«Il mondo si è improvvisamente svegliato in una nuova era dell’elettricità», esordisce Luca Moro, chief investment officer di SpesX, il fondo Ucits di Fiee sgr. Nel report «la transizione energetica tra intelligenza artificiale, crisi climatica e ritorno ai fondamentali di mercato» spiega perché, dopo oltre vent’anni di domanda stabile o in calo, «siamo entrati in una fase di crescita strutturale dell’elettricità, trainata dai data center e dall’intelligenza artificiale».
Un semplice prompt (cioè una richiesta o istruzione data a un sistema di intelligenza artificiale, come ChatGpt) consuma dieci volte più energia di una qualunque ricerca su Google. E con milioni di utenti che quotidianamente dialogano con l’intelligenza artificiale, il nodo energetico diventa sempre più strategico. L’esplosione della domanda elettrica sta già mettendo in crisi infrastrutture obsolete, come ha dimostrato il blackout che lo scorso aprile ha paralizzato parte della Spagna e del Portogallo.
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, entro il 2026 i consumi dei data center potrebbero raddoppiare rispetto al 2022, superando i 1.000 Twh, cioè la domanda annuale del Giappone. Questo incremento della domanda elettrica non è neutro sul fronte ambientale: uno dei giganti digitali, Google, ha registrato un aumento delle sue emissioni di gas serra del 48% tra il 2019 e il 2023, soprattutto legato all’aumento del consumo nei data center, nonostante investimenti in energia rinnovabile.
Le emissioni indirette legate all’elettricità consumata (Scope 2) sono cresciute del 37% solo nel 2023, segno che i consumi superano il ritmo della decarbonizzazione. Ma la vera novità è che la trasformazione sta generando opportunità inedite per gli investitori, per alimentare i flussi destinati alle utility, alle rinnovabili e alle tecnologie abilitanti. Solo in Europa, si stimano oltre 220 miliardi di euro all’anno in investimenti nelle reti elettriche da qui al 2050. Un’analisi di Goldman Sachs sulla base dei dati raccolti dalle utility europee, stima una pipeline di data center pari a circa 170 Gw, equivalente a un terzo dell'attuale domanda elettrica europea. Negli Stati Uniti la stima sale a 1.400 miliardi di dollari entro il 2035, per espandere la rete almeno del 50%. Un cambio di paradigma che ridefinisce le priorità per il mondo finanziario.
Anche l’Italia si prepara alla svolta. Nel biennio 2025-2026, secondo il Centro Studi Rina sui data center, in Italia sono attesi oltre 10 miliardi di euro di nuovi investimenti, con focus crescente sulla sostenibilità energetica. Milano è già diventata l’epicentro del Mediterraneo digitale, sottolinea il report, e punta a diventare un hub strategico del cloud europeo con una capacità data center che nel 2024 ha toccato i 238 Megawatt (+ 34% rispetto al 2023), superando Madrid e Varsavia.
Nel breve termine il mix energetico sarà inevitabilmente ibrido. Le rinnovabili rappresentano una soluzione chiave, ma il loro sviluppo può rallentare a causa dell’incertezza politica, ricorda l’analisi di SpesX. Il nucleare modulare di quarta generazione non sarà disponibile su larga scala prima del 2035. Intanto il gas è tornato protagonista: negli Stati Uniti, i progetti di nuova capacità da metano sono saliti a 17,5 Gigawatt, il livello più alto dal 2017. Le utility americane stanno investendo massicciamente per alimentare i data center, mentre big tech come Google, Amazon e Meta siglano contratti ventennali per l’acquisto di energia nucleare.
Come muoversi allora, per cogliere le opportunità d’investimento? Secondo il fondo SpesX In un mercato azionario in rialzo, «i titoli delle clean tech e delle rinnovabili sono oggi su valutazioni depresse nonostante i fondamentali in miglioramento. Questo crea opportunità per un posizionamento strategico». Stando a Morgan Stanley, il comparto europeo delle utility, che nel 2024 ha corso meno di quello statunitense (S&P Utilities +20% contro -5% delle controparti europee) potrebbe beneficiare di un repricing positivo grazie all’incremento strutturale della domanda e a una migliore allocazione di capitale nelle rinnovabili.
Anche la componentistica, grazie alle restrizioni al commercio internazionale, beneficia di una spinta alla produzione locale, soprattutto negli Stati Uniti. «Non basta puntare sulle rinnovabili: servono aziende che ottimizzano, stabilizzano e rendono scalabili le reti elettriche globali», afferma Moro. In quest’ottica, il portafoglio è diviso tra Stati Uniti ed Europa e comprende nomi strategici lungo tutta la filiera.
Tra questi, Vistra, Constellation Energy e Talen, operatori statunitensi nel settore nucleare che hanno siglato accordi di fornitura a lungo termine con i grandi hyperscaler tecnologici. A supporto dell’efficienza operativa nei data center, opera invece Vertiv, specializzata nei sistemi di raffreddamento e gestione energetica. Sul fronte delle rinnovabili, il fondo punta su Nextera Energy e First Solar, attive rispettivamente nello sviluppo di impianti eolici e solari e nella produzione di pannelli solari made in Usa. Completa la strategia l’unica società europea della lista, E.On, l’utility tedesca impegnata nel rinnovo delle reti elettriche.
«Chi possiede, ottimizza o finanzia l’infrastruttura critica della nuova economia digitale siede oggi al centro della prossima gold rush energetica. E la storia, come i mercati, premia chi arriva preparato», conclude Moro. (riproduzione riservata)