendo noto che l'istituzione ha appena ricevuto i feedback dalle banche e che è in corso "un certo dialogo" con alcuni istituti.

In conclusione, nelle banche in cui i costi sono talmente alti da pareggiare le entrate, "gli sforzi sulla riduzione dei costi e sul personale saranno assolutamente necessari", ha affermato il presidente del Consiglio di Sorveglianza, evidenziando come ci siano "banche che hanno un rapporto costi sul reddito molto alto, al 65%-66%, ed è chiaro che ci sono banche che hanno un tasso veramente troppo alto, vicino al 100% e che di fondo non generano capitale. Per queste banche”, ha concluso Enria, "gli sforzi sulla riduzione dei costi e sullo staff saranno assolutamente necessari". (riproduzione riservata)



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