Il settore Oil&Gas ha registrato una buona performance dall’inizio del 2025, ma Berenberg ha abbassato la sua stima sul prezzo del petrolio per il 2026 da 70 a 65 dollari al barile (Brent -0,49% a 68,97 dollari il 25 settembre). L’Opec+ continua ad aumentare la produzione di greggio dopo la rimozione dei tagli volontari, con un incremento di 137 mila barili al giorno a ottobre.
Rimane aperta la questione di quanta produzione l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio rimetterà realmente in circolazione sul mercato, ma Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno probabilmente capacità inutilizzata sufficiente per riportare ulteriori 600 mila barili al giorno (di cui 500 mila provenienti dall’Arabia Saudita, arrivando a 10,5 milioni barili al giorno), in un mercato che sembra destinato a essere in eccesso di offerta tra il quarto trimestre del 2025 e il primo del 2026.
Inoltre, Berenberg si aspetta che la produzione non-Opec cresca nella seconda metà del 2025, trainata dall’aumento in Brasile, Canada e Guyana. Naturalmente il rischio principale al rialzo per i prezzi del petrolio resta quello geopolitico e le sanzioni sulla produzione e sulle infrastrutture russe.
Berenberg ha anche calcolato che l’eccesso di offerta globale possa superare i 2 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre del 2025 e nel primo trimestre del 2026. Le scorte Ocse sono rimaste stabili e al di sotto delle medie quinquennali durante la prima metà del 2025, mentre gli incrementi in Cina restano di difficile lettura «ma che ci aspettiamo un aumento nei prossimi mesi. A nostro avviso, i dati chiave da monitorare saranno i volumi di esportazione dall’Opec core in Medio Oriente, la domanda in Asia e le scorte Ocse: livelli più alti sarebbero il principale driver di debolezza del greggio», spiega Berenberg.
Per ora, a causa dei prezzi del petrolio più bassi, Berenberg ha abbassato le stime di utile per azione (eps) 2026 delle società oil in media del 6% (nel caso di Eni l’eps 2025 passa da 1,53 a 1,54 euro, quello 2026 da 1,51 a 1,43 euro e quello 2027 resta stabile a 1,49 euro). Margini di raffinazione leggermente più elevati, sostenuti dalla razionalizzazione della capacità produttiva negli Stati Uniti e in Europa, potrebbero fornire un contrappeso parziale ai venti contrari su petrolio e gas nel breve termine.
Comunque, Berenberg ritiene che la crescita dell’offerta non-Opec comincerà a stabilizzarsi oltre la prima metà del 2026, con gli Stati Uniti, il «motore» della crescita non-Opec da oltre un decennio, che vedranno un calo. «L’Opec produrrà, secondo noi, vicino ai livelli massimi già all’inizio del 2026, lasciando poca capacità inutilizzata. Se la domanda globale continuerà a crescere, come riteniamo, entro la fine del prossimo anno si prospetta un mercato più equilibrato con un ciclo rialzista dei prezzi del petrolio più stabile e prolungato», prevede il broker.
Tra le società del settore, TotalEnergies (il rating passa da buy a hold e il target price da 60 a 57 euro) sta investendo in progetti di crescita che le garantiranno un incremento dei volumi interessante, ma nel breve i maggiori capex richiesti portano a una leva più elevata rispetto ai competitor e a meno liquidità disponibile per la remunerazione degli azionisti.
«Ci aspettiamo che l’azienda riduca il buyback nei prossimi trimestri per proteggere il bilancio e mantenere un livello di indebitamento contenuto. Il business integrato del gas naturale liquefatto dovrebbe crescere nel 2026/2027 con l’avvio di nuovi progetti, ma ciò potrebbe avvenire in un mercato spot più debole a causa dell’aumento dell’offerta globale di gas naturale liquefatto. E poi il titolo tratta a premio rispetto al settore sulla base del multiplo ev/dacf 2026», indica Berenberg.
