Novità importanti dalla Colombia e dalla Spagna per Enel. Il governo colombiano, secondo Bloomberg, pubblicherà un decreto che consentirà alle società energetiche di vendere un massimo del 5% della loro produzione totale sulla borsa elettrica. Tale misura, anticipata dal presidente Gustavo Petro, rappresenta un tentativo di ridurre i prezzi dell’energia. E nasce dal rifiuto delle aziende di accettare la formula attuale per la determinazione dei prezzi, che impone limiti ragionevoli a quelli dell’energia idroelettrica e solare. Separatamente, il ministro dell’Energia, Edwin Palma, ha dichiarato che il governo si riunirà il prossimo 14 aprile con le società di distribuzione di energia per discutere gli incentivi e trovare soluzioni per rispettare gli impegni in un contesto di difficoltà di liquidità del Paese.
La Colombia, sottolinea Mediobanca Research, rappresenta il 5% dell’ebitda consolidato del gruppo Enel, di cui il 40% nella generazione di energia e il 60% nella distribuzione. È interessante notare che Enel Américas ha venduto nel 2024 la maggior parte della sua produzione in Colombia (circa 14 TWh, principalmente da idroelettrico e rinnovabili) a prezzi regolati (circa 12,6 TWh), mentre ha acquistato il resto da terze parti e sul mercato spot (circa 7,3 TWh) per rivenderlo sul mercato spot (circa 8,7 TWh). Pertanto, ha valutato Mediobanca Research, l’esposizione a questa misura dovrebbe essere «relativamente limitata». È anche positivo il fatto che il ministro dell’Energia colombiano abbia ribadito l’impegno del governo nel rispettare gli impegni con le società di distribuzione, mentre è in corso la revisione tariffaria per la distribuzione, con una decisione attesa nel corso del 2025 e un nuovo periodo regolatorio della durata di 5 anni.
Invece, Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), ha invitato la Spagna a riconsiderare il calendario di chiusura delle centrali nucleari, data la crescente dipendenza da fonti esterne in un contesto geopolitico incerto. Birol ha esortato Madrid ad analizzare l’impatto negativo che la chiusura del nucleare ha avuto in Germania, sia sull’industria sia sull’economia, come esempio da non seguire. Ha spiegato che la questione non è più esclusivamente ambientale, come qualche anno fa, ma di sicurezza energetica.
Birol ha citato il Belgio come esempio positivo, che ha esteso la vita utile delle sue centrali, rispetto alla Germania, la cui dipendenza dal gas russo e dai pannelli solari cinesi ha evidenziato le debolezze di una politica energetica basata sui fornitori esterni. Ha quindi previsto che il 2025 sarà un anno record per la produzione globale di energia nucleare, con 70 GW in costruzione, il livello più alto dell’ultimo decennio. In più sostiene politiche che privilegino tecnologie a basso costo, come solare, eolico (onshore e offshore) e, in alcuni Paesi, nucleare, con un approccio pragmatico. E ha sottolineato che i prossimi 3-4 anni rappresentano una finestra di opportunità grazie all’abbondanza di gas naturale sui mercati, che ne abbasserà il prezzo e darà margine di manovra all’Ue. Ma ha avvertito che l’idrogeno, pur con buone prospettive, non avrà un ruolo rilevante nei prossimi 3-5 anni a causa dei costi attuali elevati.
Anche nei Paesi sviluppati si registra un aumento dei consumi. Sebbene il gas e il gas naturale liquefatto rimangano forti e destinati a restare rilevanti, i consumi di petrolio sono in calo. Secondo Birol, le rinnovabili, guidate dal solare, e il ritorno del nucleare saranno centrali per affrontare questa nuova era. Infine, ha identificato le reti di distribuzione come il tallone d’Achille dell’elettrificazione: pur elogiando la rapidità nello sviluppo dei progetti di generazione, ha avvertito sui colli di bottiglia nella costruzione delle reti, proponendo di semplificare le normative senza comprometterne la qualità.
Nel frattempo, l’Expansion ha riportato che il governo spagnolo sarebbe intenzionato a revocare l'autorizzazione alla connessione alla rete ad alta tensione a tutti i progetti rinnovabili che non saranno operativi entro il 25 giugno. La misura potrebbe riguardare 10GW di progetti, con 4 miliardi di euro di investimenti totali coinvolti. Si tratta di un decimo di tutte le fonti di energia rinnovabile attualmente autorizzate ad accedere alla rete, ma non ancora pienamente operative. Secondo gli operatori del settore, questo sarebbe un modo per effettuare una massiccia pulizia dei progetti falliti e per progredire nell'eliminazione dei progetti che avevano come unico scopo quello di guadagnare dalla vendita delle autorizzazioni.
Enel è operativa in Spagna con la controllata Endesa che, tra l’altro, ha approvato l’attuazione della seconda tranche del programma di riacquisto di azioni proprie per un importo di 500 milioni di euro, con l’obiettivo di ridurre il capitale sociale annullando le azioni riacquistate. Si ricorda che questa seconda tranche fa parte del programma di buyback per un importo massimo di 2 miliardi di euro, da eseguire in più tranche fino a dicembre 2027. La seconda parte oggi, 9 aprile, e terminerà entro e non oltre il 31 dicembre 2025 o, in ogni caso, al raggiungimento dell’importo massimo o del numero massimo di azioni da riacquistare. Enel, titolare del 70,10% del capitale sociale di Endesa, ha confermato il proprio impegno a non partecipare al buyback e, di conseguenza, a non vendere azioni Endesa sul mercato durante i periodi di esecuzione di qualsiasi tranche, inclusa la seconda.
A detta di Mediobanca Research l’azione Enel continua a essere scambiata con un forte sconto rispetto ai competitor: p/e di 10 con un rendimento del dividendo del 7%, «uno sconto non giustificato considerando la scelta strategica del gruppo di esternalizzare l’attività (più rischiosa) di sviluppo delle rinnovabili, reindirizzando gli investimenti verso il più stabile business della distribuzione elettrica. Ribadiamo il rating outperform» sul titolo che a Piazza Affari, complice il sell-off sui mercati a causa dei dazi Usa, perde il 3% a 6,753 euro. (riproduzione riservata)