Pioggia di consensi tra gli analisti per il nuovo Piano strategico 2021-2024 di Eni, presentato la scorsa settimana direttamente dall'amministratore delegato del gruppo, Claudio Descalzi. Il percorso societario è stato delineato in maniera chiara, e avrà come principale focus quello di proseguire nella svolta green, a partire dalla totale decarbonizzazione di tutti i prodotti e processi entro il 2050. "Un piano ambizioso ma concreto", aveva dichiarato Descalzi, sottolineandone la fattibilità anche a livello tecnologico ed economico.
"Apprezziamo l'ulteriore passo avanti di Eni nel suo piano di decarbonizzazione e diversificazione nelle rinnovabili, nel retail e nella bioraffinazione, oltre, ovviamente, alla riduzione della cash neutrality e al miglioramento della remunerazione degli azionisti", dicono gli analisti di Bestinver, sottolineando che, sulla base degli attuali prezzi del Brent (64 dollari al barile), la nuova politica retributiva, che prevede una cedola di 0,84 euro ad azione, più un buy-back di 400 milioni di euro, porterebbe la remunerazione totale degli azionisti al di sopra del 10%.
Il monito degli analisti riguarda proprio il fatto che, a loro parere, gli attuali prezzi Brent siano gonfiati dagli ingenti tagli alla produzione attuati dai Paesi dell'Opec, sui quali non vi è un'elevata visibilità a medio termine. Per questo motivo, "riteniamo molto più ragionevole ipotizzare uno scenario di medio-lungo termine con Brent a 50 dollari, che porterebbe la remunerazione degli azionisti di Eni al 5,3%, un livello sostanzialmente in linea con la mediana di settore, che si attesta al 5,6%. Anche se apprezziamo il nuovo piano strategico presentato da Eni, dunque, riteniamo improbabile che le azioni performino bene in uno scenario di prezzi del petrolio più bassi", evidenziano da Bestinver, confermando la valutazione hold e il target price compreso tra 9 e 10 euro.
Target price e giudizio invariati anche per Banca Akros, che conferma la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 11,50 euro ad azione. "La produzione crescerà ad una media di circa il 4% all'anno durante il piano, soprattutto a livello organico. Per il 2021, anno di transizione prima di recuperare completamente da Covid-19, l'orientamento alla produzione è confermato a circa 1,7 Mboed (migliaia di barili equivalenti al giorno, ndr)", sottolineano da Akros, evidenziando nel contempo come, nel corso del piano quadriennale, le attività di esplorazione saranno un ulteriore fattore distintivo che permetterà ad Eni di focalizzarsi su nuove fonti di diversificazione.
Gli investimenti upstream ammonteranno in media a circa 4,5 miliardi di euro l'anno, di cui circa il 50% per finanziare la crescita. Oltre il 55% delle spese in conto capitale negli ultimi due anni del piano non è ancora vincolato, e questa flessibilità "consentirà di assorbire la volatilità dei prezzi, se necessario. La copertura delle spese per l’upstream scenderà poi notevolmente alla fine del piano”, argomentano da Akros. Secondo gli analisti, a differenza di Bestinver, i prezzi attuali del petrolio sono consistenti con l’aumento della remunerazione agli azionisti prevista dalla società.
Giudizio invariato anche per Mediobanca (neutral) che ha portato il target price da 9,5 euro a 10 euro ad azione. "Riteniamo che il Piano strategico di Eni abbia palesato la volontà di imprimere un'accelerazione alla trasformazione che il gruppo intende perseguire nei prossimi decenni. Ciò sarà possibile mediante un duplice approccio: la decarbonizzazione, dopo aver rinnovato il target zero-emissioni, e la diversificazione, con una maggiore attenzione per i biocarburanti e il focus sulle rinnovabili", sottolineano gli analisti.
"L'upstream rimarrà la principale fonte di generazione di flussi di cassa nel medio termine, ma questo è destinato a cambiare dopo il 2030, in quanto la sua dimensione è probabile che si riduca, data la minore allocazione di spese in conto capitale, che ammonterà al massimo al 20%. Nel frattempo, gli sforzi per il risparmio della società intrapresi nel 2020 sembrano aver dato i loro frutti, in quanto le distribuzioni variabili degli azionisti sono aumentate in media dell'8%. Secondo le nostre ipotesi, vediamo il dividendo più che raddoppiare a 0,86 euro ad azione, il che implica un rendimento del 9,3%. Mentre aggiornavamo le nostre previsioni per riflettere i nuovi orientamenti e un più elevato prezzo del petrolio, abbiamo aumentato il nostro target del 5% a 10 euro ad azione, il che implica un 10% di potenziale al rialzo", concludono da Mediobanca, sottolineando che ad oggi le azioni di Eni scambiano su un multiplo prezzo/utili di 17 volte al 2021 a fronte di una media del gruppo pari a 14.
Anche da Equita il feedback è stato decisamente positivo. "Eni ha presentato un programma aggressivo di riduzione delle emissioni di carbonio combinato con una migliore politica di remunerazione degli azionisti che riteniamo possa essere ben accolta dagli investitori e ridurre la sottoperformance rispetto ai competitors", commentano gli analisti del gruppo, sottolineando che l'unico aspetto su cui avrebbero voluto che la società fosse più esplicita riguarda "la creazione di valore del business delle rinnovabili, che verrà integrato al ramo del business retail". Nel complesso, "i messaggi lanciati sono migliori del previsto", e Equita ha aumentato le stime al 2021 sull’ebit dell'1% e sugli eps del 3%, mentre quelle al 2022 sono cresciute, rispettivamente, del 5% e del 13%.
Ancora una volta, è stata riconosciuta la validità degli aspetti più importanti della strategia, in particolare la decisione di decarbonizzarsi completamente entro il 2050, obiettivo ambizioso nel settore oil, e il miglioramento della remunerazione degli azionisti. "Il nuovo piano dovrebbe consentire di recuperare la leggera sottoperformance del titolo rispetto competitors", conclude Equita mantenendo un giudizio buy con target price invariato a 10,5 euro ad azione. Attualmente, il titolo Eni, quotato alla borsa di Milano, scambia in rialzo dell'1,19% a 9,307 euro. (riproduzione riservata).