Nella tempesta perfetta che si è abbattuta su gas e petrolio con l’escalation militare in Medio Oriente, governi e imprese si ancorano all’unico elemento sul quale è ancora possibile esercitare un controllo per cercare di contenere i prezzi dell’energia: il costo della Co2, regolato dal sistema Ets, il mercato europeo del carbonio che obbliga le imprese a pagare per le loro emissioni. Non a caso nelle ultime ore anche il mondo industriale è tornato a sollevare il tema: Federacciai, che rappresenta uno dei settori più energivori, ha chiesto a Bruxelles una sospensione del sistema in emergenza per contenere l’impatto dei costi energetici sulle imprese.
In Italia il governo è già intervenuto su questo fronte. Il decreto bollette approvato il 18 febbraio scorso (già oggetto di possibili modifiche) ha infatti introdotto un meccanismo di compensazione per il costo delle quote Ets utilizzate nella produzione di elettricità, con l’obiettivo di evitare che il carbon cost si trasferisca integralmente nel prezzo dell’energia.
Un intervento che allora era sembrato a Bruxelles una fuga in avanti. Adesso però il tema è entrato di prepotenza nel dibattito comunitario. Il nodo dei prezzi dell’energia e del funzionamento del mercato della Co2 sarà infatti tra i temi della riunione dei ministri dell’Energia dell’Unione europea prevista il 16 marzo, mentre pochi giorni dopo, il 19 e 20, la questione energetica tornerà anche sul tavolo del Consiglio Europeo dei capi di Stato e di governo, nel più ampio confronto sulla competitività industriale.
C’è il timore, infatti, che in un momento di estrema volatilità del prezzo dell’energia, il sistema degli Ets si traduca anche in uno svantaggio competitivo rispetto ai produttori extra-Ue, soprattutto nei settori più esposti alla concorrenza internazionale come acciaio e manifattura pesante.
Un assist alla posizione Italiana è arrivato anche dalla Francia, schierata sul fronte anti-Ets in difesa delle sue industrie.
Tra le ipotesi in discussione a Bruxelles c’è innanzitutto un intervento sul meccanismo della Market stability reserve, lo strumento che regola l’offerta di quote sul mercato. Un aumento temporaneo dei permessi disponibili potrebbe contribuire a contenere il prezzo della Co2 e, di riflesso, il costo dell’elettricità. Un’altra opzione riguarda un’accelerazione della revisione del sistema insieme al rafforzamento del Cbam, il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, per evitare fenomeni di rilocalizzazione industriale.
È in questo contesto che si inserisce anche l’analisi di Intesa Sanpaolo. Nel report “Il dibattito europeo sul mercato della Co2 accende le preoccupazioni sui prezzi dell’energia”, gli analisti evidenziano come l’evoluzione del sistema Ets e del prezzo del carbonio rappresenti una variabile rilevante anche per la redditività delle utility europee.
Il punto centrale dell’analisi riguarda il meccanismo di formazione del costo dell’elettricità. Come sottolineano gli analisti di Intesa Sanpaolo il principale driver resta il gas, che pesa per circa il 70% sul prezzo finale dell’energia elettrica. Con questo assunto, il sistema Ets rappresenta una delle componenti che contribuiscono a determinare la cifra finale.
In termini operativi, gli analisti stimano che una variazione di 10 euro per tonnellata nel prezzo della Co2 si traduca in un impatto di circa 4 euro per megawattora su quello dell’elettricità. Il rapporto, insomma, è automatico.
Le implicazioni sono evidenti anche per le utility. Le società maggiormente esposte alla produzione di elettricità risultano più sensibili alle oscillazioni dei prezzi energetici, perché una parte rilevante dei loro ricavi dipende direttamente dall’andamento del mercato all’ingrosso. In questa categoria rientrano in particolare gruppi con una forte presenza nella generazione rinnovabile o nella produzione elettrica, come Erg e Acciona Energia.
Diverso il quadro per le utility integrate, che secondo lo studio dispongono di una maggiore capacità di assorbire le variazioni del mercato energetico grazie alla presenza lungo tutta la filiera, dalla produzione alla vendita ai clienti finali. Nella copertura di Intesa Sanpaolo rientrano in questa categoria gruppi come Enel, Endesa, A2A e Iren.
Tra i modelli di business meno correlati alle dinamiche dei prezzi dell’energia viene citato quello di Veolia, gruppo attivo nei servizi ambientali e idrici.
Di conseguenza, gli analisti mantengono una raccomandazione buy su Enel, Acea, Iren, Veolia e Snam; neutral su A2a, Hera, Iberdrola, Acciona Energia, Erg, Ascopiave, Italgas e Terna; e underperform su Endesa.
Nel complesso, conclude il report, l’evoluzione del sistema Ets continuerà a rappresentare una variabile rilevante per il settore utility europeo, mentre il gas resta il principale driver nella formazione del prezzo dell’elettricità nel mercato. (riproduzione riservata)