Potrebbe allargarsi ulteriormente il parterre di investitori di Plenitude, la società delle rinnovabili (attiva anche nella vendita di gas ed energia elettrica a famiglie e imprese) controllata da Eni. Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, il gruppo guidato da Claudio Descalzi sta dialogando con alcuni fondi internazionali per cedere una quota intorno al 10% della società, il cui enterprise value - in base alle recenti valutazioni - si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Alla finestra, secondo quanto circola tra gli addetti ai lavori, vi sarebbe una serie di investitori finanziari internazionali tra cui spiccano il fondo Apollo Capital Management, il private equity norvegese HitecVision e quello londinese Trilantic Europe.
Se dovesse andare in porto, per Plenitude si tratterebbe della seconda apertura del capitale in attesa che si realizzi l'atteso processo di quotazione a Piazza Affari. A fine 2023, infatti, il fondo svizzero Energy Infrastructure Partners (Eip) è entrato in Plenitude tramite un aumento di capitale di 588 milioni di euro ottenendo una quota del 7,6%. Grazie a tale operazione è stato possibile cristallizzare un equity value di Plenitude che, post aumento di capitale, è di circa 8 miliardi di euro per un'enterprise value di oltre 10 miliardi di euro.
Il piano iniziale per Plenitude prevedeva l'approdo in borsa nel 2025, ma allo stato attuale il dossier potrebbe essersi raffreddato soprattutto per via dell'andamento dei mercati finanziari. A proposito dell'ipo, a giugno Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude, a margine di un evento a Zurigo aveva dichiarato: «Se ne parla sempre, ma quando la faremo ancora non si sa. Noi siamo pronti, ovviamente dobbiamo verificare bene le condizioni di mercato. Quando queste ultime a nostro modo di vedere saranno buone, noi sicuramente andremo per la quotazione».
Il possibile ingresso di un nuovo socio che affianchi Eni ed Eip è stato subito valutato dagli analisti. Secondo Equita sim, il deal ha «risvolti positivi per il titolo in quanto l'operazione farebbe emergere ulteriore valore in uno dei satelliti di Eni». Gli esperti sottolineano che quest'anno Plenitude dovrebbe raggiungere «un ebitda di un miliardo di euro (dai 930 milioni registrati nel corso del 2023, ndr) e un target al 2027 di 2 miliardi grazie all'incremento della capacità produttiva sulle rinnovabili e alla rete di ricarica. Per cui il multiplo ev/ebitda 2024 di cessione della seconda quota sarebbe elevato e superiore a 10 rispetto alle 3 volte di Eni». Inoltre «la vendita della quota permetterebbedi ridurre il leverage di circa il 2%». Anche Mediobanca Securities si è focalizzata sulla riduzione dell'indebitamento resa possibile dall'eventuale deal, specificando che «ciò dovrebbe consentire al gruppo di ridurre il rapporto di indebitamento dal 32% del secondo trimestre di quest'anno al 20% entro il 2027». (riproduzione riservata)