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Energia, sarà un Natale da brividi? È già allarme scorte per il gas europeo
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Energia, sarà un Natale da brividi? È già allarme scorte per il gas europeo

di Angela Zoppo
28 novembre 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:31

Stoccaggi sotto la soglia di sicurezza, prelievi record: l’Europa si scopre impreparata all’ inverno. L’Italia invece si sta mettendo in sicurezza. La nuova rete delle forniture e le contromisure tengono testa a Mosca  | Descalzi (Eni): ecco perché sul gas di Putin non si torna indietro

Al primo vero colpo di gelo dell’inverno europeo sono bastati pochi giorni per mettere sotto pressione un sistema energetico che Bruxelles voleva blindare con scorte di gas piene al 90%, per assicurarsi un Natale e un inizio d’anno senza brividi. La realtà, invece, è diversa: secondo i dati ufficiali Gie (Gas Infrastructure Europe) aggiornati al 26 novembre 2025 dopo l’anticipo di gelo, gli stoccaggi Ue sono scesi sotto la soglia di sicurezza dell’80%, attestandosi al 79,1%, quasi 10 punti sotto la media quinquennale ma ben lontani anche dall’88,3% di un anno fa. Non basta: venerdì 28 novembre l’asticella è scesa ancora più in basso, toccando il 77%. Le regole di Bruxelles prevedono un’oscillazione del 10% per quando si presentano situazioni di emergenza, ma questo scivolone ha messo in chiaro che l’inverno partirà col piede sbagliato.

Prelievi record dai depositi. E Gazprom ci mette del suo

Il barometro sceso a picco ha costretto a fare ricorso ai depositi, da dove sono usciti già ben 7,5 miliardi di metri cubi. Le immissioni non si sono fermate ma hanno compensato solo in parte le uscite: alla fine il saldo negativo è comunque pesante, circa 4,4 miliardi di metri cubi, ben oltre le previsioni di stagione della Commissione Europea. Il fatto è che la stessa partenza è stata debole: negli stoccaggi sono confluiti 54,7 miliardi di mc, ma per mettersi in sicurezza ne sarebbero serviti almeno 61. Proprio questo sbilanciamento iniziale fa temere per quando le temperature scenderanno sotto la media perché il margine di rischio è meno gestibile. 

Le difficoltà europee sono state subito intercettate da Gazprom, che non ha perso occasione per evidenziarle: «Il vero freddo non è ancora arrivato e già l’Europa sta battendo ogni record di prelievo dagli stoccaggi. Le giornate del 19, 20 e 21 novembre hanno segnato un utilizzo dei depositi mai così forte da 10 anni a questa parte (666 milioni di mc). In caso di temperature più rigide e prolungate, i consumatori europei potrebbero ricevere forniture insufficienti», manda a dire il colosso russo.

L’impennata del gnl grazie agli Usa

Persino sul fronte del gas naturale liquefatto - l’asso nella manica dello scenario senza più metano russo - l’Europa si è trovata a dover fronteggiare un imprevisto.

Lo scenario internazionale si è complicato: il Qatar, uno dei pilastri dell’approvvigionamento di gnl dell’Ue, ha annunciato un cambio di strategia, aumentando la quota di carichi diretta verso l’Asia rispetto all’Europa. Un trend favorito dalla domanda asiatica in rialzo e dalla maggiore appetibilità commerciale dei contratti spot nel Pacifico. Ma qui almeno la reazione c’è stata. I Paesi europei hanno acquistato comunque l’equivalente di ben 82,5 miliardi di metri cubi di gnl. Le importazioni sono cresciute del 31%, con gli Stati Uniti ormai saliti a una quota del 58% degli approvvigionamenti.

Questa staffetta Mosca-Washington nel ruolo di fornitore leader dell’Europa è lo specchio del dossier geopolitico: l’ipotesi di un negoziato di pace Russia-Ucraina con la regia Usa. Nessun segnale concreto, va detto, lascia immaginare un ritorno dei volumi russi verso l’Europa, né nel breve né nel medio periodo. Il blocco dei flussi via Nord Stream e il progressivo azzeramento delle rotte storiche via Ucraina confermano semmai che, anche in caso di svolta diplomatica, non si tornerà allo scenario pre-2022. A muoversi per ora sono solo i prezzi: alla chiusura del 28 novembre 2025 al Ttf, l’hub di riferimento per il gas europeo, la quotazione è scesa a 28,7 euro/MWh, livelli nettamente inferiori rispetto ai picchi autunnali.

Ma l’Italia si è messa al riparo

Se Gazprom vede a rischio l’accensione delle luci di Natale – e non solo – in Europa, la situazione dell’Italia si muove in controtendenza.

Stoccaggi oltre il 90% e flussi stabili la collocano nel club più ristretto dei Paesi in posizione di sicurezza, parecchio avanti rispetto per esempio alla Germania. Al 20 novembre 2025, mentre la media Ue era all’81,17% (-8,9 punti rispetto alla media quinquennale), i depositi nazionali erano al 91,56%. Anche dopo i prelievi legati all’ondata di freddo degli ultimi giorni, il livello si mantiene vicino al 90% (89,97%).

Il dato non è frutto del caso. L’Italia ha raggiunto e superato il target del 90% con due mesi di anticipo, grazie anche ai meccanismi di incentivazione al riempimento introdotti da governo e dal regolatore Arera, che riconoscono agli operatori la differenza tra prezzo estivo e prezzo invernale qualora negativa. Considerando che al 31 marzo gli stoccaggi italiani erano al 42% (contro il 58,4% dell’anno precedente), vuol dire che in sette mesi sono stati iniettati ben 9,4 miliardi di metri cubi. Le scorte tedesche, per fare un esempio, sono sotto il 70%.

La domanda nazionale da gennaio a ottobre 2025, cresciuta del 3% trainata dal termoelettrico e dal settore civile, è stata soddisfatta. Sul fronte import registrato da Snam, il gas algerino che arriva a Mazara del Vallo resta la principale fonte di approvvigionamento (32%), e questo è un altro segnale di resilienza, perché si prevede che nemmeno la manutenzione programmata sul gasdotto dall’Algeria (fino all’11 dicembre sulla rete Snam Rete Gas) possa creare problemi in termine di impatti sui volumi. Costante il contributo azero attraverso il Tap che arriva a Melendugno.

Ma la vera novità è l’impennata del gnl, che copre ormai oltre il 30% della domanda, con una crescita del 40% delle importazioni nei primi dieci mesi dell’anno.

L’altro elemento chiave del 2025 è che l’Italia sta persino esportando, quattro volte di più rispetto allo scorso anno: il gas, grazie alla possibilità di invertire il flusso dei tubi Snam, attraverso Tarvisio viene inviato in Austria e Slovacchia, tra i Paesi più esposti allo stop del gas russo. (riproduzione riservata)



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