Roma studia, valuta, cerca coperture. E soprattutto guarda a Bruxelles. Nel pieno dell’ennesima fiammata dei prezzi energetici, il governo si muove con cautela: da un lato lavora a misure mirate, dall’altro evita interventi strutturali in attesa che sia l’Europa a fare la prima mossa. Il risultato è una strategia semi-attendista.
A Palazzo Chigi si ragiona su possibili ritocchi agli oneri di sistema, su nuovi sostegni selettivi a famiglie e aziende energivore, su un rafforzamento dei crediti d’imposta. Ieri il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha ribadito che i primi interventi riguarderanno le imprese esposte nel Golfo e gli autotrasportatori.
Ma il decreto Aiuti non arriverà prima di fine marzo. E i mercati stanno già prezzando gli effetti del conflitto in Iran. Secondo un’analisi di Confesercenti, i prezzi all’ingrosso sono già saliti rapidamente: +24% per l’elettricità e quasi +33% per il gas.
La bolletta energetica per le piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi potrebbe salire a 3,8 miliardi di euro già quest’anno, con un aggravio di quasi 900 milioni rispetto al 2025. Ma bollette più alte significano meno potere d’acquisto e quindi meno spesa. Secondo le stime, i consumi reali potrebbero ridursi di circa 4 miliardi di euro, con effetti sull’intera economia.
Per il pomeriggio di mercoledì 18 il vicepremier Matteo Salvini ha convocato i rappresentanti del settore petrolifero e 14 compagnie di settore, tra cui Eni, Ip, Tamoil, Q8, le pompe bianche e altri operatori. Sul tavolo tornerà il tema degli extraprofitti. Anche se l’ipotesi di una tassazione straordinaria resta appesa a vincoli tecnici e giuridici che già in passato ne hanno limitato l’efficacia (sarebbe il terzo tentativo in pochi anni).
Prima di convocare il prossimo Cdm, comunque, la premier Meloni ascolterà l’Europa. Per esempio, per ridurre il caro-benzina Faith Birol, direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha fatto notare che ci sono «ancora molte riserve di petrolio» e che se ci fosse bisogno di potrebbe intervenire con ulteriori rilasci di riserve strategiche.
Giovedì 19 è in agenda il Consiglio Europeo e l’Ue sta lavorando a un pacchetto di interventi comuni: maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato, ulteriori strumenti per calmierare le bollette e un coordinamento più stringente sulla domanda energetica. Secondo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, esiste «un ampio margine» per abbassare la tassazione sull’energia elettrica, «l’Europa ha già speso 6 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili». Alcune soluzioni potrebbero essere applicate alla fonte con l’introduzione di un tetto al prezzo del gas e non si esclude la revisione degli Ets. È invece esclusa l’ipotesi di sbloccare gas russo. (riproduzione riservata)