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Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo Commissione Europea
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Ue, la lettera di Fitto: per l’energia usare i fondi di coesione

di Angela Zoppo
28 maggio 2026, 15:30 Ultimo aggiornamento: 16:18

Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, ai ministri dei Paesi membri: si potranno utilizzare anche le risorse per lo sviluppo regionale e la transizione giusta. Per l’Italia sarebbero 5 miliardi

I Paesi dell’Unione Europea hanno le risorse per fronteggiare il caro-energia e finanziare misura a sostegno di famiglie e imprese: ora si tratta di accelerarne l’utilizzo. Raffaele Fitto, nel suo ruolo di vicepresidente esecutivo della Commissione Ue ha scritto ai ministri dell’Energia dei 27, sollecitandoli a garantire che «i fondi europei immediatamente disponibili siano pienamente utilizzati in tempo utile a beneficio delle regioni e delle comunità che ne hanno maggiormente bisogno, soprattutto nel contesto degli attuali sviluppi dei prezzi dell’energia». Tra fondi di coesione e residui del Pnrr, le stime indicano per l’Italia una disponibilità fino a 5 miliardi di euro.

La missiva, che è anche una risposta alle richieste del governo italiano a Bruxelles dopo la lettera di Giorgia Meloni alla presidente Ursula Von Der Leyen, si rifà soprattutto allo stato di attuazione del Jtf, il Fondo per una transizione giusta e al ruolo significativo che la politica di coesione è chiamata a svolgere nell’affrontare l’attuale crisi energetica. Rimodulare i fondi si può, con l’obiettivo di finanziare investimenti legati all’energia «in grado di produrre effetti rapidi e attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici».

Il nuovo utilizzo dei fondi

Se, come apparso chiaro nel dibattito recente i fondi Safe dedicati alla Difesa non si possono dirottare sull’energia, diverso è il discorso per il Jtf.

Il fondo, ricorda Fitto, nasce proprio per sostenere persone e territori nella transizione energetica. I pagamenti relativi alla componente NextGenerationEu dovranno essere effettuati dalla Commissione entro il 31 dicembre 2026. In caso di mancato utilizzo le risorse andranno perse. L’accelerazione potrebbe derivare da misure volte ad anticipare i pagamenti, come la creazione di strumenti finanziari, un maggiore ricorso a forme di finanziamento non legate ai costi o altri strumenti per semplificare l’attuazione, etc.

Ma nella missiva si apre anche alla disponibilità della Commissione a discutere con i Paesi come sfruttare appieno le opportunità offerte dal regolamento Jtf. Tra queste, gli investimenti in soluzioni energetiche e di mobilità. L’obiettivo è la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e dell’esposizione all’instabilità dei mercati energetici, creando allo stesso tempo «effetti duraturi nel lungo periodo».

Tutti i fondi disponibili della Politica di coesione, «ove fattibile e in linea con le preferenze degli Stati membri e delle regioni», potrebbero essere impiegati ampliando le misure esistenti a sostegno di famiglie e imprese, riducendo i consumi anche attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici (come scuole, musei, impianti sportivi, ecc), garantendo la diffusione dell’energia pulita, investendo nelle infrastrutture energetiche o introducendo integrazioni alle misure già esistenti.

L’apertura alle proposte dei 27

Un precedente c’è, ed è frutto della recente revisione intermedia della Politica di coesione, che ha contribuito a rafforzare la sicurezza energetica, con particolare attenzione agli interconnettori e alla decarbonizzazione industriale, ricorda Fitto.

In conclusione, scrive Fitto, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta «possono fornire un sostegno vitale nell’affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici e nell’attuazione delle misure delineate nella comunicazione della Commissione, AccelerateEu – Energy Union. Nelle interlocuzioni con ciascun Paese membro, la Commissione attraverso il vicepresidente esecutivo, si dichiara disponibile a discutere e valutare insieme tutte le proposte, comprese anche ulteriori revisioni degli attuali programmi della Politica di coesione».

(riproduzione riservata)



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