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La raffineria Sannazzaro
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Eni progetta una nuova bioraffineria a Sannazzaro. JP Morgan alza il target price sull’azione

23 settembre 2025, 10:50 Ultimo aggiornamento: 19:15

Eni avvia l'iter autorizzativo per la conversione di alcune unità della raffineria di Sannazzaro dè Burgondi (Pavia) in bioraffineria. L’azione resta tra le best ideas di JP Morgan nel settore oil europeo, anche per il rendimento del dividendo molto elevato

Eni ha ottenuto il via libera dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e avviato l'iter autorizzativo per la conversione di alcune unità della raffineria di Sannazzaro dè Burgondi (Pavia) in bioraffineria. Il progetto prevede anche la costruzione di un impianto per il pre-trattamento degli scarti e residui che sono la carica prevalente con cui Enilive produce i biocarburanti Hvo. La nuova bioraffineria avrà una capacità produttiva di 550 mila tonnellate l’anno di carica e sarà flessibile nella produzione di Saf-biojet (carburante sostenibile per l'aviazione) e biocarburanti idrogenati Hvo diesel.

I target di Eni nella produzione di biocarburanti

La notizia è positiva perché conferma gli obiettivi strategici di Eni di una crescita della capacità di bioraffinazione dalle attuali 1,65 milioni di tonnellate l’anno a oltre 3 milioni nel 2028 e oltre 5 nel 2030, con la possibilità di produrre fino 2 milioni di Saf entro il 2030. Attualmente la produzione di biocarburanti avviene nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e di Gela, e nella bioraffineria St. Bernard Renewables (joint venture partecipata al 50%) in Louisiana negli Stati Uniti. A queste si aggiungeranno nel 2026 la terza bioraffineria in Italia, a Livorno, e, a seguire, le due bioraffinerie attualmente in costruzione in Malesia e in Corea del Sud; inoltre, un’ulteriore bioraffineria in Italia è stata annunciata in Sicilia, a Priolo.

JP Morgan alza il target price sul titolo

A Piazza Affari il titolo Eni è salito in chiusura dell’1,71% a 14,84 euro in scia anche a JP Morgan che ha alzato il target price da 16 a 16,5 euro, confermando il giudizio di overweight. Sovrappresare l’azione in portafoglio grazie all’esecuzione operativa del colosso guidato da Claudio Descalzi, che migliora il bilanciamento tra leva e resilienza del gruppo rispetto al passato.

Il momentum positivo dovrebbe continuare fino a fine anno su più fronti, inclusa una maggior produzione per la divisione Esplorazione&Produzione nel secondo semestre, la riduzione significativa dei rischi entro la fine del terzo trimestre e la riduzione della leva finanziaria grazie alle dismissioni.

Rendimento del dividendo oltre il 7%

Contrariamente ai trend del settore, questo crea un «floor solido» per il buy-back da 1,5 miliardi di euro previsto per il 2025, mentre la crescita dei volumi nell’upstream supporta la resilienza dei payout a 65 dollari al barile nel 2026 (1,4 miliardi la stima di JP Morgan). «Riteniamo che questo renda il rendimento cash del 10,4% ancora più interessante», afferma JP Morgan, ricordando che sono oltre 4 miliardi i proventi attesi dalle dismissioni annunciate e da completare nei prossimi 6-12 mesi.

Il titolo Eni con un potenziale upside del 14% resta tra le best ideas di JP Morgan nel settore petrolifero europeo (JP Morgan si aspetta un eccesso di offerta di petrolio superiore a 2 milioni di barili al giorno dal quarto trimestre, mentre l’Opec+ ridurrà le quote) insieme a Shell (nuovo target price a 3.100 pence e upside potenziale del 19%), Repsol (nuovo target price a 16 euro e upside dell’11%) e TotalEnergies (nuovo target price a 61 euro e upside del 18%), tutte coperte con un rating overweight. 

Confrontando i rendimenti cash con i payout e i parametri di break-even, Shell e Repsol sono più interessanti in termini di distribuzione del capitale agli azionisti: il rendimento del dividendo (atteso a 1,45 euro per azione a fine anno) della prima nel 2025 è stimato al 4,2% e nel 2026 al 4,3%; quello della seconda (1,04 euro per azione) al 6,7% e al 7,2%, rispettivamente. Non è da meno Eni con un dividendo stimato a 1,05 euro per azione a fine 2025 e rendimenti del 7,1% con il buy-back si arriva all’11,3%) e del 7,3%. (riproduzione riservata)



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