Berenberg, in realtà, punta su BP (buy, anche se ha tagliato il target price da 500 a 490 sterline; il 25 settembre ha posticipato la previsione del picco della domanda di petrolio al 2030 dal 2025). Un free cash flow più robusto, sostenuto da capex più bassi, progressi nel programma di riduzione dei costi e la ripresa del business downstream sono i principali fattori alla base della sua visione positiva sul gruppo oil britannico, mentre i successi esplorativi – in particolare il potenziale nel giacimento Bumerangue in Brasile – potrebbero offrire agli investitori maggior fiducia sull’outlook di medio-lungo termine del business upstream.
Invece, Repsol (buy e target price rivisto da 16,50 a 17,50 euro) rimane ben posizionata grazie alle prospettive favorevoli nel breve termine per i margini di raffinazione, che dovrebbero sostenere i rendimenti da leader del settore. Quanto a Shell (buy e target price a 35 euro sull’azione di categoria A) continua a realizzare il suo programma di ristrutturazione e la solidità del bilancio dovrebbe garantire buyback consistenti anche in un contesto macro più debole.
Berenberg ha anche alzato il target price di Eni da 13,50 a 14 euro, ma in questo caso il rating resta hold. L’azione sale contro corrente rispetto al mercato (+0,30% a 15,156 euro in chiusura il 25 settembre in borsa), complice anche la notizia che il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha perfezionato la cessione a Vitol della quota del 30% nel progetto Baleine in Costa d'Avorio. Il progetto è il principale sviluppo offshore nel Paese ed è detenuto da Eni (47,25%), Petroci (22,7%) e Vitol (30%). Con quest’ultima Eni è già partner nei progetti Octp e Block 4 in Ghana e questo accordo consolida la collaborazione tra le due società in Africa occidentale.
Berenberg ha osservato che Eni si concentra su esplorazioni rapide da portare sul mercato, per massimizzare i flussi di cassa nel settore E&P, riducendo i capex necessari per una crescita sostenibile. Il broker non solo apprezza Plenitude ed Enilive e il valore creato attraverso la vendita di quote in queste attività, ma anche il modello «satellite» per ottimizzare il portafoglio, creando joint venture per coinvolgere partner in determinate attività, con Vår Energi e Azule che stanno iniziando a contribuire agli utili.
In vista dei conti del terzo trimestre, il management di Eni ha prospettato una produzione upstream a 1,7-1,72 milioni di barili al giorno e Berenberg se l’aspetta nella parte alta del range a 1,707 milioni. Le spese esplorative sono rimaste basse nella prima metà dell’anno e si potrebbe vedere una normalizzazione nel terzo trimestre. Un buon compromesso. Nel segmento Gas & Power, la produzione è attesa a 887 milioni, nonostante sia un trimestre stagionalmente più debole.
Per quanto riguarda la raffinazione, margini più alti dovrebbero spingere il segmento in utile nel terzo trimestre di quest’anno, periodo che quindi dovrebbe chiudersi con un utile operativo adjusted di gruppo a 1,98 miliardi di euro (-19% anno su anno) e un utile netto adjusted a 1,020 miliardi (-20%), il 4% sopra la stima del consenso a 978 milioni, con un cash flow pre-capitale circolante a 2,8 miliardi (-3%). «Ci aspettiamo revisioni al rialzo degli utili nel breve termine», precisa Berenberg.
Infine, un occhio alla remunerazione degli azionisti. Berenberg, infatti, si aspetta che la società riveda il suo programma di buyback e lo incrementi proprio nel terzo trimestre, grazie ai proventi cospicui derivanti dalle dismissioni: «stimiamo un buyback di 1,75 miliardi di euro per l’esercizio 2025», conclude la banca di investimento che a a valere sul bilancio 2025 si attende un dividendo in aumento a 1,05 euro per azione (rendimento del 7,1%). (riproduzione riservata)